Ma quale fair play economico, le cifre del calcio sono sempre più folli

Nel 1978 Paolo Rossi passò dal Vicenza alla Juventus per 5 miliardi di lire. Una cifra record che creò polemiche a non finire, indignazione che portò alle dimissioni il presidente della Lega calcio Franco Carraro. Da quel momento in …Leggi tutto

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bar sportNel 1978 Paolo Rossi passò dal Vicenza alla Juventus per 5 miliardi di lire. Una cifra record che creò polemiche a non finire, indignazione che portò alle dimissioni il presidente della Lega calcio Franco Carraro. Da quel momento in poi il calcio diventò un giocattolo di lusso dalle cifre impossibili, dai conti in rosso e dalle società insolventi. Nel 2011, nonostante la proposta di Michel Platini di seguire il fair play economico, la situazione non cambia e le cifre folli continuano a soffocare lo sport più amato del paese.

Nei giorni scorsi Giuseppe Marotta della Juventus è tornato sul tema delle cifre folli del mercato parlando dell’impossibilità di arrivare a Sergio Aguero e Giuseppe Rossi. Cifre da capogiro secondo l’uomo mercato bianconero lasciano dubbi anche sull’etica delle società e degli agenti che fanno i prezzi. Il Corinthians ha provato ad acquistare Carlos Tevez per 63 milioni di dollari, Sergio Aguero è finito al Manchester City per 43 milioni di euro, il Chelsea è arrivato addirittura a pagarne 15 per un allenatore.

Dopo il passaggio di Roberto Baggio alla Juventus per 25 miliardi di lire nel 1990 le spese folli non sono più diventate oggetto delle trattative per i fenomeni, bensì un’abitudine che ha avvelenato il calcio incidendo anche sui contratti. Si assiste così a valutazioni fuori mercato, ad accordi tra giocatori e società per cifre impensabili. Amauri, che guadagna 3,8 milioni di euro, è la palla al piede della Juventus che non riesce a piazzarlo senza rimetterci. I 12 milioni di euro a stagione per Cristiano Ronaldo sono sostenuti anche dall’universo del merchandising prodotto dal giocatore, ma come si spiegano i 10 milioni all’anno guadagnati da Yaya Tourè?

Senza parlare del contratto di Luca Toni che lo scorso anno si è legato al Genoa con un contratto da 4 milioni netti a stagione e che ora si gode le sue ultime stagioni in maglia bianconera guadagnando le stesse cifre di Robinho, Maicon e Sneijder. Chissà cosa ne pensa Sebastian Frey, tra i migliori portieri d’Europa negli ultimi anni e appena arrivato al Genoa con un “misero” contratto da 1 milione a stagione. Stesso discorso per Alberto Gilardino che, secondo le ultime voci, potrebbe finire in rossoblù con un contratto da meno di due milioni di euro, la metà di Luca Toni.

1,5 milioni è invece la cifra con cui il Bologna è arrivato ad Alessandro Diamanti, a mio modo di vedere uno dei talenti più limpidi del nostro calcio. 1,5 milioni anche per il cartellino di François Gillet, portiere di sicuro rendimento che merita la Serie A ma che è tra i meno retribuiti. Il fair play finanziario è un miraggio e il calcio continua a vibrare tra cifre spropositate che troppo spesso fanno l’interesse di presidente ambiziosi anche fuori dallo sport. La chiarezza e la limpidezza, un modello stile NBA e la possibilità di privatizzare gli stadi potrebbe permettere al calcio di conquistare una nuova credibilità. Nel frattempo il circo continua e il biglietto costa caro, troppo caro.

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