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Televisione

"Chiamatemi pure pop-chef"

Simone Rugiati risponde ai gastrofighetti: "Mi criticano senza aver mai assaggiato la mia cucina". Intanto si gode i successi in tivù e un nuovo amore

Simone Rugiati

Simone Rugiati – Credits: (Ufficio Stampa)

Simone Rugiati è una delle star più amate dei fornelli televisivi. Chef tendenza show men, è trasversale quanto basta per conquistarsi un pubblico eterogeneo che va dalle nonne teledipendenti alle mamme in carriera, fino ai gay consumer (un gay blog l’ha inserito tra i cento uomini più sexy d’Italia). Piace decisamente meno ai “gastrofighetti” che non gli risparmiano bordate al vetriolo, perché - dicono - non è proprietario di un ristorante e perché non ha una cucina ricercata. Ma lui non si scompone: incassa il successo della versione celebrities di 'Cuochi e fiamme' (su La7d il lunedì alle 21.10; in day time alle 18.40), prepara le puntate del suo programma su Gambero Rosso Channel e due nuovi libri.

Partiamo dalle critiche. Sei uno dei bersagli preferiti dai “gastrofanatici”: hanno scritto che sei troppo patinato per essere bravo.

Oggi i blog di cucina vanno di moda. Tutti si sentono di poter giudicare, anche se non hanno le competenze per farlo. Comunque non m’interessano le critiche sterili: molti scrivono senza aver mai assaggiato la mia cucina. Da me la gente si aspetta altro.

Cosa?

Vogliono che prepari ricette gustose, fatte scegliendo con cura le materie prime e facili da riproporre. La terrina di coniglio cotta a bassa temperatura con la spuma di asparagi e il ristretto gelatinato la faccio per le cene importanti, non in tivù.

Dunque non ti offendi se ti chiamano pop-chef.

No. La tivù mi riesce bene perché sono paraculo” (ride) ma ho basi tecniche solide perché ho studiato molto e maturato esperienza. In giro vedo molti paraculi cui mancano le basi e lontano dalle telecamere non sanno fare cose più elaborate.

Di chi parli?

Non faccio nomi, ma c’è tanta richiesta di volti per fare cucina in tivù e molta gente che non ha un background. Così si creano danni e si fa mala informazione.

Qualche esempio?

C’è chi consiglia di sciogliere il cioccolato con l’acqua, cosa da non fare mai! O gente che disossa il coniglio con un coltello di ceramica, che è come pitturare la facciata del duomo con la Bic. Qualche programma è destinato a chiudere perché la gente è sempre più attenta e non ama farsi fregare.

Piero Chiambretti ha pronosticato la fine del genere “cucina in tivù”.

Non credo. La cucina è un passe-partout: questi programmi sono trasversali perché ricreano un po’ l’atmosfera di casa.

Nella cucina-monstre della tivù si spadella a tutte le ore: non si rischia l’effetto saturazione?

No. Ed è assurdo che in Italia, con la tradizione eno-gastronomica e la cultura delle materie prime che abbiamo, non ci sia un canale in chiaro che si occupi solo di cucina 24 ore al giorno. L’Inghilterra, che ha una gastronomia meno blasonata della nostra, è stato il primo ad avere programmi di cucina in chiaro. Da noi fino a poco tempo fa c’era solo La prova del cuoco.

A proposito, come cucina Antonella Clerici?

Cucina con ironia. Ho iniziato con Antonella e ci ho lavorato bene per molti anni.

E di Benedetta Parodi, tua collega di rete, che giudizio ti sei fatto?

La Parodi (sospira)… Dal punto di vista commerciale, chapeau, è geniale. Però più che insegnare a cucinare fa un corso di sopravvivenza in cucina. Dopo averla vista friggere un Mars mi sono arrabbiato: io cucino la merenda per i bambini proprio non fargli mangiare quella roba lì e tu ti metti a friggerla?

Master Chef è stato il cult della stagione. Ti è piaciuto?

Un sacco. Carlo Cracco è stato bravissimo. Idem Bruno Barbieri.

Se ti proponessero di fare il giudice?

Io lavoro meglio da solo (scoppia a ridere). Non credo che sia il mio ruolo: bisogna essere tosti e cattivelli come Joe Bastianich, che ha avuto come mentore televisivo Gordon Ramsay.

E lo chef terribile Gordon Ramsay ti piace?

Televisivamente è un grande. Ed è un bravo imprenditore. C’è la sua firma sui ristoranti ma non cucina lui.

Hai criticato Gianfranco Vissani più o meno per lo stesso motivo.

Non l’ho criticato, ci mancherebbe. Però se io vengo al tuo ristorante e non ti trovo un po’ ci resto male. Lui e Gualtiero Marchesi hanno codificato la cucina italiana: prima ci si sfamava, con loro la cena è diventata un viaggio, un’esperienza.

Sono celebri i tuoi show cooking. Con chi cucineresti: Monti, la Fornero o Passera?

A vederli mi viene in mente un menù povero. Zuppe di cereali, pane raffermo, polenta. Forse coinvolgerei Monti, perché vorrei dirgli un paio di cose. Sono sfiduciato dalla situazione politica italiana e capisco i giovani che vanno all’estero per crearsi un futuro migliore.

“Voglio un amore da vodka lemon!” hai scritto quale tempo fa su Twitter. E’ vero che ti sei fidanzato?

Quella frase l’ho scritta dopo un momento di delusione. Ora però ho trovato una persona speciale.

E’ famosa con le tue ex Elisa Isoardi, Manuela Arcuri e Dani Samvis?

No, non è famosa e per ora la tengo nascosta!

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