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Roma-Juve e la grande delusione della serie A

Doveva essere lo spot del nostro campionato e invece non ha divertito. Juve superiore, campionato finito e Roma a passo lento...

Se Roma-Juventus doveva essere il promo da inviare a tutto il mondo, per dimostrare che anche noi siamo in grado di produrre pellicole di buon livello, meglio ripassare. Da salvare nella notte dell'Olimpico c'è poco ed è un peccato perché le premesse per un godere un bello spettacolo, invece, erano reali: squadre lontane in classifica, Roma con la necessità di azzannare la partita e Juventus non così assillata dall'obiettivo di non perdere. Nulla di tutto ciò. I novanta minuti (più qualcosa di recupero) hanno regalato tanti sbadigli, pochi tiri in porta e adrenalina concentrata tutta le caotico finale. E' un paradosso, ma la partita si è accesa nel momento in cui è stato chiaro che lo scudetto non era più in gioco, con i bianconeri spinti al +12 dalla punizione di Tevez e i giallorossi ridisegnati in campo per l'ennesima volta senza i totem Totti e De Rossi.

Solo in quel momento si è visto qualcosa che potesse giustificare la resistenza di essere arrivati all'ora abbondante accontentandosi del nulla iniziale che, purtroppo per noi, è andato in tv in decine di paesi ed è stato venduto come il miglior promo possibile per il nostro prodotto-calcio. Chi ha visto qualcosa delle sfide di alto livello di Premier e Liga nelle ultime settimane avrà apprezzato la differenza. Il bilancio finale di gol e calcioni (un espulso e 9 ammoniti, ma Orsato avrebbe anche potuto calcare oltre la mano) è la giusta fotografia di quello che siamo oggi e non è un problema di qualità assoluta, come dimostra la settimana perfetta in Europa. E' questione di mentalità: troppi pensieri per giocare a calcio bene una partita decisiva.

 
Il racconto della partita: Roma-Juventus 1-1

In assoluto il pareggio è un risultato giusto. La Juventus ha controllato agevolmente il nulla della Roma a lungo (zero tiri in porta fino all'inferiorità numerica) e poi ha mancato il colpo del k.o., consentendo ai giallorossi un finale vemente. Ha prevalso la paura di perdere rispetto alla voglia di vincere ed è un paradosso, considerato come la squadra di Garcia avesse a disposizione un solo riusultato per provare a riaccendere la fiammella della speranza. Stupisce che non se la sia giocata ed è stridente il contrasto con l'adrenalinica sfida dell'andata dove, al netto della questione arbitrale, si era visto un confronto tra due corazzate impegnate a segnare il territorio e a dimostrare all'altra di essere superiori. Una goduria che si è trasformata in normalità cinque mesi dopo. Peccato.

Il pareggio regala alla Juventus ben più di mezzo scudetto. I punti di vantaggio restano 9 ma, in realtà, salgono a 10 perché d'ora in poi la Roma sa che dovrà sopravanzare l'avversaria se vorrà vincere il titolo e non basterà più arrivare pari. Alla fine del campionato mancano 13 giornate e 39 punti; dire che le chance siano poche è realistico, anche perché Garcia sembra più impegnato a tenere d'occhio quelli che salgono da dietro e insidiano il secondo posto dei giallorossi che hanno pareggiato 7 volte nelle ultime 8 partite (5 volte con la formuletta dell'1-1) e che di questo passo rischiano di vedersi risucchiare nella lotta per un posto in Champions League. Anche per questo non si capisce l'atteggiamento del match scudetto che avrebbe potuto segnare una rottura anche psicologica. Forse sono mancate ancora una volta le gambe, insieme a qualche scelta del tecnico francese che per l'ennesima volta ha ribaltato la formazione a partita in corso. Sta diventando un limite più che una virtù.

Il finale è poco consolatorio per la serie A. All'inizio di marzo è tutto finito, almeno per quanto riguarda la corsa di vertice. Magari non ci sarà un solco di 17 punti come quello scavato da Conte nella passata stagione, però la sensazione di non sapere che cosa vendere d'ora in poi è forte. Il merito è della Juventus, ovvio, ma è anche un atto d'accusa per il sistema intero che da troppo tempo non riesce a offrire un prodotto dignitoso fino a maggio. Quanti sono i campionati chiusi in volata negli ultimi 7-8 anni? Si contano su pochissime dita della mano. Una volta eravamo il torneo più bello, difficile e, soprattutto, equilibrato del mondo. Non lo siamo più.

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