Calcio

I 5 errori dell'Inter dal Triplete a oggi

Il 22 maggio di tre anni fa i nerazzurri erano sul tetto d'Europa. Oggi contemplano la stagione peggiore della loro storia, facendo mea culpa...

22 maggio 2010. Tre anni fa l'Inter vinceva la Champions League (Credits: Ansa)

22 maggio 2013 - 22 maggio 2013. Quanto può cambiare la vita in 3 anni.  Dalla squadra dei record con José Mourinho a quella dei record negativi con Andrea Stramaccioni il passo è stato brevissimo. Da Benitez a Ranieri passando per Gasperini gli errori della dirigenza nerazzurra sono alla base di un castello di colpe che ha fatto affondare l'impero nerazzurro in soli 36 mesi. La prospettiva di una nuova era con Walter Mazzarri in panchina convive con la voglia dei tifosi di dimenticare gli ultimi anni e rivedere finalmente una squadra pronta a combattere partita per partita con la stessa fame dell'era Mou. E proprio dagli errori dovrá ripartire l'Inter: ecco i 5 più gravi dal 22 giugno 2010 a oggi.

1) Il mercato scellerato. Dopo l'addio di Eto'o l'Inter ha vissuto un crollo verticale verso l'oblio i cui protagonisti sono stati i flop del mercato recente. Negli ultimi anni Moratti ha investito un capitale in giocatori che hanno sorpreso solo in negativo. Gli oltre 10 milioni di euro per Pereira, il talento inespresso di Ricky Alvarez, Jonathan che avrebbe dovuto essere il nuovo Maicon. Dal 2010 a oggi i simboli del Triplete sono andati via poco alla volta e di loro sono rimasti unicamente Cambiasso, Zanetti e Milito. 

2) Aver sbagliato ogni scelta per la panchina. Dopo l'addio di Josè Mourinho Massimo Moratti ha brancolato nel buio per tre anni e continua a farlo anche oggi. La ricerca di un tecnico capace di far ripartire la macchina delle vittorie è naufragata nei nomi di Benitez, Ranieri, Gasparini e Stramaccioni. Progetti in cui probabilmente il patron nerazzurro era il primo a non credere.  

3) Troppo potere al clan argentino. Pezzi di storia, bandiere dell'Inter e fuoriclasse veri. Il problema del clan argentino è il potere accumulato negli anni e l'influenza sulle scelte del presidente Moratti. Samuel, Milito, Cambiasso e Zanetti hanno forte presa sul numero uno dell'Inter e in più di un'occasione è sembrato cogliere dalle loro prestazioni critiche neanche troppo velate a moduli e giocatori schierati. Per iniziare un nuovo ciclo bisogna prima mettere la parola fine al precedente onde evitare ingerenze scomode da sopportare. Soprattutto per i nuovi arrivati. 

4) La Mourinho dipendenza. I tifosi nerazzurri (ma anche la società) sono ancora fermi con la memoria alla stagione del Triplete, un sogno perfetto che in tanti ancora adesso faticano a realizzare. Il periodo con il tecnico portoghese è stato uno dei più vincenti ed emozionanti nella storia nerazzurra e ciclicamente il nome di Mourinho viene riproposto per una nuova e improbabile reggenza sul club di via Durini. Un'icona che non ha mai lasciato i cuori dei supporter e di tutto l'ambiente dell'Inter, fattore che ha reso molto più difficile il lavoro per tutti i successori. 

5) Il mancato rinnovamento. Tanti giovani dell'Inter sono stati ceduti troppo presto e senza programmare un futuro investendo dalla primavera. Tutti i più grandi club europei puntano alle proprie giovanili come laboratorio capace di garantire nuovi talenti e plusvalenze da sogno. Livaja, Stevanovic, Destro, Poli, Viviano, Andreolli, Khrin, Longo sono solo alcuni esempi di come l'Inter non abbia mai creduto nei suoi stessi giovani. Ha preferito improbabili investimenti all'estero ritrovandosi con giocatori sopravvalutati e non all'altezza della Serie A. 

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