Simona Santoni

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La pazza gioia di Paolo Virzì, uscito il 17 maggio scorso, continua ad attirare spettatori al cinema e si avvia verso la gloriosa cifra di 5 milioni di euro di incasso. Ora con tinte comiche e sfrenate, ora con toni drammatici, tratta il delicato tema della malattia mentale
Guardandoci alle spalle, ripercorriamo 10 film belli che hanno raccontato la follia, come denuncia sociale o come grido dell'anima. Come dramma lancinante o commedia sensibile o thriller paranoico. A sorpresa, non mancano titoli italiani da ricordare.

1) Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975) di Miloš Forman

Ha vinto tutti i cinque Oscar principali (miglior film, regista, attore, attrice, sceneggiatura non originale) e segnato la storia del cinema. Un pregiudicato si fa rinchiudere in un ospedale psichiatrico per evitare grane più grandi e inizia a sovvertire le regole imposte ai degenti. Lo scontro tra un Jack Nicholson anti-eroe sopra le righe e l'infermiera Louise Fletcher è simbolo delle guerre culturali degli anni '70: un tagliente (ma anche comico) atto d'accusa contro le istituzioni che intrappolano nel conformismo e una denucia del trattamento inumano delle strutture statali nei confronti dei malati di mente.

2) Un angelo alla mia tavola (1990) di Jane Campion

Tratto dal libro autobiografico della neozelandese Janet Frame, racconta il dramma della sua giovinezza, quando fu ingiustamente chiusa per otto anni in un istituto mentale, con diagnosi di schizofrenia, sottoposta a elettroshock e a un passo dalla lobotomia, da cui si salvò grazie al successo come scrittrice. Campion, tre anni prima di Lezioni di piano, mostra già il suo talento dipingendo l'indomabilità dello spirito umano.

3) A Beautiful Mind (2001) di Ron Howard

Una storia d'amore commovente e uno sguardo illuminante sulla malattia mentale. Russell Crowe, in un'interpretazione complessa e stratificata, restituisce il genio tormentato del matematico e premio Nobel John Forbes Nash jr., affetto di una grave forma di schizofrenia. Quattro Oscar: miglior film, regia, sceneggiatura non originale e attrice non protagonista per una meravigliosa Jennifer Connelly.

4) Psycho (1960) di Alfred Hitchcock 

Un complesso di Edipo patologico e devastante è alla base di un film dell'orrore orchestrato con maestria artistica, eleganza e tatto, capostipite dell'horror moderno. La scena dell'accoltellamento in doccia - tra le urla di Janet Leigh e la sagoma in abiti femminili di Anthony Perkins - è entrata nell'epos del cinema.

5) Prendimi l'anima (2002) di Roberto Faenza

Film passato un po' in sordina, fa rivivere con emozione e passione il rapporto terapico e amoroso tra Gustav Jung e Sabina Spielrein, ragazza russa affetta da un'isteria psicotica. Figura umana e professionale a lungo ignorata o sottovalutata, Sabina, interpretata da un'Emilia Fox che buca lo schermo, divennne anche lei psicoanalista, una delle prime donne a esercitare questa professione. 

6) Si può fare (2008) di Giulio Manfredonia

Una commedia divertente e sensibile che non dimentica mai il senso del vero. Negli anni '80, all'interno di una cooperativa sociale nata per accogliere i pazienti dimessi dai manicomi in seguito alla Legge Basaglia, Claudio Bisio è un operatore dalle idee avanzate che vuole impegnare i malati di mente in lavori veri e non in inutili opere assistenziali. Tanto cuore e autenticità.

7) L'inquilino del terzo piano (1976) di Roman Polanski

Tra thriller psicologico e horror, un film ruvido, che mescola con abilità paranoia, terrore e scuri abissi della mente. Lo stesso Polanski è Trelkovsky, affittuario di un appartamento in un edificio decadente, dove i vicini di casa lo guardano con disprezzo. L'inquilino che l'ha preceduto è una bella ragazza, buttatasi dalla finestra nel tentativo di suicidio. Ossessionato dall'idea di questa donna, Trelkovsky ne eredita gli impulsi autodistruttivi.

8) La pecora nera (2010) di Ascanio Celestini

Quasi si ride, quasi si piange in questa favola triste raccontata con leggerezza, leggerezza che alla fine ha il peso di un elettroshock. Con quel suo fare rilassato e alienante, l'attore teatrale romano narra - e interpreta - la storia di un ragazzo nato nei "favolosi anni Sessanta" che ha nel manicomio la sua dimora. Perché dove abita lui "si va tutti al manicomio, qualcuno ci lavora, qualcuno ci finisce".

9) Betty Blue (1986) di Jean-Jacques Beineix 

Sensualità ed emozioni, pazzia ed esuberanza, una storia d'amore e di morte. La tranquillità di Zorg (Jean-Hugues Anglade), aspirante scrittore, è rotta dall'arrivo di Betty, ragazza selvaggia e imprevedibile interpretata da Béatrice Dalle, di bellezza feroce. Tra i due è passione, che però viene pian piano adombrata dall'instabilità di lei, che piomba in follia distruttiva e inarginabile.

10) Il lato positivo - Silver Linings Playbook (2012) di David O. Russell

Lui (Bradley Cooper) è appena uscito da un istituto psichiatrico ed è affetto da disturbo bipolare. Lei (Jennifer Lawrence) è una ragazza problematica che si concede sessualmente con facilità. Tra i due nasce un'amicizia che si tramuta in amore, alla ricerca dell'equilibrio e della stabilità. Con i toni della commedia, la malattia mentale è tratta con leggerezza ma non senza riguardo e rispetto. Oscar per la Lawrence (ma l'avrebbe meritato più per Un gelido inverno).

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