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Società

Kirstie Alley: 'Scientology mi ha salvata dalla cocaina'

Anche Tom Cruise sostiene il metodo Narconon, ma dietro l'entusiasmo ci sono ombre

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Kirstie Alley sfila per Zang Toi alla Settimana della Moda di New York 2011 – Credits: Mike Coppola/Getty Images

Da qualche giorno Kirstie Alley è tornata sotto i riflettori del gossip, sia perché ha rivelato un flirt con Patrick Swayze quando entrambi erano sposati, sia perché ha giurato che John Travolta, "l'amore della mia vita", non è gay. L'ultima dichiarazione prende di petto un argomento decisamente più spinoso: la dipendenza da droghe, nel suo caso dalla cocaina. L'attrice sostiene che se non fosse stato per Scientology sarebbe certamente morta.

Parlando con i giornalisti di Entertainment Tonight, Kirstie Alley ha confidato le sue difficoltà negli anni in cui sapeva che la droga le faceva male, ma non era capace di rinunciarvi: "Ogni volta pensavo che sarei morta di overdose. Sniffavo, mi sedevo e mi prendevo il polso per sentire il battito del cuore, convinta che non avrebbe retto. Poi sono incappata in Scientology e ricordo di aver pensato che delle due l'una: o era la più grande truffa del mondo, o era il modo per uscire da questa mia orrenda ossessione".

Il risultato è ormai noto: Kirstie Alley, che è una fervida sostenitrice di Scientology, è convinta che l'organizzazione le abbia salvato la vita grazie al Narconon, il programma di disintossicazione dall'uso di droghe e alcol messo a punto dalla creatura di Ron Hubbard. Sostanzialmente si tratta di un metodo che unisce lunghe sessioni di sauna, assunzione di vitamine ed esercizi mentali di derivazione scientologica.

Fra gli estimatori del Narconon c'è ovviamente Tom Cruise, che nel 2005 lo proclamava "l'unico programma di successo nella riabilitazione dalle droghe", capace di "aiutare centinaia di persone" (frase raccolta dal Guardian). Anche il musicista Nicky Hopkins e il cantante Marc Murphy si sono espressi in favore del Narconon, e una nota contenuta nel CD American Sweetheart lascia intendere che pure Courtney Love ne abbia tratto giovamento. A un certo punto sembrava che anche la nostra Sara Tommasi fosse tentata di ricorrervi.

Al di là dell'entusiasmo di alcuni, la questione è tutt'altro che semplice. Nessuno nega infatti che Kirstie Alley o Nicky Hopkins abbiano superato la loro dipendenza grazie a Scientology, però esistono molti casi nei quali il Narconon è stato duramente criticato e messo sotto accusa.

Nel primo caso la questione è di tipo scientifico e terapeutico: il metodo si basa sul credo di Scientology, che cozza con quel che dice la scienza medica (a sua volta fieramente osteggiata da Hubbard, soprattutto per quanto riguarda la psichiatria). Mancando dunque i dati statistici e i test scientifici che rendono autorevole una cura. E mancano le ricerche indipendenti, che tradizionalmente verificano i risultati vantati da un gruppo di ricercatori. Vengono inoltre valutati negativamente gli effetti delle saune e dei cocktail di vitamine sull'organismo umano.

L'elemento che rende molto serio il dibattito è che persone ricorse al Narconon sono state male. Parlando con The Fix, un ex cliente delle cliniche di Scientology, David Love, ha detto: "Quando mi sono sottoposto al trattamento, ho visto molta gente portata via in ambulanza e costretta a trascorrere alcuni giorni in ospedale".
Dettaglio ancora più serio: da quando esiste il Narconon sono state intentate dozzine di cause penali e civili contro chi lo metteva in pratica, sia da parte di ex pazienti sia da parte di loro parenti. Alcune di esse riguardano abusi e danni, altre addirittura decessi.

Alla fine, ha ragione Kirstie Alley ad essere contenta se ha tratto beneficio in un momento di bisogno. Buon per lei. Ma è chiaro che siccome stiamo parlando di persone in difficoltà, bisogna che dietro le loro scelte ci sia molta più sostanza del semplice entusiasmo.

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