Esteri

La Cina ai ferri corti anche con il Vietnam

Pechino è in riotta con tutti i suoi vicini marittimi per il controllo degli arcipelaghi ricchi di risorse

Una nave cinese "bombarda" con cannoni ad acqua un pattugliatore vietnamita al largo delle isole Paracel – Credits: Marina Filippine

E’ scontro tra Vietnam e Cina per i diritti di trivellazione sui fondali ricchi di risorse energetiche intorno alle isole Paracel. Il governo di Hanoi, denunciando “atti intimidatori” da parte cinese ha reso noto che una ventina di proprie motovedette si stanno ancora misurando da una settimana nel Mar Cinese meridionale contro 80 unità navali cinesi. Si tratta di pattugliatori della Guardia Costiera e Hanoi esclude per ora  l'invio "di navi da guerra" e la volontà di "militarizzare la controversia". 

Il Vietnam cerca di non  offrire a Pechino un pretesto per scatenare una battaglia navale,(la marina cinese potrebbe mettere in campo forze ben più consistenti dell’avversario) ma al tempo stesso denuncia "l'atteggiamento minaccioso e intimidatorio verso le navi vietnamite" che cercano di avvicinarsi alla zona, fino a causare "nuovi speronamenti" dopo gli scontri dei giorni scorsi  caratterizzati anche dall’impiego di idranti e “cannoni ad acqua”. Le dispute tra i due Paesi per il controllo delle isole Paracel sono in atto da decenni e nel  1974 e 1988 sfociarono in sanguinose battaglia navali ma l’ultimo braccio di ferro militare ha preso il via il primo maggio quando una compagnia energetica cinese ha ancorato la piattaforma petrolifera HD-981 nei pressi dell’arcipelago a circa 119 miglia nautiche dalla costa, cioè all’interno della Zona economica esclusiva vietnamita che si estende fino a 200 miglia.

La piattaforma è lunga 114 metri, larga 90 e alta 136, ha una stazza di 30mila tonnellate, opera a una profondità massima di 3mila metri e può estrarre petrolio fino 12mila metri sotto i fondali marini. HD-981 effettuerà prospezioni sotto i fondali fino a metà agosto ma il sospetto è che possa restarvi più a lungo iniziando a sfruttare un immenso giacimento di gas noto come “Blocco 143” rinvenuto da Petro Vietnam, società energetica di Hanoi proprio in quell’area.

Dopo la crisi con il Giappone per il controllo delle isole Senkaklu (poste arbitrariamente da Pechino all’interno dell’ombrello di difesa aerea nazionale) e  le crescenti tensioni con le Filippine per il controllo dell’atollo Scarborough nell’arcipelago delle Spratly contese tra tutti gli stati rivieraschi, la Cina sembra puntare ora a intimidire il Vietnam con il quale i cinesi combatterono una sanguinosa ma vittoriosa guerra terrestre nel 1977.

Per proteggere la piattaforma la Guardia Costiera cinese ha schierato navi che impediscono ai vietnamiti di avvicinarsi a meno di 3 miglia. Forte della sua superiorità militare (nonostante il Vietnam stia acquistando sottomarini e navi da guerra in Russia e Olanda), Pechino ha ammonito che nessuna nazione ha il diritto di interferire nei suoi programmi marittimi mentre i media alzano i toni sostenendo che Hanoi “merita una lezione”. Come evidenzia l’agenzia Asianews , in un editoriale al vetriolo il Global Times sottolinea che "Hanoi non ha il coraggio di attaccare direttamente la piattaforma" e se proverà a farlo "la Cina prenderà contromisure adeguate".

Il Vietnam intende portare la controversia all'Asean, l'Associazione delle nazioni del sud est asiatico , e sta già incassando il supporto dei Paesi dell’area che condividono i timori per l’espansionismo navale ed energetico di Pechino. Il portavoce del governo giapponese Yoshihide Suga ha espresso ”forte preoccupazione”  mentre Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia denunciano da tempo il tentativo cinese di espellerli dall’area delle Isole Spratly che Pechino si è arbitrariamente annessa per l’85% della loro estensione.

Proprio in questi giorni nelle Filippine sono in atto le esercitazioni annuali congiunte con le forze statunitensi , tornate di casa nell’arcipelago dopo l’aggravarsi del confronto tra Manila e Pechino che ha portato nei giorni scorsi le autorità filippine a sequestrare un peschereccio cinese. Le tensioni in atto e la ricchezza delle risorse sottomarine in gioco hanno provocato una massiccia corsa al riarmo navale che coinvolge tutti i Paesi della regione compresa tra gli Stretti malesi e la Corea del Sud, impegnati a bilanciare la progressiva crescita delle capacità cinesi in campo marittima mentre la Marina statunitense sta già da tempo concentrando nel Pacifico il 60 per cento delle sue forze.

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