Genuina, esuberante e un po' malinconica. Ecco Liverno
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Genuina, esuberante e un po' malinconica. Ecco Liverno
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Genuina, esuberante e un po' malinconica. Ecco Liverno

Livorno non è solamente uno dei più importanti porti italiani, sia a livello commerciale che turistico, ma è anche un luogo pregno di storie e personaggi. Le sue origini si perdono nella notte dei tempi, alcuni ritrovamenti - addirittura preistorici - ne sono la testimonianza.

Oltre che in una lunga serie di leggende e mitologie varie, il nome "Labrone" compare già in una lettera di Marco Tullio Cicerone del I secolo a.C. Labrone a quei tempi era lo scalo naturale da cui partivano le navi dirette in Sardegna, indicato anche nella "Guida Michelin" dell'epoca: ossia la Tavola Peuntingeriana.

Il primo vero sviluppo demografico dell'insediamento avviene però con Cosimo I de' Medici nel 1571, quando si decise di trasformarlo nel porto principale del Granducato. I Medici per sviluppare la città affidarono l'opera di costruire una "città ideale" (utopia urbanistica in voga nel Rinascimento) a Bernardo Buontalenti, che progettò una nuova città fortificata intorno al nucleo originario dell'abitato labronico. Furono realizzati un imponente sistema di fossati e bastioni ed un circuito fortificato pentagonale (con cinque bastioni, oltre alla già presente Fortezza Vecchia Pisana). Successivamente, per potenziare l'apparato militare, nel 1590 furono adattati due bastioni alla realizzazione di quella che poi diverrà la Fortezza Nuova.

In seguito alle leggi "Livornine", emanate dal Granduca Ferdinando I nel 1591 per popolare la città attraverso una massiccia immigrazione di mercanti di ogni nazione, la città venne dotata di un quartiere mercantile, con una serie di magazzini e di abitati ubicati proprio alle spalle del porto. L'esigenza di creare numerosi canali e costruire fondazioni nell'acqua, portarono ad assoldare maestranze veneziane specializzate nelle tecniche edili lagunari; da qui prese vita il quartiere che ancora oggi porta il nome di "Venezia".

I caratteri di città multietnica e culturalmente aperta, danno a Livorno una vocazione spiccatamente internazionale. Un esempio su tutti? L'opera Dei delitti e delle Pene di Cesare Beccaria fu stampata e pubblicata per la prima volta a Livorno nel 1764. Questo saggio è divenuto un punto di riferimento per il mondo intero, e persino i padri fondatori degli Stati Uniti d'America ne presero spunto per le loro leggi costituzionali.

Notizie di un primo stabilimento balneare in città si hanno addirittura già dal 1781, ma fu nei primi decenni del 1800 che sorsero i primi veri stabilimenti frequentati da un turismo aristocratico, colto e di élite. Livorno, nei secoli, è stata meta turistica di rilevanza internazionale anche per via dei suoi stabilimenti termali, che le valsero l'appellativo di "Montecatini del mare". Celeberrimi i Bagni Pancaldi, che nel 1870 ottennero il Titolo di "Bagni Regi", e furono poi frequentati anche da alti esponenti della politica e della cultura nazionale, come Carducci, Pascoli, Mascagni e altri nomi illustri.

Stupenda in centro è la Terrazza Mascagni, fulcro dell'intero lungomare di 5 km. La Terrazza prende il nome dal noto compositore nato qui nel 1863 e autore, tra l'altro, della famosa Cavalleria Rusticana. Una location fantastica, un "salotto buono" affacciato sul mare, uno scenario eccezionale.

Altro monumento simbolo della città sono I Quattro Mori, scultura raffigurante 4 pirati-mori incatenati e talmente realistici che sembrano muoversi. Oltre a Pietro Mascagni, altri due nomi livornesi eccellenti sono: Amedeo Modigliani (pittore, scultore e artista bohémien, tra i più grandi del XX sec.) e Giovanni Fattori (tra i maggiori pittori italiani dell'ottocento e tra i principali esponenti del movimento dei Macchiaioli). Un must livornese DOC riguarda la tavola: il tipico Cacciucco con 5 "C", un famoso locale nell'insegna fa persino bello sfoggio della parola Cacciuccheria... Come non citare poi il Ponce o il 5&5, che prende il nome dalla vecchia usanza di chiedere 5 lire di farinata di ceci (o di TORTA, come viene chiamata da queste parti) e 5 lire di pane francese. Nel narrare questa istrionica città non possiamo non menzionare infine il Vernacoliere, la celeberrima rivista storica di satira dialettale, che incarna perfettamente il carattere e l'umorismo dei livornesi.

Livorno è come il mitico film Il Sorpasso che è stato girato da Vittorio Gassman nelle sue strade, da Attignano a Castiglioncello, genuina, esuberante, libertina, amante della vita, vigorosa eppure, sotto sotto, malinconica.

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