Tecnologia

Anonymous vs Isis: le cose da sapere

Da Charlie Hebdo al 13 novembre: gli hacker mascherati hanno mobilitato il web nella battaglia contro il terrorismo. Che mai come ora si gioca in Rete

#OpParis, #OpIsis, #OpCharlieHebdo, #OpIceISIS, #No2IS. Se l’importanza di una campagna di Anonymous si evince dal numero di hashtag allora quella contro l’Isis è di certo una delle più grandi. Anonymous ha deciso di mettere in cima alla lista delle priorità la cyberwar contro l’autoproclamato Stato Islamico dopo gli attentati di gennaio alla redazione di Charlie Hebdo; da allora la morsa contro i web-terroristi si è fatta molto più stretta.

Tutto comincia a giugno del 2014 quando un videomessaggio degli hacker viene diffuso su YouTube. Quello che si ascolta è un comunicato in cui gli hacktivisti esprimo la necessità di colpire nel profondo la struttura informatica messa in piedi dall'Isis; si tratta di spegnere canali Twitter e Facebook utilizzati per fare propaganda jihadista. La miccia che ha accesso l’ira di Anonymous deriva dai fatti in Iraq: “Il popolo iracheno ha passato quasi due settimane in uno stato di atroce terrore che nessuno di noi conoscerà né proverà mai. Questi selvaggi senza religione e moralità hanno l'inclinazione a bruciare, uccidere e saccheggiare tutto ciò che trovano al loro passaggio. Devono essere fermati.”

Le ultime tragedie francesi non hanno fatto altro che innalzare il ritmo di attività degli Anonymous che stanno lavorando senza sosta per stanare gruppi integralisti e reclutatori in Europa, fornendo un aiuto determinante alle forze dell'ordine. Con quali strumenti e risvolti? Vediamoli assieme.

Parigi 13 novembre

Storia recente: gli attivisti digitali hanno diffuso un video, tradotto in più lingue, in cui confermano di voler "smascherare i membri dei gruppi terroristici responsabili dell'attacco a Parigi". In contemporanea viene lanciato l'hashtag #OpParis. 

Social fail

Molto prima degli attacchi parigini, su Facebook era nato il gruppo "Report Isis Accounts" creato da esponenti di Anonymous e del gruppo Red Cult. L'obiettivo? Stanare gli account sul network legati, o presunti tali, alla propagnada integralista. Facebook, un paio di ore prima del fatidico 13 novembre, aveva chiuso la pagina e bannato il suo creatore. Il motivo? Non è dato saperlo e solo in calce ai fatti di Parigi il social ha deciso di ripristinare entrambi, senza però rilasciare commenti.

Italia in prima linea

Proprio #OpParis è il collettore principale delle comunicazioni lanciate dagli Anon, almeno quelle che il gruppo vuole far conoscere. Nelle ultime ore c'è un post fisso sulla bacheca Twitter dell'account ufficiale @OpParisOffiicial scritto in italiano: "#ISIS vi stiamo indebolendo, tutto il mondo è unito. We are weakening you. The whole world is united",

L'aiuto della Rete

irc anonymous

Molto più che in passato gli hacker chiedono l'aiuto di tutti nel segnalare account sospetti e presunti connessi alla propaganda jihadista. Come farlo? Con una serie di strumenti, tra cui chat pubbliche, dove contattare membri del gruppo. Qui le principali.

I partner

Non solo gli Anonymous nella lotta contro l'Isis. Già in passato altre fazioni hanno espresso il loro appoggio al team mascherato. Ad oggi i più attivi sono i GhostSecurity, formalmente non legati agli hacktivisti anzi vicini ai funzionari governativi, che chiedono di segnalare ogni possibile propaganda jihad sul web. Lo fanno con una frase di Michael S. Smith II, consulente della sezione antiterrorismo del Congresso degli Stati Uniti: "Uno jihadista che tweetta è uno jihadista rintracciabile".

