Calcio

Manenti: carte clonate e conti hackerati per fare cassa

Così funzionava il meccanismo criminale messo in piedi dal presidente del Parma per "risanare" i conti della squadra

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Il presidente del Parma Giampietro Manenti – Credits: Getty Images

Di Floriana Bulfon

Giampietro Manenti aveva davvero un piano per "salvare" il Parma Calcio dal fallimento: affidarsi a un’organizzazione criminale. Quando, a febbraio, diventa Presidente della squadra gialloblù e ha bisogno di soldi, si rivolge ad Angelo Augelli, uno dei capi di un gruppo specializzato in frodi informatiche transnazionali da decine di milioni di euro. È questa la ricostruzione della Procura di Roma che ne ha chiesto l’arresto per reimpiego di capitali illeciti.

Il piano di Augelli e Manenti, stando alle accuse, è quello di utilizzare 4 milioni e mezzo di euro, ottenuti con carte di pagamento clonate e conti correnti hackerati, per poi farli arrivare nelle casse del club come corrispettivo per l’acquisto di biglietti, merchandising e sponsorizzazioni inesistenti.
L’inchiesta sembra confermare i dubbi che i tifosi e i cittadini di Parma avevano sul patron, uno con un curriculum di rispetto, secondo quanto si legge nelle carte: precedenti per lesioni, possesso di armi, bancarotta semplice, violazione degli obblighi di assistenza familiare e tentata estorsione.
"Avrei un cliente pronto a sponsorizzare con carta di credito, da farsi anche in banca (totale 4 milioni e 500 mila)", scrive in un sms Augelli a Manenti intercettato dal Nucleo tributario della Guardia di Finanza di Roma. E precisa subito dopo: "Il tutto ovviamente quando il Parma sarà di tua proprietà".
E così quando Manenti diventa presidente del Parma per 1 euro, accollandosi 100 milioni di debiti, dopo averlo comprato dalla cipriota Dastraso Holding dell’albanese Rezart Taci, che a sua volta era entrata in possesso della società acquistandola a fine anno da Tommaso Ghirardi, in un passaggio di scatole vuote che ha portato i magistrati a chiedere l’istanza di fallimento del club (l’udienza è prevista domani n.d.r.), il neo patron si precipita a chiamare Augelli per concordare un incontro in merito ai finanziamenti che gli servono.
E Augelli sa come procedere, grazie al gruppo di tecnici a sua disposizione, capeggiati da Giuseppe Costanzo, detto Pippo, indicato da uno degli altri indagati come uno che non ci va leggero con le ritorsioni: "Ci squagliano proprio, è vicino ai Santapaola e alla mafia catanese".
Per  "scaricare" subito i primi 350 mila euro tramite carta di credito basta utilizzare un Pos della società opportunamente modificato dagli hacker dell’organizzazione oppure procedere al trasferimento da banca a banca, passando da Dubai o dalla Svizzera. Simulando finte garanzie, Manenti potrà averne una da 50 milioni l’anno, rinnovabile naturalmente. Per il disturbo Augelli richiede appena 300 mila euro, con tanto di fattura fittizia "per servizi di consulenza sulla verifica della sicurezza presso lo stadio Tardini e il centro sportivo di Collecchio",  a favore della Delta sas, società di investigazioni private intestata a sua madre.
Manenti si sarebbe dato un gran da fare per attivare l’operazione di scambio tra le banche, ma Monte dei Paschi non avrebbe permesso di effettuare l’operazione. Con la banca senese Manenti sembra proprio non andare d’accordo, tanto che, proprio in quei giorni in cui si affatica per far passare l’operazione, fa sapere che la banca per problemi tecnici, per lui inspiegabili, non è riuscita a bonificare i soldi degli stipendi che a Parma i dipendenti aspettano da mesi.
Può partire però il meccanismo delle carte di credito e Augelli si affretta ad andare a Parma per fare subito un test così da scaricare tramite i Pos il denaro. E le carte devono essere tante, "tante fino a quando non lo squaglia (il Pos, ndr)". Perché quello del Parma Calcio è un grande affare.
E se non bastasse Manenti rende noto di aver trovato anche due fondazioni su cui far transitare i soldi, quelle del resto sarebbero la specialità della banda. Il gruppo sarebbe riuscito infatti a entrare persino nel server della Banca UBS di Zurigo prendendosi 50 milioni di dollari dal conto corrente di una holding per poi trasferirli sul conto corrente di un presunto ente benefico, il Movimento Vibra Joao XXIII, di fatto da loro gestito. Operazioni complesse come quella di trasferire 1 milione e 600 mila euro sui conti di una fondazione a Fortaleza, in Brasile, simulando una donazione, per poi ricevere dalla stessa indietro il 60 per cento della somma investita, 960 mila euro, facendo perdere le tracce della provenienza illecita dei soldi.
E tra le accuse, nell’inchiesta coordinata dai procuratori aggiunti Nello Rossi e Michele Prestipino che ha portato all’arresto di 22 persone, viene contestato anche il reato di autoriciclaggio, così come prevede la norma entrata in vigore a gennaio 2015. Con tanto di aggravante del metodo mafioso.
Far girare i soldi non sembra essere un problema per Augelli e Adelio Zangrandi, il promotore dell’organizzazione, che entusiasti  commentano subito dopo aver avviato i contatti con Manenti: "Ottimo, dai praticamente ce lo ricompriamo noi il Parma". L’obiettivo è inserire la società nel meccanismo dei loro traffici illeciti, utilizzando il flusso di denaro che girerebbe attorno al club attraverso attività di trading con il flusso di cassa disponibile servendosi proprio del Parma Calcio per ricevere fittizie donazioni mascherate da sponsorizzazioni e provenienti dai fondi scaricati da server bancari grazie ai tecnici di fiducia.
E dire che solo pochi giorni fa Manenti sentenziava: "Ho un piano di risanamento che sarà difficile smontare anche da parte della Procura. E quel piano sarà la salvezza del Parma Calcio".





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