Calcio

Tavecchio il giovane e il finto rinnovamento della Figc

Ecco chi è l'uomo che comanderà il calcio italiano dopo Abete. A meno che le resistenze dei giovani (veri) non trovino un candidato presentabile...

Carlo Tavecchio – Credits: Ansa

E' come se alla guida di una multinazionale che fattura oltre 2 miliardi di euro all'anno (con evidenti problemi economici e a stare sul mercato), i soci di un gruppo privato chiamassero il direttore dell'ufficio rapporti con il pubblico. L'ultimo della fila in un management che nella migliore delle ipotesi andrebbe azzerato, visti i risultati. Alla Figc divenuta territorio di conquista dopo la fuga di Abete nella notte di Natal sta succedendo questo. Tutti contro tutti e il vecchio quadro dell'ufficio accanto che si scopre potentissimo e che detta tempi e condizioni con la serie prospettiva (minaccia?) di prendersi l'intera posta e trovarsi alla guida del calcio italiano il prossimo 11 agosto. Il nuovo che avanza ha volto e nome di Carlo Tavecchio, ragionienere classe 1943, già sindaco DC di Ponte Lambro per un ventennio e poi dirigente in carriera nel mondo dei dilettanti. Esperienze nel calcio che conta? Zero virgola zero. Per intenderci, Tavecchio 'il nuovo' è uno che dalla fine degli anni Ottanta bazzica i gloriosi bassifondi della LND (Lega Nazionale Dilettanti) e da lì si è costruito un percorso politico interno alla Federazione di tutto rispetto. Se vogliamo un esempio di cantera federale (termine di cui si è innamorato per spiegare che il prossimo ct lo vorrebbe low cost e scelto direttamente a Coverciano) eccoci serviti: Tavecchio è un ex giovane dirigente cresciuto nelle stanze di via Po a Roma.

Che abbia quasi 71 anni e che sia sulla poltrona di presidente della LND ininterrottamente dal 1999 non è necessariamente un demerito. Se Blatter alla veneranda età di 77 anni sogna la rielezione a capo della Fifa significa che non è mai troppo tardi. Che rappresenti un mondo la cui incidenza nel giro d'affari del calcio italiano è pari quasi a zero, invece, dovrebbe far riflettere un po' di più, perché l'anno zero dopo il disastro in Brasile deve essere anche quello in cui la Figc si affida finalmente a un progetto nuovo, fresco, mirato a gettare le basi per il futuro e, se possibile, non a costo zero. Senza soldi non si va da nessuna parte e non è detto che spendere poco (e male) adesso garantisca che tra un decennio non ci si trovi qui a fare discorsi identici. L'esempio? La solita Germania, che nel 2000 ha stanziato 500 milioni per dare vita a 366 centri di formazione che oggi costano 30 milioni all'anno e che producono talenti e una scuola invidiata a livello mondiale. Si può fare anche da noi?

Il budget è un tema delicato e cosa pensi Tavecchio è noto, almeno nella parte che riguarda il nuovo ct che non potrà pensare di avere "compensi milionari" e sarebbe bello uscisse dalla mitica cantera federale di cui sopra. Tradotto in soldoni, significa che a metà agosto sulla panchina dell'Italia che deve puntare all'Europeo del 2016 (dove arriva da vice campione) e impostare il Mondiale del 2018, potrebbe trovarsi paracadutato un signor nessuno o quasi. Guidolin, che a Tavecchio piace per profilo professionale e, soprattutto, costi (limitati) ha zero esperienza internazionale, zero tenuta davanti alle pressioni e più di un limite se c'è non da costruire una squadra con allenamenti quotidiani, ma semplicemente selezionando i migliori a disposizione. Altri nomi? Girano quelli di Cabrini, ct dell'Italia donne che è sotto l'egida - guarda caso - della LND, Tardelli, eterno secondo, Rocca e altri fino a Paolo Maldini e Cannavaro, che passerebbero direttamente dal ruolo di pensionato a quello di allenatore. Pro e contro sono evidenti, ma in Figc siamo in piena spending review e lo stipendio del tecnico è ritenuto, evidentemente, voce su cui si può tagliare.

Le settimane fino all'11 agosto saranno una lunga campagna elettorale con poca attenzione ai progetti e molti colpi bassi. La fotografia di inizio luglio vede Tavecchio in pole position con un discreto vantaggio sul piano B che, al momento, non ha nome né volto. Con il plenipotenziario LND ci sono dilettanti, Lega Pro e gli alleati di Lotito tra i presidenti della serie A. Contro tutti gli altri con la curiosa divisione interna al Milan, dove Galliani è amico storico e sostenitore di Lotito e Barbara Berlusoni, invece, una delle poche voci che si è levata in queste ore per dire che serve un cambiamento vero e che la carta d'identità del nuovo presidente federale conta, eccome. Tra accuse e veleni, i dirigenti del nostro calcio, nonché responsabili anche dell'attuale sfascio, si stanno giocando le loro carte in ordine sparso. Un'alternativa da opporre a Tavecchio non c'è, a meno di non voler candidare il solito Andrea Abodi che, però, avrebbe più di una remora a tentare una seconda scalata dopo essere stato colpito da fuoco amico nella corsa alla Lega di via Rosellini.

Nel clima di tutti contro tutti, insomma, è difficile oggi immaginare che qualcosa possa negare a Tavecchio il grande salto. Ha garantito di non essere (ancora) candidato e che il giorno dopo l'elezione ci sarà il nome del nuovo ct. Nel primo caso è solo questione di tempo, visto che negli equilibri politici del calcio italiano la LND pesa per il 34% e la Lega Pro per il 17% (contro il 12% della Lega di serie A e il 5% della Lega B) e la maggioranza dei voti necessari è così vicina da sembrare già realtà. Per il commissario tecnico meglio armarsi di pazienza. Se la mitica cantera federale non avrà prodotto un Valcareggi, un Vicini o un Bearzot pronti all'uso - i tre nomi citati da Tavecchio e che affondano le radici negli anni '60, '70 e '80 - si procederà alla scelta del candidato B. Con un'unica certezza: il 9 settembre a Oslo contro la Norvegia inizia il girone di qualificazione europeo. Siamo con Croazia, Bulgaria, Azerbajian, Malta e - appunto - Norvegia. Grazie a Dio (e a Michel Platini) l'allargamento a 24 squadre qualifica le prime due e la migliore terza. Per tenerci fuori servirebbe il suicidio perfetto.

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