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Iran sull’orlo della frattura interna: scontro tra governo e Guardie Rivoluzionarie sugli attacchi agli Emirati

Iran sull’orlo della frattura interna: scontro tra governo e Guardie Rivoluzionarie sugli attacchi agli Emirati

Il presidente critica le operazioni militari e chiede uno stop all’escalation: emergono divisioni profonde nella leadership iraniana mentre cresce il peso degli apparati di sicurezza.

Le tensioni ai vertici della Repubblica islamica emergono con crescente evidenza dopo gli ultimi sviluppi nel Golfo Persico, in particolare in seguito agli attacchi condotti contro gli Emirati Arabi Uniti. Un’inchiesta diffusa da Iran International descrive un confronto sempre più acceso tra il presidente Masoud Pezeshkian e i vertici militari. Secondo quanto ricostruito, il capo dello Stato avrebbe criticato duramente le operazioni attribuite al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, struttura chiave dell’apparato di sicurezza iraniano guidata da Ahmad Vahidi. Le fonti citate parlano di un giudizio netto: i raid con missili e droni contro gli Emirati sarebbero stati condotti in modo irresponsabile e senza un adeguato coordinamento con il governo civile. Nel rapporto emerge anche la preoccupazione del presidente per il rischio di un allargamento del conflitto. Pezeshkian avrebbe avvertito che un’ulteriore escalation con i Paesi della regione potrebbe produrre conseguenze pesanti sul piano politico e militare. In questo quadro, il presidente avrebbe chiesto un confronto immediato con Mojtaba Khamenei (ammesso che sia vivo) , con l’obiettivo di fermare le operazioni delle Guardie Rivoluzionarie contro gli Stati del Golfo e contenere la crisi prima di un deterioramento irreversibile. In questo contesto, Teheran starebbe valutando un rilancio del canale diplomatico: secondo Iran International, Pezeshkian ritiene ancora possibile salvaguardare la tregua e riaprire il negoziato. La ricostruzione evidenzia una frattura ormai strutturale all’interno della leadership iraniana, con linee divergenti tra l’ala politica e quella militare, mentre i tentativi di mediazione internazionale restano in corso. A rafforzare questo quadro contribuisce anche un’analisi pubblicata da Reuters nei giorni scorsi. L’agenzia sottolinea come le tensioni attuali si inseriscano in una trasformazione più ampia degli equilibri di potere a Teheran, successiva alla morte della Guida Suprema Ali Khamenei, avvenuta nelle prime fasi della guerra con Stati Uniti e Israele. Secondo Reuters, il sistema decisionale iraniano si sarebbe progressivamente allontanato dal modello fortemente centralizzato del passato, con un crescente peso assunto dai vertici del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie e dagli apparati di sicurezza. In questo assetto, Mojtaba Khamenei, subentrato al padre, avrebbe un ruolo più limitato, spesso orientato a ratificare decisioni prese altrove.

A Teheran comandano in Pasdaran

Le scelte strategiche sarebbero oggi concentrate in un nucleo ristretto che comprende il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, l’ufficio della Guida Suprema e i vertici dei Pasdaran, responsabili sia delle operazioni militari sia dell’indirizzo politico generale. Un meccanismo che, secondo diverse fonti, avrebbe rallentato anche la capacità di risposta diplomatica di Teheran durante i negoziati. Sul fronte dei contatti internazionali, il dossier sarebbe gestito principalmente dal ministro degli Esteri Abbas Araqchi e dal presidente del Parlamento Mohammed Baqer Qalibaf, mentre Vahidi continuerebbe a svolgere un ruolo centrale nelle decisioni operative. Il rafforzamento degli apparati di sicurezza emerge come uno degli elementi chiave di questa fase: analisti e fonti concordano nel ritenere che il conflitto abbia accelerato la concentrazione del potere nelle mani di queste strutture. Nel frattempo, restano contrastanti le versioni sull’andamento del traffico marittimo nella regione. Da un lato, funzionari statunitensi sostengono che le rotte commerciali restino operative; dall’altro, fonti iraniane parlano di restrizioni e discontinuità nella navigazione. Il presidente Donald Trump ha ridimensionato la portata degli ultimi scontri, affermando che non si tratterebbe di combattimenti su larga scala e che il traffico navale sarebbe proseguito senza interruzioni rilevanti. Il dossier, tuttavia, resta altamente sensibile. Secondo Iran International, le decisioni strategiche in Iran richiedono un coordinamento ai massimi livelli, elemento che rende ancora più significativa l’iniziativa del presidente. Pezeshkian avrebbe espresso timori per le possibili reazioni della comunità internazionale, avvertendo che nuove azioni unilaterali potrebbero innescare ritorsioni capaci di colpire infrastrutture critiche. In questo contesto, le divisioni interne sul ricorso alla forza rischiano di aggravare ulteriormente una crisi già instabile, con effetti potenzialmente estesi ben oltre il teatro del Golfo Persico.

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