Guerra Ucraina, bombe a Grappolo
(Ansa)
Difesa e Aerospazio

Come funzionano le Bombe a Grappolo

L'Ucraina le chiede da mesi e forse gli Stati Uniti gliele hanno concesse

La concreta possibilità che gli Stati Uniti forniscano munizioni a grappolo all'Ucraina apre scenari tutt’altro che rivolti alla soluzione del conflitto. Non si pensi tuttavia che in Ucraina siano una novità: nell’agosto 2014 resti di munizioni a grappolo furono trovate da una missione Ocse nel territorio di Donetsk controllato dalle forze governative ucraine, mentre il mese precedente apparvero prove che ne indicavano l’uso sulle aree urbane così come a Luhansk, alla fine di gennaio 2015. Ma soprattutto l’Ucraina ha rifiutato, insieme a Russia e Usa, di firmare la convenzione per la messa al bando.

Kiev oggi sostiene che queste armi aiuterebbero nella loro controffensiva consentendo alle sue truppe di prendere di mira le posizioni russe trincerate, e se fino a poco tempo fa Washington aveva resistito alla richiesta adducendo preoccupazioni sul loro utilizzo e affermando che non siano necessarie, ora il Pentagono ha cambiato atteggiamento affermando che "sarebbero utili” e stanno pensando di fornirle in versione “dud-rate", ovvero ridotta, il che significa con effetti ridotti e un minore numero di proiettili che rimangono pericolosamente inesplosi.

Cerchiamo quindi di capire di che cosa si tratta: una bomba a grappolo è un'arma che si frammenta in aria e rilascia più munizioni esplosive andando a colpire una vasta area. Hanno un peso iniziale differente tra modello e modello, ma per dare l’idea, un Cluster di circa 500 kg contiene oltre 200 “bomblets”, ovvero cariche frammentate che scendono per gravità e che spesso sono frenate da piccoli paracadute. Possono essere sganciate da aeroplani, sparate a distanza dall’artiglieria e anche installate come testata di guerra su missili di varia gittata. Sono progettate per esplodere una volta che si sono separate e arrivano al suolo, e detonando sparano schegge che distruggono qualsiasi cosa si trovi nel raggio d’azione.

La conseguenza è che chiunque si trovi in quella zona resti ucciso o ferito gravemente, ma peggio ancora è che non sempre le esplosioni coinvolgono la totalità delle bombe, tanto che secondo la Croce Rossa internazionale in alcuni scenari di guerra fino al 40% degli ordigni è rimasto armato e inesploso al suolo fino a quando è detonato per motivi casuali, anche a battaglie finite da decenni, coinvolgendo i civili con morti e mutilazioni, dei quali la stessa fonte rivela che il 30% siano bambini. Questo rende le “Cluster bombs” pericolose come le mine antiuomo, tanto che i gruppi per i diritti umani affermano che il loro uso nelle aree popolate sia una violazione del diritto umanitario internazionale.

Dal 2008 a oggi oltre 120 nazioni hanno firmato la convenzione internazionale che mette al bando le munizioni a grappolo a partire dal divieto di costruzione, ma Usa, Russia e Ucraina non l’hanno mai fatto. Dunque a parte le nazioni che hanno mostrato di aver distrutto gli arsenali esistenti, non è possibile sapere quante siano ancora presenti. Comparse nella seconda guerra mondiale nelle forze armate di diverse nazioni, successivamente sono state prodotte in versione più efficace con la sigla E86 dal 1952 dalla Ralph Parsons Company per l’esercito americano. Nel 1943 erano state usate dai nazisti in territorio sovietico con il nome Sd-1 e Sd-2, mentre negli anni '60 e '70 apparirono in Cambogia, Laos e Vietnam; nel solo Laos oggi ci sarebbero ancora circa 9 milioni di munizioni inesplose e circa 11.000 persone sono state uccise o ferite dalla fine del conflitto. Sulla Cambogia furono sganciate 87.000 bombe di questo tipo. Più recentemente sono state usate in Siria e Yemen (2012-2018), in Sudan, eritrea, Somalia, Libia, Albania (1998-1999), Croazia, Cecenia, Nagorno-Karabah, Cambogia (2011) e Israele nel 2006, dove gli Hezbollah lanciò più di cento razzi con munizioni a grappolo Type-81 da 122 mm di produzione cinese nel nord del Paese.

Tra il 2003 e il 2006 in Iraq gli Stati Uniti e il Regno Unito utilizzarono in tre settimane di combattimenti quasi 13.000 munizioni a grappolo contenenti circa due milioni di sotto munizioni: tra maggio e agosto di quell’anno furono sganciate 63 bombe Cbu-87, il cui effetto, se lanciate ad alta velocità, è quello di distruggere un’area di vari ettari. Siamo certi che se per un attimo potete immaginarvi bersaglio in questo filmato, firmereste per il loro bando.

CBU-87/B Combined Effects Munition (CEM) Live Fireyoutu.be


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Sergio Barlocchetti

Milanese, è ingegnere, pilota e giornalista. Da 30 anni nel settore aerospaziale, lo segue anche in veste di analista. Docente di materie tecniche presso la scuola di volo AeC Milano è autore di diversi libri.

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