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Calcio

Parma choc: arrestato Manenti per reimpiego capitali illeciti

Svolta nell'inchiesta della Procura di Roma: vasta operazione e in carcere finisce anche il nuovo proprietario dei ducali

Il presidente del Parma Giampietro Manenti è stato arrestato dagli uomini della Guardia di finanza nell'ambito dell'operazione, coordinata dalla Procura di Roma. L'accusa nei confronti del patron del Parma è di reimpiego di capitali illeciti. Manenti è presidente del Parma calcio dallo scorso mese di febbraio ed era in attesa dell'udienza del Tribunale fallimentare fissata per il prossimo 19 marzo nella quale si era impegnato a portare un piano di rilancio del club senza, però, che nessuno credesse più alle sue promesse. Sin dal giorno del suo sbarco a Collecchio, infatti, aveva garantito di avere la possibilità di rilanciare il Parma pagando i debiti e investendo nuovi soldi, mai arrivati in Italia. Avevano suscitato scalpore i suoi viaggi in Slovenia per cercare di sbloccare fantomatici bonifici (mai giunti) e né il presidente della Figc, Carlo Tavecchio, né il sindaco di Parma, Pizzarotti, intrattenevano più rapporti con lui avendolo definito "non credibile".

I motivi dell'arresto
Manenti è finito in manette nell'ambito di una vasta operazione condotta dalle prime ore della mattina dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma delegata dalla Procura della Repubblica della Capitale. Complessivamente sono state arrestate 22 persone con accuse che vanno dal reato di peculato all'associazione a delinquere, frode informatica, utilizzo di carte di pagamento clonate, riciclaggio ed autoriciclaggio, aggravato dal metodo mafioso. Le Fiamme gialle hanno effettuato una sessantina di perquisizioni su tutto il territorio italiano.

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Delle vicende del Parma calcio si sta occupando anche la Procura di Parma, che ha acquisito tutta la documentazione e indagato sia l'ex presidente. Tommaso Ghirardi, che l'ex amministratore delegato, Pietro Leonardi, con l'ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta. In una serie di visite a Collecchio, proseguite anche nelle ultime ore, sono stati acquisiti documenti e bilanci per cercare di ricostruire i movimento dell'ultimo triennio di gestione Ghirardi e dei mesi in cui la società è passata di mano, prima a uomini con legami con il petroliere albanese Taci e poi allo stesso Manenti. Una ricostruzione difficile e che ha visto scendere in campo anche l'Antimafia nell'ipotesi di contatti con famiglie della grande criminalità organizzata calabrese.

Quell'udienza ormai inutile
Manenti, come detto, da tempo non era più interlocutore delle istituzioni sia a Parma che in Figc. Tutti attendevano l'udienza del 19 marzo contando nella concessione da parte del Tribunale di un percorso di fallimento concordato in modo da poter far scattare il piano di salvataggio messo in campo dal presidente federale Tavecchio e dalla Lega di serie A: 5 milioni per garantire il finale del campionato coprendo i costi per le partite (al Tardini e in trasferta) e per pagare almeno parte degli stipendi di giocatori e dipendenti negli ultimi tre mesi della stagione. Un piano sui si opponeva lo stesso Manenti, che nel frattempo aveva trattato la cessione del Parma calcio con alcuni interlocutori cominciando con il finanziere Alessandro Proto, ma che rappresentava l'unica via d'uscita per provare a salvaguardare la serie A con 20 squadre.

E adesso cosa accadrà?
Intanto bisogna attendere le reazioni di Donadoni e dei giocatori, che nelle scorse settimane si erano rifiutati di scendere in campo in un paio di occasioni per cercare di creare un po' di attenzione intorno al caso. Poi c'è l'urgenza di garantire la disputa di Parma-Torino, in programma domenica sera al Tardini dove al momento mancherebbero, però, le condizioni minime. Il club non avrebbe più soldi in cassa per pagare le utenze e gli steward; due settimane fa Manenti aveva ottenuto il via libera dal Gos per la partita contro l'Atalanta, ma ora tutto torna in discussione.

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