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Conte? No, vogliono (ri)distruggere la Juve

Il deferimento del tecnico salentino? L’unica arma per fermare la società bianconera, ora che è tornata la più forte di tutte

Antonio Conte

Qui non si tratta di fare la parte delle vittime, né tantomeno quella dei perseguitati. Però ormai il giochetto l’abbiamo capito. Metti una magistratura arrivista e inquisitoria, una Federazione incompetente (per sua stessa ammissione), utilizza il megafono di certi giornalacci di casa nostra ed ecco che anche un Carobbio qualsiasi può diventare il pretesto buono per scatenare lo scandalo dell’estate. Funziona sempre, e sempre solo con la Juve. Altrove, per reati ben più gravi, arrivano le prescrizioni, le archiviazioni, i cambi di regola in corsa, persino i passaporti falsi. Ma con la Juve, statene pur certi, si arriva sempre in fondo.

La verità è che Conte in tutta questa faccenda c’entra poco. L’obiettivo, quella vero, è sempre lei, la Vecchia Signora. Tornata finalmente competitiva dopo essere stata colpita e affondata dalla farsa di Calciopoli la Juve va ributtata giù dalla torre.

Perché colpire Conte significa colpire la Juve, non giriamoci intorno. Perché nessuno più del tecnico salentino è l'emblema e il motore della rinascita juventina. Conte è l'incarnazione terrena (cioé sul campo) dell'Agnelli-pensiero. Colui che ha rivoluzionato il modo di giocare della Juve, ma che - soprattutto - ha riportato al centro di tutto la mentalità vincente. Quella mentalità che faceva parte della sua Juve da giocatore e che – dopo Calciopoli – sembrava irrimediabilmente persa. Giocatori finiti, mezzi giocatori, giocatori da settimo posto sono diventati in un anno i più forti d’Italia e (lo dice il verdetto degli europei) fra i più forti d’Europa.

E insomma, non potendo battere la Juve sul campo si riprova la carte della magistratura, delle carte, della macchina del fango.

Dice qualcuno: ma il possibile deferimento riguarda il periodo “senese” di Conte mica quello juventino. Certo, ma il danno finisce per ricadere quasi esclusivamente sulla Juventus FC, tanto più se si considera che oltre a Conte il pericolo di squalifica riguarda anche Bonucci, Pepe, il vice di Conte, Angelo Alessio, il collaboratore tecnico Cristian Stellini, il preparatore dei portieri Marco Savorani e il preparatore atletico Giorgio D'Urbano. Non è l’azzeramento della Juve post-Calciopoli, ma poco ci manca. E oltretutto, per fatti che riguardano tecnici e atleti al tempo tesserati per Bari, Udinese e Siena.

Dice qualcun altro: sì, vabbé, ma se Conte ha sbagliato deve pagare. Ma di cosa striamo parlando? Di due partite, Novara-Siena del 01-05-2011 e Albinoleffe-Siena del 29-05-2011. Sulla prima c’è l’opinione di Carobbio che dice di aver appreso di un biscotto per il pari durnate una riunione tecnica, presenti tutti i suoi compagni di squadra. Che però smentiscono l’accaduto. Nel secondo caso c’è ancora l’opinione unica e sola di Carobbio, che parla di una combine con quelli dell’Albonoleffe. Conte, secondo Carobbio, sapeva ed era d'accordo. Posto che anche in questo caso non ci sono altri riscontri, ci si domanda: se la combine c’è stata per quale motivo è stato deferito solo Conte, e il suo staff e non l’allenatore dell’Albinoleffe e tutti i 22 giocatori scesi in campo. E in ogni caso, se l’accusa fosse davvero fondata cosa c’entra l’omessa denuncia? Una partita taroccata non dovrebbe essere trattata per quello che è, ovvero un caso di illecito sportivo?

Ma va bene, confidiamo nella giustizia. Da juventini ci rincuora il fatto che a differenza di sei anni fa questa volta alle spalle c’è una società vera, che non ci sono più gli Zaccone e i Cobolli Gigli, e che difficilmente verranno chiamati a decidere Guido Rossi e il consiglio dei tre saggi.

E comunque, anche pensando al peggio, la Juve continuerà a vendere cara la pelle. In fondo noi siamo quelli antipatici, quelli ladri, quelli dopati, quelli che per farsi riconoscere due scudetti devono vincerne almeno quattro. Non penserete mica che ci spaventi la possibilità di scendere in campo per sei mesi o un anno senza l’allenatore in prima (né quello in seconda). Supereremo anche questo, statene certi.

La verità però è un’altra. Ed è che in un campionato e in una giustizia siffatta non c’è più alcun tipo di garanzia. Qui siamo oltre Calciopoli. Anche volendo credere alle colpe più gravi ascrivibili ai nostri tesserati. E omettendo le contraddizioni quasi comiche dell’accusa è il sistema che non funziona: partendo dall’inversione dell’onere della prova fino ad arrivare all’immediata esecutività della sentenze.

E basta con la puerile giustificazione che tutto l’impianto normativo è fatto per garantire tempi celeri e quindi regolarità dei campionati. Qui ormai di regolare c’è solo il pallone da gioco. E forse neppure più quello. Qui siamo alla commedia dell’assurdo. Lega e Federazione non riescono a garantire la regolarità dei campionati, la correttezza dei propri tesserati e una società che, con le sue sole forze e con investimenti economici immani, torna al vertice, viene penalizzata per il mancato controllo da parte degli organi competenti al tempo dei fatti.

Facciamo così: la prossima volta prima di acquistare un giocatore o di tesserare un allenatore chiediamo una manleva alla federazione. Un certificato di buona condotta.In un campionato del genere: senza regole, senza controlli, senza certezza di giudizio, in cui le norme vengono cambiate e stravolte, i reati creati ad hoc, i campionati revocati pur non essendo neppure oggetto di indagine e le prove usate con pesi e misure diverse non ha più senso restare.

Agnelli ne prenda atto. Si dice che non iscrivere la squadra al prossimo campionato non avrebbe senso e comporterebbe contraccolpi economici spaventosi. Verissimo. Ma restare in un campionato che non ci vuole che costi ha? Quanto è costata Calciopoli, quanto costerà quest’imboscata mascherata da Scommessopoli. Presidente ci pensi. Siamo sicuri che in Francia oltre a Ibra e Verratti accoglierebbero a braccia aperte anche i nostri, riconoscendoli come valore aggiunto per l’intero movimento e non come combricola di manigoldi, drogati e allibratori.

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