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Calcio, serie A - 20^ giornata

La frenata della Juve, la rincorsa di Lazio e Napoli ed una riflessione sulla Roma

El Shaarawy non brilla ed il MIlan si ferma a Genova (Credits: ANSA/LUCA ZENNARO)

Gennaio, mese grigio e interminabile, lacrime dal cielo ovunque. Pennellate d’azzurro su una domenica di tristezza le dipingono Lazio e Napoli. Bene così. Grazie, quanto meno per l’effetto ottico che si disegna sotto una Juventus che pareggia a Parma. Nemmeno la tristezza velata da quei colpi di pennello celesti ci leva la convinzione che la squadra di Conte sia come Indurain in maglia rosa, che controllava da lontano e concedeva all’occorrenza. Non è il tempo dei cannibali, che fanno incetta anche di antipatie. Meglio mostrare qualche difetto, qualche presunto indice di attaccabilità, come la Juve che fa una fatica dannata a fare gol, specie ora che Vucinic, il suo top player vero, ha i  tendini in fiamme. Nessuno ci toglie dalla testa la convinzione che Conte stia preparando alla lunga, anche dal punto di vista fisico la partita di Glasgow con i Celtic, con rotazioni e utilizzi limitati. Il campionato non  cambia l’inerzia nonostante la faccia della classifica al giro d’orologio.

E se proprio volete saperla tutta, facciamo il tifo perché la Lazio che ha al momento l’allenatore dell’anno, Petkovic, possa reggere fino alla fine e magari portarsi a casa la finale di Coppa Italia. Nessuno lo merita di più: una squadra vera in un mazzo di rose finte. Pazienza se, anzi quasi giusto se ogni tanto arriva, come normale una mano (non vista): parte di un gioco che è inutile polverizzare in episodi ed è più saggio leggere nel suo complesso. Piuttosto sarà il caso, non senza un fondo di dispiacere, limitare l’ironia che spontaneamente suscita Lotito, che dimostra nella sua bizzarria di capire di calcio e di uomini. Oltre che di quattrini.

Bello il campionato lì dietro, con il Napoli che in pendenza di giudizio per quei due punti, ha ritrovato la rabbia che lo ha trasformato in una squadra meravigliosa, come quel cross disegnato di mancina ha Hamsik per la crapa di Maggio. Un gruppo che più lo metti sotto pressione più spreme energia, come il suo allenatore cui si addice il soprannome “Lamentino” che vorrebbe andare a riposo l’anno prossimo. Ma gente come Mazzarri è fatta per la trincea: la punizione vera sarebbero divano e ciabatte.

Si risolleva anche l’Inter, ma in casa col Pescara non poteva essere altrimenti. E si rialzerà di più ancora con i gol di Milito che le mancano come l’aria. Bel campionato dietro la Signora, che, scommettiamo con voi, non mollerà la posizione, nemmeno dopo la virata di questa boa di metà percorso e a prescindere da un mercato che uno che la vede lunga come Galliani, non sposterà una virgola nei valori.

Alla Fiorentina si può concedere l’altalena della gioventù. Meno alla Roma, che ha personale e piani di altro livello, e che perde a Catania con Zeman che sbatte di nuovo De Rossi in panchina in quella che è ormai una guerra dichiarata. Se vogliamo guardarla  col provincialismo romano, dieci punti dalla Lazio sono qualcosa di ingiustificato. Ma saranno anche fatti loro. Che se la sbroglino. Nota a margine: Palermo e Genoa sono squadre orrende che meriterebbero una retrocessione forse probabile. Spiace un mondo dirlo, perché abbiamo bisogno della loro storia, in questo vuoto pneumatico di interesse e di energia vitale. Ma è pure giusto che si finisca per pagare la confusione menatale, se è il caso.

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