Calcio

Se Icardi avesse la metà della grinta di Zamorano...

Il cileno avrebbe molte cose da insegnare a Maurito: dall'amore per la maglia alle mille corse per recuperare il pallone

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Filippo Nassetti

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Difficile non riconoscere a Maurito Icardi il talento: in tre anni di Inter 51 gol su 104 prersenze sono una media da grande centravanti, un gol ogni 2 partite. Per intenderci Altobelli e Milito hanno tenuto una media più alta di 2,2, mentre più letali sono stati Ronaldo, Boninsegna (1 gol ogni 1,6 partite) e Ibrahimovic (1,7). Eppure c'è un giocatore del passato, molto meno goleador di Maurito, dal quale dovrebbe prendere ispirazione. Un giocatore dal cuore di indio e dal volto tagliente da araucano, gli antichi guerrieri delle Ande. Quel giocatore è Ivan Zamorano.

Bam Bam è stato un idolo per i tifosi, più che per la sua media realizzativa (in gol ogni 3,6 partite), per aver vestito la maglia nerazzurra per 5 anni con una grinta e un temperamento sconosciuti al bravo Icardi. "La passione e il temperamento sono sempre state nelle mie vene. Nessuno ha mai lasciato lo stadio pensando 'Ah, se Ivan avesse rincorso quel pallone', perché li rincorrevo tutti", ci racconta lo stesso Zamorano al telefono dalla sua "Città sportiva", il centro per ragazzi tirato su in Cile perché - spiega - "mi sentivo in dovere di restituire l'affetto ricevuto. Il calcio mi ha reso non solo un grande sportivo, ma soprattutto una persona migliore".


La sua determinazione ha fatto ricredere anche Jorge Valdano, che ne caldeggiò la cessione dal Real Madrid all'Inter sostenendo che Zamorano non era in grado "di capire il calcio raffinato di Laudrup, Raul e Redondo". Salvo poi pentirsene e ammettere: "Non mi sono mai sbagliato come con lui, avevo sottovalutato il suo enorme orgoglio, la capacità di essere un trascinatore per la squadra. Per non parlare della sua elevazione: lui non saltava, ma scendeva direttamente dal cielo".

"Le parole di Valdano? No, non ci rimasi male, pensai solo che era il pensiero di un dirigente che non mi conosceva", la replica oggi di Zamorano. "L'unica cosa che sapevo, era che avrei dovuto lottare per affermarmi. Ognuno di noi è architetto del suo destino. La lotta che dovevo intraprendere non era con lui o con la stampa, che aveva riportato le sue frasi, ma con me stesso, per impegnarmi ancora di più".

L'uscita dal Real (dove comunque segnò un centinaio di gol sostituendo un idolo come il messicano Hugo Sanchez) gli aprì le porte all'Inter, che Ivan preferì alla corte del Bayern Monaco. "A convincermi fu lo spessore di Massimo Moratti. Non si rivolse solo al calciatore, ma anche all'uomo". Non era il suo primo passaggio in Italia, perché l'avventura europea era iniziata a 21 anni a Bologna, dopo che su di lui aveva messo gli occhi il presidente Gino Corioni. "Con i rossoblu non feci neppure un allenamento, andai subito al San Gallo in Svizzera. Per Maifredi non ero pronto"... e i rossoblu gli preferirono così Hugo Rubio.

All'Inter Zamorano ha legato subito anche per il rispetto portato alla storia del club. "Non puoi arrivare all'Inter e non conoscere la storia di chi ha vestito questa maglia. Quando arrivai, sapevo tutto di Helenio Herrera, Mazzola, Suarez, Facchetti, Altobelli...". Cinque anni nerazzurri contraddistinti dalla voglia di vincere e dalla capacità di adattarsi a qualunque partner d'attacco.

Ivan ha giocato con campioni come Ronaldo, Vieri, Baggio, Djorkaeff, Recoba e buoni giocatori come Keane, Ventola, Kanu e Sukur. Trovando una buona intesa con tutti come testimoniavano le conferenze stampa dei suoi allenatori (cinque in cinque anni: Hodgson, Simoni, Lippi, Tardelli, Lucescu). "Non avevo preferenze, certo il più grande è stato Ronaldo". Negli occhi dei tifosi è ancora impressa la commozione del bacio che Zamorano ha dato a Ronie in quella maledetta finale di Coppa Italia con la Lazio dove il rientro di Ronie, dopo mesi di inattività, durò solo 6 minuti prima del nuovo infortunio. "Commovente è stato essere vicino a Ronaldo in quelle settimane, vedere la sua volontà di rientrare più forte di prima".

Cinque stagioni con una sola vittoria in Coppa Uefa (3-0 alla Lazio a Parigi, con un gol proprio di Ivan): "Certo c'è il rammarico per quello scudetto sfumato per il rigore negato a Ronaldo contro la Juventus. E' stato un dispiacere, potevamo vincere quel titolo, anche per quello che poi si è saputo..." 

A Ronaldo l'ha unito anche il patto stipulato per la maglia numero 9, contesa da entrambi. Il primo anno di convivenza l'ha tenuta Bam Bam, dal secondo è stata assegnata a Ronie. "Ne parlai con Moratti e Mazzola e concordammo per darla a Ronie, in un momento delicato per lui. Per me il 9 è stato sempre un numero importante, era la maglia di mio padre Luis. Così decisi di prendere la 18, mettendoci un + in mezzo, per ricordare a tutti che ero sempre un 9. Alla fine questa scelta mi ha dato più popolarità di quella che avrei avuto tenendo il mio numero".

Se gli venisse chiesto, probabilmente Zamorano a Maurito ripeterebbe le parole del suo vecchio allenatore Javier Azcargorta: "Ivan, gioca come vivi!".   



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