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Tecnologia

I Cybercriminali non si fermano per il Covid-19

La rubrica Cybersecurity Week

Negli affari il disastro per qualcuno può essere la fortuna di un altro e il crimine non fa eccezione. Uno degli effetti collaterali del Coronavirus è stato il crollo dei reati. Un dato significativo arriva dalla provincia di Bergamo dove nei primi quindici giorni di marzo sono stati denunciati 483 reati contro i 1.571 dell'anno precedente. Furti, rapine e truffe sono collassati e i delinquenti fanno i conti con una crisi senza precedenti. Evidentemente è stato più facile convincere loro a stare a casa che il resto della cittadinanza. Fate attenzione perché stiamo parlando di delitti nel mondo reale, perché in quello virtuale la situazione è ben diversa. Comodamente in poltrona in qualche parte del mondo i cyber criminali continuano la loro opera, anzi la situazione "mercato" si presenta particolarmente favorevole. L'intera Italia trascorre di fronte al computer o allo smart phone praticamente tutta la giornata e per giunta, quando lavora, non si trova nella relativa sicurezza delle rete aziendale, ma nel meno protetto e più libero ambito della rete wireless di casa. Non a caso la polizia postate ha lanciato l'allarme perché le caselle di posta elettronica italiane sono sotto un massiccio attacco di messaggi di phishing "a base di coronavirus". Si spazia dal centro medico giapponese che fornirebbe aggiornamenti sull'epidemia, passando attraverso messaggi che contengono un file PDF con le misure di sicurezza, fino ad arrivare a una email proveniente direttamente dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. In altri casi, i criminali hanno preferito creare falsi siti web che forniscono statistiche in tempo reale sulla diffusione del virus. Infine ci sono stati quelli che hanno deciso di cavalcare il crollo delle Borse proponendo investimenti in cryptovalute. Tutto ovviamente falso, e l'unica vera misura di sicurezza posso riassumerla in una frase che mi è particolarmente cara: mai accendere un computer o un smart phone e spegnere contemporaneamente il cervello.

La scorsa settimana avevo già accennato che le questioni legate a possibili interferenze nella privacy dei cittadini per la gestione della crisi epidemica era oggi un "non problema". Viceversa lo diventerà passata l'emergenza. In ogni caso il dibattito scatenato dall'uso dei dati delle celle di telefonia mobile per verificare la mobilità delle persone si è scatenato in tutto il mondo da Israele agli Stati Uniti. Se deve restare inamovibile il dovere di chi tratta i dati di garantire un'adeguata protezione e di non perseguire finalità diverse (in questo caso quella connessa al contenimento dell'epidemia), non credo esista una costituzione o un atto normativo di qualunque genere in cui il diritto alla vita viene dopo quello alla protezione dei dati, che peraltro è qualcosa di molto diverso dalla privacy.

Passiamo a un altro argomento perché è stato reso noto un rapporto molto interessante del Consiglio Europeo che analizza l'evoluzione in tutti i paesi ONU delle legislazioni in materia di crimine informatico dal 2013 al 2020. Il primo dato fornito riguarda gli stati che hanno avviato o concluso un iter legislativo per dotarsi di una norma in materia. La percentuale è passata dal 74 al 92 per cento, anche sei i redattori del rapporto ammettono cha ancora molti paesi non hanno ancora leggi approvate. Meno brillante la percentuale di chi ha in essere delle disposizione di carattere penale. Il 55 per cento appare in effetti piuttosto modesto e poteva andare molto peggio se non fosse per il Vecchio Continente in cui il 92 per cento degli stati ha di fatto una copertura penale di tutti i reati. Basta considerare che in Asia soltanto il 43 per cento è allo stesso livello dell'Europa. Imbarazzante, invece, la situazione quando si parla di specifici metodi anche formali per garantire la sicurezza delle prove informatiche in modo che siano adeguate per essere utilizzate in un procedimento giudiziario. Se l'Europa guida la classifica con un buon 81 per cento, i distacchi degli altri sono abissali, collocandosi essi tra il 34 per cento delle Americhe e il 26 dell'Asia. Per quanto possa sembrare marginale questo aspetto è bene tenere presente che se anche riesco a portare in tribunale un criminale perché esiste una legge, ma le prove non sono utilizzabili, ho solo perso tempo e sprecato soldi, perché il giorno dopo è libero di tornare a delinquere.

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