Charlie Hebdo

L’accelerata delle diverse operazioni avviate dagli Anonymous contro l’Isis arriva a ridosso degli attacchi terroristici a Parigi. Anonymous lancia su YouTube la #OpCharlieHebdo in cui spiega di voler sgominare tutti gli account social legati all’Isis, responsabile della strage a Charlie Hebdo e del negozio kosher in centro.

La risposta del califfato

Twitter

Il 12 gennaio di quest’anno torna di scena il Cyber Caliphate che rivendica una serie di attacchi ai profili Twitter e YouTube di @CentCom, il comando centrale dell’esercito statunitense. In un messaggio pubblicato online gli hacker scrivono: “Nel nome di Allah…il cyber califfato continua la sua cyber jihad. Mentre gli Stati Uniti e i suoi satelliti uccidono i nostri fratelli in Siria, Iraq e Afghanistan noi violiamo la vostra rete e dispositivi personali. Sappiamo tutto di voi”.

Strumento DDoS

Sandia Labs, Flickr

È lo strumento più utilizzato per zittire i nemici. Anonymous ha portato all’attenzione anche dei non addetti ai lavori questa parola: DDoS. Si tratta di un attacco indirizzato ad un sito web o ad una risorsa (anche un file) con lo scopo di renderla inaccessibile a chi vuole entrare. Per riuscire c’è bisogno di una vasta schiera di computer, che costituiscono una botnet, consapevoli o meno e configurati per dedicare le loro risorse all’intasamento dell’indirizzo da colpire. I recenti attacchi di Anonymous a siti di propaganda jihadista sono stai effettuati anche tramite DDoS. 

Offensiva social

Sam Verhaert, Flickr

Conosciamo già la propensione di Anonymous nell’utilizzo dei social media per promuovere le loro azioni. Gli hacker “buoni” sono però stati sorpresi dalla stessa capacità dei concorrenti di avvalersi di Facebook e Twitter per reclutare nuovi terroristi e compiere azioni di sabotaggio da remoto. Non a caso un team di hacker considerati vicini all’Isis, i Lizard Squad, hanno causato il panico tra gli utenti Xbox One e PS4 lo scorso Natale e probabilmente di quelli Facebook a fine gennaio. Ma il pericolo maggiore sul fronte social potrebbe arrivare dal gruppo Syrian Electronic Army pro-Assad in grado di colpire anche l'Italia.

Come Anon, contro Anon

Durante la scorsa estate, quando l’Isis era già una minaccia ma ancora lontana dall’immaginario europeo, un team di supporter degli jihadisti aveva hackerato l’account @theanonmessage utilizzato dagli hacker mascherati. Ad accorgersene furono gli utenti stessi di Twitter che videro postare dal profilo decine di foto con atti di violenza e scelleratezza. Fonti vicine all’entourage di Anonymous raccontano di un’effettiva apprensione degli amministratori nei confronti di una tecnica spiazzante, tanto da dover ammettere l’esistenza di un nemico abile nell’utilizzare le stesse tattiche.  

Il marketing

Non tutti sanno che nelle ondate di spegnimento di account social effettuate nel 2014 da Anonymous, una buona parte riguardavano attacchi a profili di rivenditori di indumenti inneggianti l’Isis. Anche in questo caso l’azione degli Anon è diretta a zittire qualsiasi forma di propaganda del culto jihadista. La lotta si può sintetizzare con le parole espresse in occasione dei web attacchi dell’8 febbraio 2015: “Il web per voi non è più un posto sicuro”.

Ice Bucket Challenge

All’interno di uno scontro dai caratteri epici non poteva non esserci anche una bufala. Nel tentativo di ridicolizzare gli adepti all’Isis, il 31 agosto del 2014 l’account Twitter Operation Ice Isis pubblica un video in cui un terrorista prende parte ad un Ice Bucket Challenge. Tutto falso, anche l'account pro Anonymous.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti