Calcio

Da Benitez ad Allegri. Quando vincere non basta

Stasera il tecnico del Chelsea si gioca l'Europa League con il Benfica, ma sa già che lascerà il posto a Mourinho. E' successo a Di Matteo e pure a Jupp Heynckes. Potrebbe succedere anche al tecnico del Milan

L'ex tecnico di Liverpool e Inter, Rafa Benitez (Credits: EPA/UEFA)

Cambiare si può, cambiare si deve. Anche se chi lascia ha raccolto risultati da prima pagina e chi arriva chissà. Il valzer delle panchine delle grandi d'Europa non fa sconti a nessuno. Nemmeno agli allenatori che hanno dimostrato con i fatti di avere i numeri per andare lontano e ripetere stagioni semplicemente fantastiche. E' successo tante volte in passato, succederà anche stasera all'Amsterdam Arena. Benfica e Chelsea si giocano l'Europa League, che non sarà la Champions, ma nemmeno la coppetta dell'oratorio. Peccato che comunque vada, non sarà un successo. Almeno, per Rafa Benitez, tecnico dei Blues che prestissimo lascerà il posto a sua maestà José Mourinho. Per la serie, vincere non basta. 

Proprio così. Anche se dovesse riuscire ad alzare verso il cielo l'Europa League, Benitez non sarà riconfermato alla guida del Chelsea. Il patron del club inglese, Roman Abramovich, avrebbe già scelto come suo successore lo Special One, che è reduce da un triennio al Real Madrid tutt'altro che esaltante. Eppure, così è se vi pare. Prendere o lasciare. Fuori Benitez, anche con un trofeo tra le mani. Dentro Mourinho, che è reduce da una stagione in cui non ha portato a casa nulla se non gli sguardi lunghi di buona parte della squadra. Anche nel calcio, vale la regola non scritta di un certo Mark Twain: "Tutto ciò di cui abbiamo bisogno in questa vita sono ignoranza e fiducia. E il successo è assicurato". Come dire, a ognuno il suo. E tutti felici. 

Tuttavia, Benitez è in buona compagnia. Sono tanti infatti i tecnici nella storia del pallone che sono stati cortesemente accompagnati alla porta pure dopo aver raggiunto traguardi importanti. Per rimanere in casa Chelsea, cosa dire di Roberto Di Matteo, ex centrocampista della Lazio e della Nazionale, che soltanto qualche mese fa ha sostituito in corsa un deludentissimo André Villas-Boas? Ha traghettato la squadra fino al trionfo in Champions League, battendo in finale un Bayern Monaco che era già stellare. E poi? Tempo qualche settimana ed è arrivato il benservito. Come se nulla fosse. Come se vincere la Champions fosse una cosetta da nulla. Per la cronaca, Di Matteo è ancora disoccupato. 

Ma nella lunga lista dei trombati illustri c'è anche un certo Jupp Heynckes, che nella stagione in corso ha battuto tutti i record alla guida dei Rossi di Monaco di Baviera. Nel 1997-98 gli vennero consegnate le chiavi del Real Madrid. Poteva essere l'inizio di una lunga storia d'amore. E' stata invece un'avventura da film dell'orrore. La ragione è presto detta. Heynckes vinse Champions League e Supercoppa di Spagna, ma al direttorio spagnolo non bastò. Perché in campionato le cose non erano andate per il verso giusto. E allora, tanti saluti e grazie. 

Un trattamento simile potrebbe essere riservato a Massimiliano Allegri, che al Milan ha vinto spesso e volentieri e che quest'anno rischia il posto dopo aver firmato una rimonta che ha del miracoloso. Pare che il presidente Berlusconi non abbia mai visto di buon occhio il tecnico toscano, anche e soprattutto per i modi e i tempi delle sue scelte in Champions League. Insomma, va bene il campionato, ma in Europa il Milan avrebbe dovuto e potuto fare di più. Come se uscire dal trofeo più importante del continente per mano, anzi, per piede del Barcellona fosse un'offesa da sottolineare con la matita rossa. Questione di giorni, poi si saprà. Per Benitez, l'ora dell'addio è già arrivata. Per Allegri, chissà.

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