Salvezza a marzo, ammetto che non ci avrei creduto

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E’ fatta, la Samp è salva. Con la vittoria di Reggio Emilia contro il Sassuolo Sinisa Mihajlovic ha concluso il suo capolavoro: 31 punti in 18 partite, una media da Champions League con una rosa a disposizione che in estate aveva fatto storcere il naso a tanti. In questi momenti di festa, con un obiettivo raggiunto e “altri che vogliamo raggiungere”, salire sul famoso carro dei vincitori permette a chi ha creduto in questa rosa di togliersi parecchi sassolini dalle scarpe. Contro chi aveva criticato l’impegno e le capacità, contro chi aveva riso della rosa costruita.

Pur riconoscendone il tasso tecnico modesto già alla terza giornata mi ero dichiarato ottimista in un post. Poi la mia fiducia è via via svanita, sovrastata dall’evidente impotenza tecnica di una squadra incapace di lottare e imporre il proprio gioco, arresa a subire l’iniziativa avversaria. Proprio contro il Sassuolo, nella partita d’andata, uno dei momenti più bui dei tempi recenti: 4-3 in casa dopo aver recuperato un 1-3. Tanto cuore, troppa ingenuità e poco talento, un Delio Rossi svogliato e depresso, i nostri golden boys Krsticic e Pedro che di colpo diventano i sopravvalutati della rosa.

Mea culpa: ammetto di aver creduto che mandare via Delio Rossi sarebbe stato un errore. Non vedevo alternative valide in giro. Già mi immaginavo lo scenario peggiore: un traghettatore da esonerare nuovamente per richiamarlo in panchina quando ormai sarebbe stato troppo tardi. Pessimismo, ma non conoscendo le dinamiche interne non avrei mai detto che da lì ad una settimana la squadra avrebbe cambiato completamente la sua mentalità, la sua carica, la sua rabbia.

Mea culpa: non pensavo che Sinisa avrebbe potuto costruire un tale capolavoro. Ero entusiasta del suo arrivo perché adoro ciò che rappresenta e ciò che ricorda ma non ero sicuro al 100% delle sue capacità in panchina. Già dalla prima conferenza stampa mi sono però dovuto ricredere: cuore, amore, un professionista capace di riconoscere il valore dei nostri colori. Fin dalla prima partita contro la Lazio in campo è andata un’altra Sampdoria, a sua immagine, con gli occhi della tigre.

Mea culpa: non credevo che Roberto Soriano potesse esplodere nel giro di pochi mesi. Se penso al numero 21 di inizio stagione mi viene in mente una promessa incompiuta, capace solo di infastidire per il suo ruolo imprecisato e per dribbling incompiuti e troppo opachi per far la differenza in serie A. Sinisa Mihajlovic gli ha dato fiducia, lo ha reso uno dei giovani più interessanti del campionato, gli ha regalato la convocazione allo stage di Prandelli. Non lo avrei mai detto. E neanche tanti di voi.

Mea culpa: non credevo che Stefano Okaka potesse ancora giocare in serie A. Una promessa incompiuta, riserva in serie B, ai margini della rosa del Parma. Ha sorpreso tutti con la sua voglia di lottare su ogni pallone, di difendere e attaccare. Discorso simile per Maxi Lopez, chi lo avrebbe detto la scorsa estate che dopo sei mesi lo avremmo visto segnare nel derby sotto la sud? Se lo merita. Anche per quanto riguarda lui pensavo che le scorte di cuore e volontà fossero finite ormai da tempo.

La Sampdoria è tornata nella parte sinistra della classifica, con una salvezza raggiunta e a 7 punti dall’Europa League che resta un pensiero eccessivo ma che, media punti alla mano, spero mi porti ad un nuovo mea culpa. Sono contento di aver sbagliato opinioni, di essermi dovuto ricredere su tante realtà, di essermi sorpreso con il sorriso ben stampato sul viso, di averlo ammesso. Perché l’unica cosa che conta è il bene della Sampdoria e oggi non si può far altro che riconoscere la bravura della società e dei suoi uomini, dai dirigenti ai giocatori, nel portare avanti un’idea e un progetto anche nei tempi più difficili.

“In coscienza, non so dire se la situazione sarà migliore quando cambierà; posso dire però che deve cambiare se si vuole che diventi migliore”.

Georg Lichtenberg

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