Calcio

"Matti per il calcio", il valore sociale dello sport

Disagiati mentali, medici e infermieri in campo con la Uisp per un torneo di tre giorni che vuole utilizzare lo sport per migliorare la vita degli ospiti nei centri di salute mentale

Alcuni dei protagonisti del torneo organizzato dall'Uisp "Matti per il calcio"

16 squadre di calcio a 7 formate da persone con disagio mentale, operatori e medici dei centri e dei dipartimenti di salute mentale di tutta Italia. "Matti per il calcio" mostra il lato più sano di uno sport che sempre più raramente diventa d'esempio. Organizzato dall'Uisp da giovedi 12 settembre fino a sabato 14 a Montato di Castro, il torneo conta 40 gare totali e oltre 400 tra giocatori e volontari dell'organizzazione, arbitri, operatori e accompagnatori. "Abbiamo cominciato sette anni fa con poche squadre raccogliendo le realtà in vari territori. L'evento nazionale voleva essere il punto finale che raccogliesse tutte queste realtà, ora abbiamo sedici squadre di quindici regioni differenti. Un'occasione unica per portare attenzione sui questi disagi. I ragazzi sono felicissimi di stare insieme, anche la scelta del villaggio è particolare, ogni malattia è diversa ma andare al campo insieme unisce e guarisce, ognuno si rende utile a suo modo" spiega Simone Pacciani, vice presidente dell'Uisp.

Sabato 14 settembre semifinali e finali per un evento che è stato pensato come un'avventura nello sport dal risvolto sociale unico e prezioso. Le storie dei protagonisti raccontano le vite difficili di chi prova giorno per giorno a superare l'isolamento cercando di ricostruire l'equilibrio con il proprio corpo e con la società. Il calcio diventa così strumento di relazione, medicina per chi vive situazioni di disagio fin dalla giovanissima età. "Matti per il calcio" diventa così opportunità per attirare l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica su malattie generate dall'isolamento, che compaiono spesso in giovane età, intorno ai 20 anni, e che si evolvono in una progressiva autoemarginazione.

Simone Pacciani continua: "Ci sono tante storie, come quella di Francesco, 44 anni, che non è mai uscito da Napoli ed è l'attaccante dell'Asl zona Flegrea. Un uomo che ogni giorno sale sui mezzi pubblici e si sposta da Soccavo, sobborgo ovest di Napoli, per raggiungere Pozzuoli, dove c’è il Centro Serapide: si allena per poi tornare nel suo quartiere e nel calcio vede una luce, una certezza. L'esperienza a Montato di Castro sarà la prima volta in un letto diverso da quello di casa. Marco, 40 anni, è invece in cura presso la Asl Umbria 2 di Foligno, ama calcio e musica. Ha perso il papà a 15 anni e da allora è in cerca di pace, anche con se stesso. La sua malattia è definita schizofrenia e solo in campo lui riacquista equilibrio, padronanza del proprio corpo e capacità di autogestirsi".

L'agonismo passa in secondo piano e anche per questo motivo il "calcio che conta" rimane escluso: "Abbiamo collaborato con l'arbitro Trentalange ma non ci siamo mai messi in contatto con calciatori e club. Non vogliamo che l'evento sia incentrato sull'agonismo, una star del calcio potrebbe portare troppo l'attenzione sul campo. Per fare un esempio lo scorso anno c'erano 20 squadre, abbiamo fatto le finali e pioveva fortissimo, i campi erano allagati. Non potevamo giocare e abbiamo fatto la seconda giornata in un campo a cinque. Questo per sottolineare lo spirito con cui si vive questo evento, la parte sportiva è diventata secondaria".

Le squadre che hanno aderito sono 16 e provengono da ogni parte d'Italia: Vivere insieme (Arezzo) Fuori di pallone (Torino), Kaylè Rovato (Brescia); Fuori di testa (Fabriano), Insieme Sport (Foligno), Una Ragione in più (Oristano), Va pensiero (Parma), L’Airone (Pescara), Insieme per sport (Genova), Olimpia (Milano), Gi.a.re (Reggio Calabria), Real…mente (Roma), Araba Felice (Rovigo), Rappresentativa Uisp (Taranto), Coordinamento disagio (Trentino), Centro Serapide (Napoli). Il viaggio più lungo spetta alla squadra di Villa Falco, che partirà da Porto Salvo in provincia di Reggio Calabria. Filippo, 52 anni, è il fac-totum della squadra, vive nella struttura da sempre e dispensa consigli ai suoi compagni più giovani, visto che ha già partecipato alla manifestazione quattro anni fa. Francesco, 30 anni, della squadra Fuori di pallone di Torino è un super fobico, è molto timoroso delle nuove esperienze, ha paura di viaggiare, di ritrovarsi in un posto a lui non familiare, lontano dalla mamma con cui convive. E' stata lei ad incitarlo per vivere questa esperienza e staccarsi finalmente da Facebook, per lottare contro l'apatia e trovare nuovi stimoli con cui vincere i problemi.

Storie simili tra loro e legate dalla passione per uno sport che è ancora capace di stupire e trovare un senso. Mentre il business e l'ignoranza affossano il mondo del pallone tra cifre astronomiche, razzismo, scontri e eccessi, "Matti per il calcio" rispolvera il concetto originale dello sport e della corsa dietro ad un pallone. Socializzare, vivere l'esperienza di squadra, vincere in campo per poi vincere fuori, nella vita.

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