Figure che raramente salgono alla ribalta ma che negli organici delle squadre di Serie A sono sempre più presenti e, sempre più spesso, scelte tra chi ha un passato da arbitro o assistente. Il Club Referee Manager è diventato centrale con l’apertura dell’inchiesta del pm Maurizio Ascione sul sistema arbitrale e sulle presunte pressioni peer garantire all’Inter designazioni gradite (o non sgradite) nel finale della scorsa stagione. Club Referee Manager è Giorgio Schenone, che si suppone essere il “Giorgio” che comparirebbe, citato, nell’intercettazione della primavera 2025 tra l’ex designatore Gianluca Rocchi e il braccio destro Andrea Gervasoni, e lo stesso ruolo hanno almeno altri tre dirigenti nelle società della Serie A.
E le altre? Ovviamente tutti i club hanno qualcuno che sia addetto a gestire il rapporto con gli arbitri e i loro vertici ma la maggioranza ha scelto di farsi avvalendosi della vecchia figura del Dirigente Addetto all’Arbitro (DDA) senza avvalersi della figura professionale del CRM. Quest’ultima è stata istituzionalizzata dalla Figc nel 2022 con un primo corso tenuto a Coverciano che ha approfondito quelli regolarmente tenuti per la preparazione dei DDA, presenti a tutti i livelli del calcio e non solo in quello professionistico.
Chi e quanti sono i Club Referee Manager in Serie A
Ufficialmente sono solo quattro le società che si avvalgono all’interno del loro organico della collaborazione di un addetto che abbia la certificazione di Club Referee Manager: Inter (Giorgio Schenone), Juventus (Luca Maggiani), Lazio (Riccardo Pinzani) e Parma (Lorenzo Manganelli). Tutti e quattro sono ex arbitri o assistenti arbitrali con carriere concluse da poco, conoscono il settore e hanno facilità di rapporti oltre che capacità di essere aggiornati sulle modifiche regolamentari.
E’ uno dei loro compiti, perché tra le deleghe a loro riconosciute c’è anche quella di formare i calciatori della propria squadra spiegando loro il regolamento, spesso non totalmente noto a chi scende in campo. Un modo per provare a limitare proteste inutili e dannose per gli effetti su squalifiche e risultati. Il CRM, però, lavora soprattutto nella fase di raccordo tra un club e gli arbitri. A livello di Serie A significa occuparsi non solo delle questioni logistiche nel giorno della partita (è ammesso per questo nel recinto di gioco solo l’addetto della squadra ospitante), ma anche essere l’anello di congiunzione per chiedere e ottenere informazioni a proposito degli episodi.
Da qualche anno AIA (l’associazione degli arbitri) e Figc hanno previsto per il designatore una figura di accompagnamento che si occupa proprio di questo. Nella stagione attuale risponde al nome di Andrea De Marco, anche lui ex arbitro, mentre in precedenza il ruolo è stato ricoperto dallo stesso Rocchi o da Riccardo Pinzani, oggi alla Lazio e in carica proprio nella primavera del 2025.
Si può, dunque, parlare con gli arbitri e i loro responsabili? Meglio farlo attraverso questo canale ma in generale il Codice di giustizia sportiva (articolo 22) non esclude che possano esserci contatti diversi e di più alto livello a patto che nulla avvenga per ottenere vantaggi indebiti. Anche i club che non si avvalgono del CRM hanno in organico un dirigente che si occupa dei rapporti con gli arbitri e che spesso ha un passato da tesserato AIA non necessariamente ad alti livelli.
