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Scienza

Dormire poco rende meno intelligenti. Ecco come rimediare

Gli esperti avvertono: dormire meno riduce il Quoziente d'Intelligenza. E dettano le regole per cambiare abitudini

Sonno

– Credits: Keystone View/FPG/Getty Images

Che dormire poco e male lasci pessime conseguenze soprattutto sull'umore, è risaputo. Che però abbia conseguenze anche sulla salute dell'uomo è ora un fatto scientifico, dimostrato da una ricerca della University of British Columbia . Gli studiosi sono hanno dimostrato che la carenza di sonno può far diminuire le capacità intellettive. In particolare, ogni quattro ore di sonno mancate per notte, si perde un punto di Quoziente d'Intelligenza, il famoso QI, che serve a "misurare" proprio l'intelligenza umana. Insomma: anche il cervello ha bisogno di dormire.

Secondo quanto riportato dal Great British Sleep Survey , più del 51% delle persone ha difficoltà a dormire bene e le donne soffrirebbero di insonnia tre volte più degli uomini. Analizzando oltre 20 mila adulti in un periodo di due anni, tra marzo 2010 e giugno 2012,  si è visto che il 93% di coloro che soffrono di insonnia ha problemi di fiacchezza e l'83% lamenta sbalzi di umore. Per quasi 8 persone su 10 è poi anche difficile trovare la giusta concentrazione, mentre il 64% rende meno al lavoro e il 55% ha persino difficoltà nelle relazioni interpersonali.

A peggiorare le cose è poi il fatto che l'insonnia lascia tracce anche sul nostro fisico. Tra i problemi più frequenti ci sono diabete, depressione, alta pressione e ictus. Secondo gli esperti, però, il problema dell'insonnia non è neppure facile da risolvere. Chi ha difficoltà ad addormentarsi o a dormire bene può arrivare a trascinarsi il problema fino a 10 anni e più. Quale soluzione, dunque? La via più seguita è quella farmacologica, con il ricorso a pillole e sonniferi. Il Guardian riferisce che il Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) ha speso lo scorso anno 50 mila sterline (oltre 62.400 euro) in pillole somministrate, con oltre 15 mila prescrizioni dispensate tra Inghilterra, Scozia e Galles. Un dato in aumento rispetto agli anni precedenti (+ 17% rispetto a tre anni fa). Oltre al costo sociale, ci sono da mettere in conto gli effetti indesiderati dei farmaci. Il 42% di coloro che hanno fatto uso di sonniferi e poi li ha sospesi ha continuato ad avere problemi di insonnia nei 5 anni successivi.

Ecco allora qualche consiglio di "igiene del sonno", come è stata ribattezzata dal professor Colin Espie, che insegna Psicologia clinica ed è Direttore del Centro del Sonno dell'Università di Glasgow. Si tratta di una serie di azioni da seguire prima di mettersi a letto.

La luce

È dimostrato che la luce ha un'importanza fondamentale per conciliare il sonno, per questo sarebbe bene evitare le cosiddette luci blu come quelle di tablet, smartphone e computer, che secondo alcuni ricercatori newyorkesi stimolerebbero lo stato di allerta. Importanti sono poi anche la temperatura della camera da letto, che non dovrebbe superare i 18 gradi, il letto e i cuscini, che dovrebbero essere confortevoli al punto giusto.

Cibo, bevande ed esercizio fisico

Tutto ciò che stimola l'organismo, come caffeina, alcol, cioccolato, tabacco o esercizi fisici impegnativi, può rendere difficile addormentarsi. Naturalmente andrebbero anche evitati cibi pesanti da digerire. I carboidrati, al contrario, possono produrre serotonina, che concilia il sonno. Un aiuto, insomma, arriva da una dieta equilibrata, regolare e senza eccessi serali. Infine, 20 minuti di attività fisica al giorno possono aiutare a regolarizzare il sonno, ma non dovrebbero mai essere fatti prima di andare a dormire.

Troppo riposo

Passare il fine settimana a riposo o dormire fino al primo pomeriggio può creare più danni che benefici. Per far fronte alla carenza di sonno, una ricerca della Southwestern University del Texas suggerisce di alzarsi presto al mattino e andare a letto a orari regolari, piuttosto che sballare l'orologio biologico. Insomma, sarebbe bene resistere, nonostante la stanchezza, fino all'ora di andare a dormire, evitando i sonnellini pomeridiani a meno di non essere esausti.

L'età

Non è una regola di "igiene del sonno", ma sapere che il sonno cambia con l'età può aiutare a comprendere meglio cosa ci può accadere nel corso degli anni. Secondo una ricerca del Centro di Medicina del Sonno dell'Università di Washington, ad esempio, esiste una "architettura del sonno" che cambia con l'età: le persone più in là con gli anni hanno una minor quantità di sonno cosiddetto profondo, la fase non-REM, e il loro intero orologio biologico è spostato in avanti.

Questi consigli pratici, da soli, non possono risolvere problemi di insonnia, ma possono comunque aiutare. Il 90 per cento della battaglia contro l'insonnia si gioca a livello psicologico, dunque nella mente degli individui. È per questo che la nuova frontiera nelle terapie sul sonno si basa su colloqui e sullo studio del comportamento cognitivo, che sembrano dare maggiori risultati.

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