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Basket, playoff: i quarti secondo Pino Sacripanti

Il coach della sorprendente Juve Caserta, prima delle escluse, analizza le sfide tra le migliori otto. E critica le serie al meglio delle sette

Coach Pino Sacripanti dà l'high-five ai suoi: partita per salvarsi, Caserta ha chiuso con un eccezionale 9° posto. (Credits / Juve Caserta)

Con una sola sconfitta in più rispetto a Venezia, ottava qualificata ai playoff, coach Pino Sacripanti non si mangia però certo le mani per l'occasione sfumata: in perenne emergenza tanto di risorse finanziarie quanto di roster, la sua Juve Caserta ha infatti giocato un Campionato al di sopra di ogni aspettativa, agguantando prima la salvezza e poi un onorevolissimo nono posto in regular-season. Soddisfatto del risultato e in attesa di parlare a inizio giugno con i vertici societari per vedere se il suo futuro sarà ancora in Campania oppure altrove, Sacripanti accetta allora di buon grado di commentare i quarti di finale playoff per Panorama.it, analizzandoli sfida per sfida e (dietro precisa richiesta) sbilanciandosi anche nel dare una percentuale di vittoria alle rispettive contendenti.

Seguiamo il tabellone, che a sinistra vede innanzitutto la sfida tra Cimberio Varese e Umana Venezia…
"Un vero rebus, come del resto le altre serie. Se si guarda alla stagione, Varese è ovviamente la favorita; ma se si guarda alle sfide dirette, Venezia è la vera bestia nera della vincitrice della regular-season, avendola sconfitta in entrambe le occasioni. Mi aspetto allora una serie non così scontata, dando il 60% di probabilità a Varese e il 40% a Venezia".

Dalla stessa parte del tabellone ma in basso c'è invece Milano contro Siena.
"Assegno il 50% a testa e la ritengo la serie che andrà più facilmente alla settima partita. Milano ha la sua forza nella profondità della panchina, ma Siena - malgrado tutti i cambi rispetto al passato – continua a essere più abituata a questo tipo di scontri e, avendo giocato a lungo Campionato ed Eurolega, è più rodata nell'affrontare partite importanti a distanza di poche ore".

Dall'altra parte c'è invece come testa di serie Sassari, opposta alla "tua" Cantù.
"La prima partita della serie ha dimostrato che, se Sassari può fare il suo gioco, la vittoria per gli uomini di Sacchetti è quasi scontata. Tutto sta allora nel vedere se Cantù riuscirà a impedirglielo, togliendo agli avversari i tiri facili in transizione e quelli con il penetra e scarica: in questo caso, per i sardi non sarà così facile. Diciamo 60% per Sassari e 40% per Cantù".

Ultima serie: Roma, sorprendentemente terza, contro la sorpresa Reggio Emilia.
"Aver subito ceduto il fattore-campo a mio avviso complica e di molto le cose a Roma, tanto più che Reggio Emilia s'è confermata una squadra in salute, dalla solida difesa e dall'attacco che può contare su una fruttuosa differenziazione dei punti tra esterni e lunghi. Malgrado i capitolini abbiano fatto una stupenda regular-season, assegno allora il 60% ai loro avversari".

Ci sarà a tuo avviso un giocatore-chiave, in grado di influenzare il percorso della sua squadra nei playoff?
"Certo Ebi Ere e David Moss sono determinanti per Siena, così come Marques Green può accendere Milano, Pietro Aradori può dare punti importanti a Cantù e il neo-arrivato Sani Becirovic può dare a Sassari quel qualcosa in più. Ma in termini assoluti non vai tanto in là nei playoff con le prestazioni (per quanto super) di un solo giocatore: il basket è uno sport di squadra ed è la squadra che qui fa sempre la differenza".

Ce n'è una che ti ha impressionato di più negli scontri diretti in Campionato?
"Onestamente no. Varese mi ha impressionato per il suo Campionato ma non per come ha giocato contro di noi: anche per questo vedo tante sfide aperte e nessuna vera favorita per lo scudetto".

E come vedi invece questi playoff tutti al meglio delle 7 partite?
"Molto male: una formula che mi trova fortemente contrario, perché così tante partite finiscono inevitabilmente per dare meno importanza all'organizzazione tecnico-tattica, favorendo chi ha la panchina più lunga e riesce quindi a mantenersi più fresco. La supremazia sul parquet diventa così soprattutto una questione di forza, annullando largamente il valore dei coach, impegnati più a gestire i minutaggi (difficilmente vedremo giocatori impegnati più di 15-18 minuti a partita) che a studiare mosse e contromosse vincenti. So che può sembrare una critica eccessiva, ma io sono già quasi contrario alle serie al meglio delle cinque gare, figuriamoci al meglio delle sette!".

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