Annalena Baerbock
Annalena Baerbock e Angela Merkel (Getty Images).
Annalena Baerbock
Politica

Elezioni tedesche: saprà Annalena prendere il posto di Angela?

Annalena Baerbock è la candidata dei Verdi tedeschi alla Cancelleria. E la Germania pare innamorata di lei, nonostante la poca pratica politica. Se eletta, però, avrà a che fare con Putin ed Erdogan...


Prima di diventare cancelliera federale Angela Merkel era già stata ministra di Helmut Kohl che le aveva affidato il ministero della Donne e della Gioventù (1991-94) e poi quello più sostanzioso dell'Ambiente (1994-98). Quando prese le redini del governo nel 2005 dalle mani del suo predecessore socialdemocratico Gerhard Schröder (1998-2005), Merkel fece notizia per essere la prima donna chiamata a guidare la Germania, ma i meccanismi del potere li conosceva già a fondo. Schröder a sua volta era stato per otto anni presidente della Bassa Sassonia, importante Land tedesco che detiene circa un quarto delle azioni di Volkswagen mentre Kohl aveva lasciato il segno come il più giovane e brillante governatore della Renania-Palatinato.

La Germania di oggi si è invece innamorata di Annalena: 40 anni e due figli, Annalena Charlotte Alma Baerbock è la novità della campagna elettorale 2021. Deputata semplice dal 2013, nel 2018 diventa co-presidente dei Verdi assieme a Robert Habeck che di anni ne ha oggi 51. Il 19 aprile 2021 Habeck annuncia che il candidato cancelliere della formazione ecologista sarà l'amica e collega Annalena.

Da settimane i vertici del partito premevano sui due affinché decidessero chi si sarebbe fatto avanti. Nei partiti più grandi è naturale che più di un leader abbia le carte in regola per correre da cancelliere. Il candidato della Cdu è Armin Laschet, il presidente del Nord Reno-Vestfalia uscito vittorioso ai punti sul presidente della Baviera Markus Söder. Il loro duello è andato avanti per settimane fra colpi bassi, sgambetti e tentativi di rubare l'uno la scena all'altro.

Nei Verdi è successo il contrario. Fra Robert e Annalena è stato tutto uno scambio di complimenti, svenevolezze e cuoricini sui social in una stucchevole gara a incensarsi l'un l'altra. Alla fine la scelta è caduta su Baerbock che però non ha alcuna esperienza di governo. Neppure Habeck è il principe della politica tedesca, ma almeno ha servito come ministro in un Land operando prima in coalizione con il centrodestra e poi con il centrosinistra. Annalena invece brilla per mancanza di rodaggio. Conosciuta come «tecnocrate» con un master in Diritto internazionale presso la London School of Economics, in anni recenti ha lavorato dietro le quinte del partito ma non è mai stata ministra, sindaca o consigliera comunale.

Eppure corre per guidare la quarta economia globale, un Paese da 82 milioni di abitanti, il cui capo del governo detta legge a livello europeo e dialoga con i leader mondiali: dal cinese Xi Jinping, al russo Vladimir Putin e il turco Recep Tayyip Erdogan fino al presidente degli Stati Uniti Joe Biden, in politica attiva dal 1973, sette anni prima che Annalena venisse al mondo. Fatto ancora più sorprendente, è che la verde e inesperta Baerbock rischia di vincere le elezioni. Al suo successo, limitato adesso ai sondaggi, contribuiscono diversi fattori. Da un lato, dopo 16 anni di guida ininterrotta del governo la Cdu di Angela Merkel comincia a mostrare le rughe. La cancelliera resta il politico più popolare in Germania, ma lo stesso non si può dire dei suoi colleghi di partito. Con i suoi modi flemmatici Laschet non «buca lo schermo»: al contrario arriva regolarmente ultimo nelle rilevazioni sul gradimento dei politici.

Il Kanzlerkandidat moderato appare stanco dopo mesi di scontri con l'antagonista bavarese. Peggio ancora, lo stallo fra i due ha ritardato l'adozione di un programma chiaro da parte della Cdu. Sondaggi alla mano, i cristiano democratici sono avvistati attorno al 23-24%, il livello più basso di sempre, pericolosamente simile a quello dei Verdi. Con grande ritardo Laschet cerca adesso di recuperare terreno aprendo a Friedrich Merz, il rappresentante della destra interna del partito sconfitta con onore all'ultimo congresso e arcinemico storico della cancelliera uscente. Laschet cerca insomma di correggere la rotta centrista imposta da Merkel al partito dopo anni di alleanze con i socialdemocratici.

