Televisione

Anna Kanakis, dal set alla letteratura

L'attrice e scrittrice ripercorre le tappe della sua vita privata e professionale, dalla corona di Miss Italia agli ultimi film interpretati. E svela di avere un sogno

Anna Kanakis

Anna Kanakis, da Miss Italia ad attrice a scrittrice – Credits: Photomovie

E' una carriera molto lunga quella di Anna Kanakis. Iniziata con il film  'O Re, diretto da Luigi Magni, è continuata sul grande e sul piccolo schermo accanto ad interpreti del calibro di Giancarlo Giannini, Murray Abraham, Max Von Sidow, Lucia Bosè, Alberto Sordi. La sua ultima interpretazione risale al 2008, nella fiction di Rai1 La terza verità che denunciava lo strapotere e la spettacolarizzazione della cronaca nei mezzi di comunicazione.Oggi, dopo quattro anni, la Kanakis, ha pubblicato due libri e con il secondo, L'amante di Goebbels, è entrata nella cinquina del Premio letterario San Benedetto Del Tronto.A Panorama.it che l'ha intervistata in esclusiva, racconta il percorso che l'ha condotta a diventare una scrittrice di successo.

Lei spesso si è definita una ragazza cresciuta troppo in fretta. E' stata la corona di Miss Italia conquistata a soli 15 anni, a rubarle parte dell'adolescenza?

Si, mi sono ritrovata adulta da un giorno all'altro, perchè Miss Italia imponeva che mi comportassi da donna. Io invece, leggevo ancora Topolino e Salgari pur essendo alto 1metro e 80. La mia fu un'esperienza casuale, non cercata, come invece accade oggi che il concorso è divenuto una macchina spettacolare. E l'ho vissuta in maniera molto disincantata.

Quando ha deciso di diventare attrice?

Anche questa esperienza è iniziata per caso, attraverso commedie leggere, fino a quando Luigi Magni mi scelse per 'O Re. Il film era in costume e ripercorreva la vita di Francesco II di Borbone; ne sono seguiti altri, tra cui L'avaro con Alberto Sordi, L'inchiesta remake del film di Damiano Damiani, ambientato ai tempi dell'imperatore Tiberio. Ma ho spaziato in molteplici ruoli femminili nei quali mi sono sempre calata cercando di capirne soprattutto la psicologia.

Vuol dire che per ogni personaggio faceva una sorta di studio psicologico?

E' così. Oltre ad imparare le battute, volevo parlare con la medesima inflessione, muovermi con gli stessi atteggiamenti, sapere come i personaggi a cui stavo dando il volto si sarebbero comportati.E spesso sono anche intervenuta sui testi per perfezionarne la credibilità.

Tutto questo è stato frutto di un approfindito studio dei copioni?

No, della mia innata passione per la psicoanalisi e perchè l'approfondimento fa parte della mia  personalità. Tra i venti e i trent'anni ho sentito il bisogno di leggere Freud, Young, la psicologia individuale di Adler per entrare dentro me stessa e capire molti spazi del mio io che non conoscevo ancora. E' stato un lavoro lungo, ma ci sono riuscita, da sola.

Quali erano le incognite a cui non sapeva dare risposta?

Io sono cresciuta senza mio padre che è andato via subito dopo la mia nascita. Lo avrò visto cinque, sei volte, nella mia vita e quando è morto avevo 25 anni. Mia madre ha supplito egregiamente a questa mancanza, a lei devo tutto, ma ho dovuto fare chiarezza dentro di me per capire anche come la mancanza della figura paterna avesse potuto influire sul mio rapporto con gli uomini.

Quindi la sua passione per la lettura  l'ha fatta approdare anche alla scrittura?

La verità è che io ho sempre amato scrivere. Poi un giorno, ancora per caso, mi sono imbattuta nella storia di George Sand, l'ho voluta approfondire e ne è nato il primo libro Sei così mia quando dormi. L'ultimo scandaloso amore di George Sand. L'anno successivo  leggo che la casa in cui aveva abitato Lida Baarova, l'attrice cecoslovacca amante di Goebbels era in vendita. Mi sono ricordata che Enzo Biagi aveva scritto un pezzo su questa donna, quando era morta alcolizzata a 86 anni, in estrema povertà, dopo aver subito una serie di tragedie personali, tra cui il suicidio della sorella. Me ne sono innamorata e ho deciso di scriverne la storia. Naturalmente ho affrontato infinite ricerche bibliografiche e ho visionato centinaia di documentari originali. Con questo libro sono adesso nella cinquina del premio San Benedetto, assieme a Margaret Mazzantini, Giorgio Faletti, Alessandro Baricco.

Tornerebbe a fare l'attrice?

Mai dire mai, nella vita. La scrittura mi gratifica molto più della recitazione. E ho anche un sogno che vorrei far divenire realtà: realizzare un film da uno dei miei due libri. A me non piace il trend italiano di infilare gli artisti in determinati ruoli. Spaziare a 360 gradi rinforza la propria personalità.

C'è un film al quale è particolarmente legata?

La famiglia Ricordi, ultima fatica di Mauro Bolognini per la tv. Andò in onda su Rai1 è fu un grande successo. Ma stranamente non è stato mai replicato. Forse perchè era troppo dotto, e il trend della fiction di oggi è molto basso.Io interpretavo il soprano Maria Malibran.

Un ruolo che avrebbe voluto interpretare?

Avrei dovuto essere nel cast de Il Camorrista con la regia di Tornatore. Ma una colica renale, alla vigilia delle riprese, mi ha tenuta in ospedale per un mese. Un grande rimpianto.

Lei è stata dirigente nazionale del settore Cultura e Spettacoli per l'UDR di Francesco Cossiga. Ci tenterà ancora con la politica?

E' un'esperienza finita, durata solo sei mesi, perchè Cossiga sciolse il partito. Ed io non sono rientrata quando è diventato Udeur ed è passato sotto la gestione di Clemente Mastella.

Che ricorda di quel periodo?

Il primo ingresso a Piazza del Gesù, sede dell'UDR. Tutti si attendevano di vedere solo una bella attrice. Invece io indossavo sobri pantaloni ed avevo i capelli corti.Mi davo un contegno perchè capivo di incutere soggezione, ma era un modo per difendermi.

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