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(Ansa)
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Difesa e Aerospazio

Il mistero delle spese militari russe

Alte o basse? Soldi ben spesi o sprecati? La guerra ha riportato al centro un tema che Mosca sta cercando di nascondere il più possibile

Chi dice tanto, chi non quanto dovrebbe per poter sostenere l’attuale guerra contro l’Ucraina. Ma quanti soldi sta spendendo realmente la Russia per i suoi armamenti? Se parametrati alla moneta di riferimento per la Difesa, ovvero il dollaro americano, il budget della Difesa russa è passato da 35 a 62,2 miliardi di dollari tra il 2018 e il 2021, fino a sfiorare un valore stimato di oltre 150 miliardi quest’anno, più del doppio della spesa britannica (71,6 miliardi). Ma è davvero così? Se lo fosse esso richiederebbe uno sforzo enorme da parte di Mosca per renderlo compatibile alla sua economia interna, poiché se le nazioni Nato dovrebbero spendere in armi una cifra di almeno il 2% del loro Pil per rimanere nell’Alleanza, la Russia per poter competere con le sue sole forze sarebbe costretta a investire quattro volte tanto. Da qui il numero astronomico pur considerando che parte delle spese è giustificabile con le esportazioni verso la Cina e Sudamerica.

Ma un dollaro speso in Russia ha più potere d'acquisto di un dollaro speso in Italia o in Gran Bretagna, dunque il bilancio della difesa di Putin potrebbe essere erroneamente considerato uno dei più grandi al mondo, ma in termini di valore assoluto e di capacità offensive questo non corrisponde a un criterio di proporzionalità con le capacità di difesa reali.

Le analisi di Purchasing Power Parity (Ppp, ovvero il Pil rapportato al valore in dollari), stanno quindi portando a una sopravvalutazione dell’effettiva spesa militare di taluni Paesi come la Cina e l’India. Raramente, infatti, nelle valutazioni vengono prese in considerazione le questioni relative alla dipendenza tecnologica, alle limitazioni di approvvigionamento dei materiali e dei componenti. Nell’Urss degli anni Ottanta, per esempio, mancavano parti elettroniche fondamentali e nei radar venivano ancora installati pentodi, cioè valvole. Pertanto confrontare la spesa militare reale tra i paesi equivale a confrontare le commesse annunciate e non la produzione, la consegna effettiva ma soprattutto l’efficacia. Poiché questa dipende anche dalla strategia di difesa di una nazione, dalle sue alleanze, dai cosiddetti fattori moltiplicatori di forza (il contesto operativo) e da altri che nulla hanno a che vedere con la finanza.

Oggi l’Occidente ha maggiori (e migliori) informazioni sul bilancio e sull'economia russe rispetto agli anni dell'Unione Sovietica, anche se alcuni ricercatori sostengono che nell’ultimo decennio la spesa militare russa sia diventata sempre più opaca, ovvero volutamente offuscata. Il motivo potrebbe essere più la necessità di coprire la mancanza degli investimenti che nascondere una maggiore quantità di commesse e di conseguenza di armi possedute.

Se valutata dalla parte dell’Euro, una moneta ritenuta forte, l'economia di Mosca potrebbe essere vista come relativamente piccola e in grado sostenere un budget per la Difesa certamente rispettabile, ma niente di più di quanto paesi come Gran Bretagna, Francia e Germania potrebbero permettersi di fare con uno sforzo minore. Tuttavia, nonostante le molte fragilità dell'economia russa, Mosca ha un vantaggio quando si tratta di bilancio della Difesa: la sua industria militare interna può fornire al governo i suoi appalti in rubli, dando più guadagni a Mosca per ogni “dollaro” speso. Ma la diretta conseguenza di una errata valutazione occidentale sulle reali spese militari russe porta a errori di eccessiva fiducia o di accondiscendenza nelle trattative, valutazioni che hanno conseguenze disastrose sul piano politico e che possono portare a decisioni gravi.

Tra sanzioni internazionali – sulle quali Sergej Lavrov ha dichiarato che la Russia è “abituata” – e le sclerotiche conseguenze della crisi ucraina che stanno portando Svezia e Finlandia nella Nato, Mosca non riuscirà economicamente a sostenere a lungo la difesa di un così vasto confine con le nazioni dell’Alleanza, con conseguenze imprevedibili anche sul fronte interno.

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