Ha inaugurato il 21 aprile allo Spazio Oberdan di Milano la mostra Wow, Gilles! Il mito che non muore, che a 35 anni dalla sua scomparsa, avvenuta l'8 maggio 1982, ripercorre la storia umana e sportiva di Gilles Villeneuve, uno dei piloti più amati della storia dell'automobilismo. Con la sequenza impressionante delle sue corse spericolate e il suo coraggio sempre così esposto, il pilota ha conquistato un posto nella "leggenda della velocità" e nell'immaginario collettivo di generazioni di appassionati di motori.

La mostra
Attraverso oltre 170 fotografie del reporter sportivo Ercole Colombo, cui fanno da contrappunto dei testi di Giorgio Terruzzi, l'esposizione racconta attraverso un doppio canale la vicenda biografica di Villeneuve, la cui intensa seppur breve carriera nella Formula 1 - durata solo 5 anni, dal 1977 al 1982 - ebbe tragicamente fine in un incidente avvenuto sul circuito belga di Zolder.

La rassegna è arricchita da alcune immagini provenienti dal Museo Villeneuve di Berthierville in Canada, dal motore della Ferrari 126CK Turbo del 1981 e da una sezione che presenta altri oggetti legati al mito del pilota.

«Villeneuve, con il suo temperamento, conquistò subito le folle e ben presto diventò… Gilles! Sì, c’è chi lo ha definito aviatore e chi lo valutava svitato, ma con la sua generosità, con il suo ardimento, con la capacità "distruttiva" che aveva nel pilotare le macchine, macinando semiassi, cambi di velocità, frizioni, freni, ci insegnava cosa bisognava fare perché un pilota potesse difendersi in un momento imprevedibile, in uno stato di necessità. È stato campione di combattività e ha regalato tanta notorietà alla Ferrari. Io gli volevo bene.» Enzo Ferrari

Gilles Villeneuve (1950-1982)
Il racconto prende avvio dal 1950, anno della nascita di Gilles, e analizza il periodo della sua giovinezza, quando comincia a nutrire la sua passione per i motori attraverso scorribande notturne alla guida delle auto del padre, partecipando alle prime gare di accelerazione e quindi gareggiando con le motoslitte, grazie alle quali inizia a costruirsi una certa notorietà. Del 1973 è il suo debutto nel mondo delle monoposto: Formula Ford, Formula Atlantic, Formula 2, sino all'esordio in Formula 1 con una McLaren, nel Gran Premio di Gran Bretagna.

Il 1977 è l’anno che sconvolgerà l'esistenza di Villeneuve: il 29 agosto incontra per la prima volta a Maranello Enzo Ferrari che, nel mezzo di un divorzio burrascoso da Niki Lauda, desidera ribadire la supremazia delle sue macchine rispetto al pilota. La trattativa è breve: Gilles debutterà sulla rossa in Canada, il 9 ottobre seguente. "Quando mi presentarono quel piccolo canadese tutto nervi - ricordava Enzo Ferrari - riconobbi subito in lui il fisico di Nuvolari e mi dissi: Dagli una possibilità".

Il percorso espositivo prosegue con la ricostruzione del suo annus horribilis, il 1982, con lo schiaffo morale ricevuto dal compagno di squadra Didier Pironi che, contravvenendo agli ordini di scuderia, lo superò all'ultimo giro del Gran Premio di Imola, sino al tragico e ultimo volo a Zolder che l'8 maggiio segnò la fine della sua giovane vita.

La mostra si chiude idealmente con la sala dedicata al figlio Jacques, che ha portato a termine una sorta di missione di famiglia, conquistando uno storico tris di vittorie: il campionato Cart americano, la 500 miglia di Indianapolis e, finalmente, il campionato del mondo di Formula 1, nel 1997.

Ercole Colombo
Nato a Monza nel 1944, il fotoreporter Ercole Colombo segue la Formula 1 dal 1970: attraverso gli obiettivi delle sue reflex ha raccontato più di 600 Gran Premi. I suoi scatti raccolti nella mostra dedicata a Villeneuve ripercorrono i momenti più significativi della folgorante carriera del pilota: dai primi, clamorosi incidenti che gli valsero il soprannome di "aviatore" (visto che sembrava voler trascorrere più tempo in aria che sull'asfalto), alla prima vittoria, ottenuta sul circuito di casa nel 1978, al duello epico con René Arnoux nel Gran Premio di Francia a Digione, nel 1979. Una lunga sequenza di sorpassi, azzardi, sbandate, e contatti che fece nascere tra i tifosi ferraristi quella "Febbre Villeneuve" che mai li avrebbe abbandonati.

Oltre a documentare la vicenda di Villeneuve in pista, Ercole Colombo testimonia la nascita di un mito vivente, un eroe dei nostri tempi, amato e ammirato per il suo stile tutto acuti ed esagerazioni, come il record di 2 ore e 45 minuti da Montecarlo a Maranello. "Faceva tutto a 300 all'ora: sciare, guidare il motoscafo o giocare a backgammon", ebbe modo di ricordare Patrick Tambay, che rilevò il suo sedile dopo la sua morte. 

Wow, Gilles! Il mito che non muore
a cura di Ercole Colombo e Giorgio Terruzzi
21 aprile - 16 luglio 2017
Spazio Oberdan
Viale Vittorio Veneto 2, Milano

Organizzata da ViDi, con il patrocinio di ACI Milano, la mostra è accompagnata da un catalogo edito da Skira.


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