Annalena invece va forte nei sondaggi per il motivo opposto: i Verdi danno prova di grande unità e l'inesperienza della Kanzlerkandidatin viene brandita con orgoglio. «Io voglio cambiare la politica tedesca» ha annunciato la leader ecologista, rivendicando sia l'età anagrafica sia la lontananza dagli inciuci della politica. Non si tratta di populismo ma di coerenza» spiega a Panorama il politologo della Freie Universität Berlin Nils Diederich. «I Verdi hanno oggi l'elettorato meno anziano fra tutti i partiti tedeschi: ecco per-ché hanno scelto la candidata più giovane, che oltretutto è donna». Il partito ecologista coccola così il suo zoccolo duro: elettori under 45, attenti al clima, all'ambiente e ai diritti umani, con un titolo di studio alto e residenti nelle grandi città anziché in campagna, ossia nei Länder occidentali e non in quelli dell'ex Germania Est.

Il messaggio poetico e riformatore dei Grünen va a segno convincendo soprattutto chi non pensa al conto imposto dalla transizione ecologica verso una Germania più solare ed eolica, e senza più carbone. Come quello bruciato per esempio nella centrale di di Schkopau, in Sassonia-Anhalt, un impianto relativamente nuovo che, secondo i piani del governo Merkel, dovrebbe restare in funzione per altri 13 anni, fino al 2034, mentre altre centrali simili non si fermeranno prima del 2038 I Verdi tedeschi, riprende Diederich, «sono il prodotto della società del benessere in cui le giovani generazioni sono finanziariamente irresponsabili perché non si sono dovute mai preoccupare di mettere insieme il pranzo con la cena». Un voto per i Verdi è insomma espresso più con il cuore che con il portafogli.

Ma in un Paese con 30,9 milioni di persone impiegate nel Mittelstand, le Pmi tedesche ci penseranno due volte prima di scommettere su un'economia di mercato socio-ecologica che abbatta le emissioni di gas serra del 70% entro il 2030 come prescritto dal programma degli ecologisti; costo stimato dell'operazione fra abbandono del carbone e di tutte le auto non elettriche, installazione di milioni di pannelli solari e dazi doganali verso i Paesi che non rispettano gli standard ambientali: 500 miliardi di euro. Ecco perché Diederich non crede a una vittoria a valanga di Baerbock a settembre.

Il candidato moderato Laschet, è vero, non scalda i cuori ma la Germania non ha un sistema presidenziale: passata la sbornia mediatica delle nuove candidature, secondo il professore vincerà la macchina elettorale più robusta. Grazie alla recente intesa Laschet-Merz, la Cdu si sta riorganizzando per continuare a essere l'unico Volkspartei tedesco: una formazione che intercetta i voti in (quasi) tutti i gruppi che costituiscono la società. A inizio maggio anche la Welt si è chiesta se i Verdi, forti nei Länder ma ancora fermi all'8,9% del 2017 a livello federale ce la faranno a sostenere il peso finanziario di altri cinque mesi di campagna elettorale, privi come sono di una base di iscritti paragonabile a quella della Cdu.

Comunque vada, sono candidati a entrare nel prossimo governo, una prospettiva che non entusiasma né i conservatori alla Merz né il Partito liberale con cui Laschet governa nel Nord Reno-Vestfalia. Per loro parla a Panorama Karl-Heinz Paqué, economista all'Università di Magdeburgo e presidente della Fondazione Friederich Naumann del Partito liberale. «Non si tratta di valutare le competenze della candidata Baerbock: noi crediamo che il loro programma segni la fine dell'economia sociale di mercato a favore di un regime dirigista». Un tic ravvisato, per esempio, nell'abbandono a priori dei combustibili alternativi per le auto o gli aerei, a favore di treni e biciclette. Paqué vi legge «una visione estremamente conservatrice dell'economia segnata da una scarsa immaginazione tecnologica con costi che metteranno a repentaglio l'economia post-Covid della Germania».

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