ghedina bormio
Altri sport

No di Bormio alla Coppa del Mondo di sci: meglio gli ski-pass

Meglio avere gli impianti aperti che far gareggiare i campioni: cosa dicono i numeri e cosa replica Flavio Roda, presidente Fisi

Come se Monza decidesse di non ospitare più il Gran premio della Formula 1 e il Mugello chiudesse le porte alla MotoGp. Roba da non credere, quasi un insulto a voce alta che farebbe il giro del mondo tra l'indignazione generale. E' successo qualcosa di simile nello sci alpino, ma questa volta è tutto vero: Bormio si è chiamata fuori dalla Coppa del Mondo 2014-2015 che prenderà il via a Sölden il prossimo 26 ottobre. La località valtellinese ha fatto sapere in via ufficiale di non avere più intenzione di ospitare la discesa libera maschile in calendario a fine dicembre (il 28), mentre la Sib - la società degli impianti di risalita che coordina l'attività sulle piste di Bormio - ha lasciato intendere senza troppi giri di parole che chiudere la pista principale ai turisti nei giorni di maggiore affluenza turistica per fare posto alla Coppa del Mondo stava facendo perdere denaro. Insomma, spazio ai dilettanti perché i campioni non rendono più....

Fuori Bormio, entra Santa Caterina Valfurva

Nel momento di tirare le somme e definire il programma della stagione, la Federazione internazionale (Fis) ha preso atto della rinuncia di Bormio e si è guardata intorno per  verificare le alternative. Che a detta di chi è stato a Zurigo in occasione dell'assemblea autunnale della Fis erano numerose. Ma la Federazione (Fisi) di casa nostra ha fatto muro e ha chiesto e ottenuto di proporre un piano B tutto italiano. La scelta è caduta sull'impianto di Santa Caterina Valfurva, che dista da Bormio poco più di 13 chilometri. Come dire: cambia il campo di gioco non cambia il contesto. Eppure le differenze sono tante. A cominciare dal fascino che la pista Stelvio di Bormio ha sempre esercitato sugli appassionati. 

Il parere di Roda, presidente della Fisi

“Sicuramente Bormio è una pista di grande valore e negli ultimi anni ha ospitato eventi di grande richiamo internazionale", spiega a Panorama.it Flavio Roda, presidente della Fisi (Federazione italiana sport invernali), "ma non potevamo permetterci di perdere una gara della Coppa del mondo e abbiamo fatto di tutto per trovare un'altra sistemazione. Certo, la pista di Santa Caterina Valfurva non propone le stesse caratteristiche tecniche del tracciato di Bormio, che è unico al mondo. Tuttavia, sono convinto che da quelle parti si impegneranno al massimo per creare le condizioni affinché tutto proceda al meglio. Vedremo come andrà quest'anno, poi decideremo come proseguire in futuro”.

Già, ma come giustificare il dietrofront di Bormio? Roda indossa il pettorale e scende a uovo: “Non riesco a capire come una società che ha in gestione impianti di risalita possa permettersi di dire no a un evento sportivo di valore assoluto. Lo scorso anno ci sono state a Bormio più di 22 ore di mondovisione. Se si andasse a quantificare il ritorno di immagine per la località che hanno avuto in occasione della Coppa del mondo, be', sono sicuro che sarebbe un valore altissimo. E poi va detto che la Regione Lombardia si era impegnata per garantire un aumento dei contributi regionali per sopperire ai mancati incassi lamentati dalla società. Sì, sono convinto che dietro al loro passo indietro ci sia qualcosa di più, che le motivazioni siano altre. Parliamoci chiaro, Bormio è conosciuta nel mondo perché ha ospitato eventi come questi. La loro scelta è incomprensibile”.

Lo sci non tira più? Dalla Tv, numeri sconfortanti

I dati di ascolto forniti dalla Rai in merito al triennio 2011-2014 riferiscono di un interesse ai minimi storici per la Coppa del Mondo di sci alpino. Nell'edizione 2011-12, a fronte di 46 gare trasmesse dai due canali tematici sportivi della televisione pubblica, Rai Sport 1 e Rai Sport 2, si è registrato un ascolto medio di 234mila persone, con uno share da replica in piena notte: 1,87%. Nell'edizione successiva, le cose sono andate un po' meglio: 52 gare per 305mila persone di ascolto medio e il 2,03% di share. La Coppa del mondo 2013-14? Male, male, male. Ancora 52 gare trasmesse, che però nell'ultima stagione hanno portato a un seguito medio di 249mila appassionati e a uno share di 1,74%. La discesa libera dello sci in tv.

Come spiegare questi numeri? “Le gare", prosegue Flavio Roda, "vengono trasmesse su canali che non registrano contatti più alti quando propongono altri sport. Un conto è essere su Rai3, un altro passare su canali sportivi che non sono ancora molto conosciuti dal grande pubblico. In più, spesso in montagna Rai Sport non si vede e per uno sport come il nostro non è proprio una questione di poco conto. Lo sport in generale in Italia non gode di buona salute, ma le cose per noi non sono così disastrose. Un esempio? Nella categoria 'cuccioli', che raccoglie ragazzini di 10-11 anni, abbiamo ancora più di diecimila praticanti ed è la dimostrazione che l'interesse per lo sci c'è. Vero, non c'è più un campione di livello internazionale come Alberto Tomba a trainare il movimento, ma questo vale per tutte le discipline. Tutti vogliono emulare le gesta del grande atleta. Nello sci, come nel calcio e in altri sport. E quando manca, sono dolori per tutti”.

Giochi invernali: tanti ne parlano, nessuno li vuole

La neve non piace più come prima. Dopo Monaco, Stoccolma, Cracovia e Barcellona, nei giorni scorsi il Cio ha preso nota della rinuncia anche di Oslo nella gara tutt'altro che affannosa per ospitare le Olimpiadi invernali del 2022. Un passo indietro, quello di Oslo, che fa più rumore degli altri se si considera la grande tradizione dei norvegesi in materia di sport sulla neve. Ora a contendersi i Giochi rimangono due città: Pechino e Almaty, capitale del Kazakistan. Insomma, bye bye Europa.   

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Sci: la Coppa del Mondo all'atto finale

In programma sulle nevi svizzere di Lenzerheide le gare decisive: il pronostico di Mattia Casse, talento azzurro in pieno recupero dopo un grave infortunio

Cotelli: “Sci italiano da ripensare”

Per l'ex ct della Nazionale, “bisognerebbe tornare a un'organizzazione con a capo un amministratore delegato che faccia il suo lavoro. Soči? Se i più bravi rimangono in piedi, c'è poco da fare”

Commenti