Sull’orlo di una crisi di derby

La partita dell’anno si avvicina tra tensioni, polemiche e chi parla della Samp senza andare allo stadio Segui Blucerchiando su Facebook e Twitter La settimana più lunga dell’anno, quella dove fai di tutto per pensare ad altro mentre le ore …Leggi tutto

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La partita dell’anno si avvicina tra tensioni, polemiche e chi parla della Samp senza andare allo stadio

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La settimana più lunga dell’anno, quella dove fai di tutto per pensare ad altro mentre le ore passano e l’adrenalina sale. La settimana DEL derby, non di un derby qualunque. La Sampdoria ha l’occasione di centrare una salvezza vicina e allo stesso tempo di fare lo sgambetto agli eterni rivali impantanati nella lotta per non retrocedere. E la sfida arriva dopo la vagonata di polemiche (ed inesattezze) seguita a Sampdoria – Palermo. Una partita che coinvolto l’attenzione di tutta Genova e che dopo il fischio finale ha dato il via ad un rodeo di ipotesi e falsità, fantasie e certezze “per sentito dire”. La premessa è d’obbligo: la Sampdoria (non) scesa in campo contro i siciliani ha offerto una prestazione imbarazzante ed indegna, una delle peggiori prove stagionali. La squadra è stata inguardabile, verità incontestabile che ha fatto sorgere ben più di un dubbio. Partita venduta? Voglia di far male ai cugini? Appagamento? Vedendo i blucerchiati domenica scorsa era impossibile non avere qualche perplessità. Questo è innegabile. Quello che è negabile nella maniera più assoluta è il fatto che la tifoseria della Sampdoria abbia applaudito la sconfitta. Chi ha parlato di tre quarti dello stato a fischiare e un quarto ad applaudire si è dimenticato di precisare che gli applausi sono venuti dalla gradinata Sud che, appurata la prova becera contro il Palermo, già dal fischio finale ha portato i pensieri al derby.

Applausi per caricare, non per ringraziare. Applausi seguiti al coro “uccideteli” che da sempre è il più cantato nella settimana del derby. Nessuno è stato orgoglioso della prestazione offerta contro la squadra di Sannino, la consapevolezza di avere la salvezza tutt’altro che acquisita non permette cali di tensione, il 3-1 per come è maturato è inconcepibile e preoccupa non poco. Nel dopo partita più di un sampdoriano era fortemente deluso e pessimista. Tutta via, senza ipocrisia, è normale e comprensibile che una sconfitta capace di inguaiare il Genoa allievi il dolore. Come quando ti segna contro un giocatore che hai al Fantacalcio. Ciononostante dal fischio finale i commenti di tanti colleghi imparziali, anche di quelli che tifano per tutte e due le squadre liguri, sono stati sottintesi sapienti alla mancata sportività della Samp al contrario di un Genoa che due anni fa “aveva onorato lo sport combattendo e vincendo contro le dirette concorrenti per non retrocedere dei blucerchiati”. La rabbia, dopo una prestazione come quella di domenica scorsa a Genova, ci sta tutta. E’ legittima. Io stesso nei panni dei genoani sarei schifato dalla prestazione poco onorevole della formazione di Delio Rossi. Tuttavia mi fa ridere l’ennesimo attacco allo “stile Samp”.

Antisportivi, pagliacci, infami. Giudizi a pioggia che prendono di mira i blucerchiati, dalla società ai tifosi, dall’atteggiamento alla lealtà, e anche gli autori dello striscione con scritto “Oh nooo”, diretto riferimento ai laziali che consegnarono lo scudetto all’Inter beffando i cugini giallorossi. Uno striscione dal gusto opinabile perché non si festeggia mai una sconfitta della Samp. Striscione che non ha riassunto il pensiero di un’intera tifoseria ma che è bastato a sottolineare a tanti “la mancanza di sportività e la differenza tra noi e voi”. Sono sicuro che due anni fa, nelle partite con Lecce e Brescia, il popolo genoano fosse tutto unito nel motto “niente regali, di favorire la retrocessione della Sampdoria non ci interessa”. E poi c’era la marmotta che confezionava la cioccolata. In una gradinata c’è di tutto: i geni e gli ignoranti, i doriani e gli anti-genoani. Una gradinata come la Sud è fatta di persone e pensieri ma pensare di riassumere tutto il pensiero nell’antisportività è limitante. Nessuno ha goduto per la sconfitta della Sampdoria, di certo è stata una caduta meno amara delle altre. Nessuno ha applaudito un 1-3 in casa, quegli applausi hanno semplicemente voltato pagina nel momento stesso del fischio finale, lo stesso istante in cui tutti hanno smesso di interessarsi ai motivi di una prestazione così deludente. Hanno cercato di far credere che domenica fosse stata una festa per gioire del male al Genoa, ma vi assicuro che le priorità sono altre, dal 1946. Una di queste era chiamare la squadra sotto la gradinata e caricarla per il derby, punto. Ad ogni modo accettiamo le critiche, i giudizi sull’imbarazzo e il senso di vergogna per la nostra mancata sportività. Sono sicuro che già dalla prossima partita metteremo in campo anima, sangue e sudore. Senza fare favori a nessuno.

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