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Calcio

Inzaghi, fine della corsa? Contro il Verona altra delusione

Beffa finale con fischi e la panchina è a rischio. Lui si difende, ma i tifosi non lo vogliono più e le sue scelte vengono contestate

Fine della corsa. E non è questione di esonero o meno, ma della sensazione che Pippo Inzaghi e il Milan sia destinati a non percorrere più la stessa strada. Troppo brutta la squadra vista contro il Verona e beffata dal pareggio di Nico Lopez al 95'. Risultato giusto anche se maturato in modo rocambolesco. Conta poco, però, perché anche i primi 94 minuti non era stato all'altezza delle attese per una prova considerata spartiacque per il destino del tecnico. Doveva vincere e ha pareggiato, aveva bisogno di una grande prestazione e ha messo in mostra il solito Milan di questo inizio di 2015. Quello che ha raggranellato 10 punti in 10 partite e ha chiuso la corsa in Coppa Italia. Game over. Appunto.

"Dispiace prendere un gol a dieci secondi dalla fine e in quel modo. Siamo stati dei polli" la sua affranta spiegazione: "E' il bello e il brutto del calcio, dipende da chi realizza e da chi lo subisce". Lui lo ha subito come era capitato anche a Mazzarri nell'ultima serata sulla panchina dell'Inter; ancora il Verona e, soprattutto, ancora Nico Lopez, quasi un predestinato. Il futuro? "Vado avanti a testa alta e questa domanda non dovete farla a me, ma alla società - la reazione d'orgoglio -. Abbiamo pochi cambi e questo rende difficile la gestione delle partite come è capitato anche oggi dopo il 2-1. Abbiamo sofferto".

Tanto sofferto da averlo convinto ad inserire un difensore (Bocchetti) per un attaccante (Pazzini). Dopo aver già tolto Cerci, deludente ancora una volta, per far posto a Honda e avendo scelto all'inizio di tenere in panchina Destro, l'uomo corteggiato da Galliani a fine gennaio. Brutte scene in una serata così. Deluso? "Adesso pensiamo alla Fiorentina. Pretendo sempre di più e sapevo che contro il Verona era una partita abbastanza complicata. Dovevamo fare meglio".

Inzaghi era stato fischiato insieme al Milan al termine della partita e, pochi minuti prima, per aver sostituito Pazzini con Bocchetti. Un chiaro segno di paura e insicurezza trasmesso forse alla squadra e certamente poco apprezzato dal (poco) pubblico di San Siro: solo 29.510 paganti e abbonati, ma molti meno realmente arrivati allo stadio. Una serata difficile sin dall'inizio e che Pippo ha vissuto in panchina con grande sofferenza. Aveva con sè il piccolo rosario che rischia di diventare l'immagine della resa, così come la maschera con la quale ha vissuto il momento in cui Nico Lopez ha scaraventato alle spalle di Diego Lopez il pallone del 2-2. Quasi una sentenza. Poi Galliani è sceso negli spogliatoi e si è confrontato con allenatore, staff e giocatori.

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