datteri mare
Un dattero di mare (Wikipedia).
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Costume

I datteri di mare diventano un affare criminale

Una maxi operazione nel Napoletano ha accesso i riflettori sul traffico illecito dei molluschi. Una «prelibatezza» comprata a peso d'oro da ristoratori e vip, ma la cui pesca devasta scogliere e fondali.


Indovinello. Sono incastonati nelle rocce come gemme, ma non sono diamanti. Crescono sott'acqua ma non sono perle. Sono «illegali» ma non sono panetti di cocaina. Che cosa sono? Risposta: i datteri di mare. Per la biologia, un mollusco bivalve. Per i pescatori di frodo è il frutto proibito del dio Nettuno che assicura guadagni stratosferici. I sub si immergono armati di scalpelli e mazzuolo e martellano gli scogli con la rabbia di uno scultore poco ispirato, deturpando profondamente chilometri di costa pur di estrarre una singola conchiglia.

La Procura di Torre Annunziata (Napoli) a fine luglio ha fatto luce negli abissi bui di questo mercato occulto dove il crimine assume le invitanti sembianze di un risotto o di un piatto di linguine, finendo perciò per essere più tollerato o addirittura visto con simpatia.
Ma non c'è niente di piacevole nella distruzione ambientale che le squadre di datterari compiono per accontentare i clienti più esigenti. L'ordinanza di custodia cautelare, che ha portato in manette 18 dei 113 indagati, vale quanto un trattato di sociologia.

A mangiare i molluschi illeciti sono infatti coloro che non ci si aspetterebbe. Indagine su un ristorante al di sopra di ogni sospetto, si potrebbe denominare quest'inchiesta coordinata dal procuratore Nunzio Fragliasso, dall'aggiunto Pierpaolo Filippelli e dal sostituto Antonio Barba. Agli atti ci sono i nomi di oltre 700 «gourmet» a volte famosi ma comunque fuorilegge. Avvocati, notai, imprenditori, medici. C'è lo chef stellato che ha cucinato per Jeff Bezos, il multimiliardario proprietario di Amazon. C'è l'oste, che in un mese e mezzo ha acquistato quasi un quintale di datteri, ed è diventato famoso sui social per i manicaretti offerti ai calciatori del Napoli. Nessuno ha rinunciato al gusto del proibito. I prezzi vanno da un minimo di 50 a un massimo di 150 euro al chilo. La borsa nera dei molluschi variava in base alle condizioni meteo e ai sequestri: la Piazza Affari dei retini.

Per incastrare i «datterari», che scorrazzavano lungo la penisola sorrentina creando danni pure nella spettacolare area marina protetta di Punta Campanella, la Guardia costiera di Castellammare di Stabia (guidata dal capitano di fregata Achille Selleri) d'intesa con la superiore sezione marittima di Napoli (comandata, invece, dall'ammiraglio Pietro Vella) ha dovuto utilizzare un drone. A terra, i controllori erano infatti controllati. Un esercito di vedette teneva d'occhio i militari. Non è un caso che il gip Emma Aufieri parli di «professionalità» e di «perfetta organizzazione di tempi e ruoli» della gang. Durante un controllo, la guardia costiera sorprese una squadretta all'opera. I pescatori si liberarono del raccolto e provarono a speronare la motovedetta. Non riuscendoci, non trovarono di meglio che calarsi i pantaloni e mostrare i genitali...

Meno goliardica è stata invece la reazione che, il giorno dopo il blitz con i 18 arresti, ha visto protagonista il fratello di uno dei fermati il quale, facendo irruzione negli uffici della caserma stabiese, ha aggredito il luogotenente della guardia costiera Marcello Manfredi, vero «motore» dell'inchiesta. Il malvivente è finito in galera, il militare all'ospedale. Al telefono i datteri diventavano i «babà» oppure i «cosi» o i «jolly» e anche i «limoni». Al Nord, li chiamavano «carrube» per il colore marroncino. Almeno due ristoranti - uno a Varese e l'altro a Legnano (Milano) - si sono approvvigionati a Castellammare di Stabia. I datteri arrivavano via corriere, sigillati in buste d'acqua salata. La rete commerciale è tuttavia molto più estesa, sospettano gli inquirenti, e comprende anche Toscana, Liguria, Puglia. Tracce di spedizioni portano fino in Francia.

Quando la pesca era particolarmente abbondante, il gruppo potenziava la vendita porta a porta. La «pesata» minima era di mezzo chilo. Riuscire a portare a tavola, la domenica o in una occasione particolare, un po' di datteri di mare era uno status symbol a Castellammare così come a Napoli e nel resto della provincia. La dimostrazione di essere entrati nel giro di quelli che contano. In una delle 90.000 intercettazioni del fascicolo, quante se ne contano per una indagine antidroga, è saltata fuori la voce di un barbiere che ordinava quattro cesti di «jolly» a un amico pescatore. Figaro, come servizio extra per i clienti più affezionati e facoltosi, si occupava di procacciare le conchiglie vietate che venivano furtivamente consegnate nel retrobottega tra una rasatura e l'altra. «L'inchiesta ha azzerato il mercato», spiega a Panorama un investigatore. «Ma non è ancora finita, bisogna distruggere il network dei clienti nazionale ed europeo». C'è infatti un altro filone segreto con circa 150 nuovi indagati che punta ad approfondire i legami.

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