È morto Carlo Mazzacurati, il regista cantore della gente comune

Si spegne all'età di 57 anni dopo una lunga malattia. Amava narrare le atmosfere e le contraddizioni del suo nord-est

– Credits: Tullio M. Puglia/Getty Images for Lancia

Simona Santoni

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Si spegne una delle voci del cinema italiano che più amava dar spazio alla provincia e alla gente comune. Il regista e sceneggiatore Carlo Mazzacurati è morto all'età di 57 anni. 

Malato da tempo, era ricoverato in ospedale a Monselice (Pd). È spirato questo pomeriggio, poco dopo le 18, nell'ospedale di Padova, dove era stato trasferito per l'aggravarsi del quadro clinico. Padova è anche la sua città natale, il cui spirito dell'est spesso trasferiva nelle sue opere.

Era nato il 2 marzo del 1956 e aveva vinto il Leone d'argento a Venezia nel 1994 con Il toro, road-movie dolce-amaro basato sul furto di un toro come risarcimento di un licenziamento.

All'ultimo Torino Film Festival era stato presentato in anteprima il suo ultimo lavoro La sedia della felicità, con Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese e Giuseppe Battiston, film ricco di personaggi stralunati che il cineasta aveva definito il più comico della sua carriera. Nelle sale la distribuzione era prevista per quest'anno.

Con La giusta distanza (2007), presentato alla Festa del cinema di Roma, aveva raccontato il malessere sociale contemporaneo con un giallo ambientato in un paesino del nord-est.

Veneto che voleva raccontare i suoi luoghi, Mazzacurati è così ricordato dal Presidente del Veneto Luca Zaia: "Un regista che portava dentro di sé e sullo schermo le nostre malinconie, le nostre nebbie, i nostri disincanti, ma anche la nostra vitalità contrappuntata dalle nostre crisi. È stato un grande regista veneto, che del Veneto ha saputo leggere paure e speranze, desideri e dolori, identità e civiltà ma anche gli immensi vuoti dell'anima".

Mazzacurati ha recitato anche in piccoli ruoli nei film di Nanni Moretti (Palombella rossa, Caro diario, Il grido dell'angoscia dell'uccello predatore e Il caimano). Nel 2013 ha ricevuto il Gran Premio Torino alla carriera.

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Artista rigoroso e filologico, asciutto e lieve ma con momenti di forte emotività, sempre pronto a promuovere la musica moderna

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