Strano destino, quello di Andrea Sempio e Marco Poggi. I due vecchi amici si sarebbero dovuti ritrovare insieme, quasi vent’anni dopo, mercoledì 6 maggio 2026, davanti ai magistrati della procura di Pavia. E quasi certamente nello stesso momento. Se non fosse che Sempio ha deciso di non presentarsi, per la seconda volta. La prima fu il 20 maggio 2025, quando il fratello di Chiara fu sentito a Mestre, dove oggi vive. Altri tempi, allora infatti si disse poco. Oggi, invece, le indagini sul caso Garlasco sono quasi chiuse, e questa nuova convocazione in parallelo (che a quanto pare avrà nuovamente come protagonista solo Marco Poggi) ha un peso ben diverso.
Le indagini attualmente in corso sul delitto di Garlasco
Al centro dell’inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano c’è un elemento rimasto per alcuni mesi in secondo piano: i video intimi che Chiara girava con il fidanzato Alberto Stasi e che conservava sul suo computer. Un pc che condivideva con il fratello Marco, e al quale avevano accesso anche alcuni amici.
Pochi mesi prima di essere uccisa, Chiara aveva protetto con una password la cartella chiamata «Albert», che conteneva proprio quei filmati. Sul suo computer, a ogni modo, erano state trovate anche ricerche su siti erotici, effettuate nei momenti in cui lei non era in casa. La madre Rita Preda aveva riferito agli inquirenti che Chiara stessa le aveva segnalato quelle navigazioni, stigmatizzandole.
I pm pavesi, diretti dal procuratore Fabio Napoleone, hanno sul tavolo una consulenza dell’esperto informatico Paolo Dal Checco, che potrebbe aver ricostruito le tracce lasciate da chi ha visualizzato, o forse copiato, quei file. Il sospetto che Sempio possa aver avuto accesso ai filmati è uno dei filoni dell’indagine. Anche se quest’ultimo lo ha sempre negato nelle interviste televisive degli scorsi mesi.
Il nodo dei video intimi di Chiara Poggi
Che Marco Poggi fosse a conoscenza dell’esistenza dei video, non è una novità. Lo aveva detto lui stesso agli inquirenti il 18 ottobre 2007: usando il pc aveva notato una chat in cui Chiara e Alberto discutevano di un filmato. «Posso solo dirvi che dal loro contenuto», aveva dichiarato, «anche se non completamente esplicito, intuii che il filmato che Chiara stava scaricando doveva contenere immagini relative alla loro intimità».
Vi è poi un altro episodio che gli inquirenti hanno approfondito. Pochi giorni dopo il funerale, mentre tornavano dal cimitero, il fratello della vittima chiese a Stasi di poter avere alcuni spezzoni di quei filmati, almeno nelle parti che si potevano mostrare, per darli come ricordo ai genitori. Stasi rispose che era impossibile tagliarli, e non ci pensò più. Ma il procuratore Napoleone, quando ha sentito Alberto il 20 maggio, ha chiesto nel dettaglio come venivano girati i video, con quale fotocamera e su quali supporti fossero stati salvati.
L’intervista delle gemelle Cappa
A distanza di tutti questi anni, torna a colpire anche un’intervista che Paola Cappa, cugina di Chiara, rilasciò nel 2007. Già allora accennava a una possibile «pista passionale». «Non la escludo», spiegava, «magari da parte di un ragazzo che lei respingeva». Sottolineava anche come la vittima fosse una persona molto riservata, e che proprio per questo avrebbe potuto non confidare a nessuno eventuali attenzioni indesiderate.
Cappa aveva anche menzionato la bicicletta nera, elemento poi diventato centrale nelle indagini. «Può essere distrutta e buttata nella pattumiera», commentava. «È tutto molto strano» aveva aggiunto, evidenziando come le dinamiche del delitto la lasciassero perplessa.
Nella stessa intervista, la giovane rivelava anche il peso emotivo di quei giorni: aveva tentato di togliersi la vita il sabato precedente. «Nei suoi confronti ho dei grandi sensi di colpa», disse. «Io ho diversi problemi e sabato ho fatto una stupidaggine. Lei, invece, è morta per davvero».
