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Roma è pronta per le Olimpiadi 2024

Ecco come "Arfio" Marchini commenta a modo suo la probabile candidatura della capitale per i giochi - Roma ti amo

Alfio Marchini in una foto della scorsa estate

Devo dire che la notizia della candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024 mi ha colto un po’ di sorpresa.

Non tanto per i problemi organizzativi che saranno inevitabili (senza un disegno di legge chiaro sulla portabilità del calzino nel sandalo rischiamo orde di turisti privi di stile), ma sulla capacità di altri atleti di gareggiare nelle discipline che a Roma ogni giorno vanno per la maggiore.

Roma è dal 1961 che si allena per ospitare un’altra edizione delle Olimpiadi e lo fa nella sua intima quotidianità. 
Partiamo dalla rincorsa all’autobus.

Perdere un autobus a Roma significa morire di attesa, per questo anziani, giovani e casalinghe, riescono a rincorrere un mezzo pubblico in 10’’ netti, sfiorando punte di velocità di 138 km/orari. Il record mondiale è stato segnato dalla signora Giovanna Scopetti, che in piazza Cavour ha corso dietro l’87 alla velocità di 142 km/orari, percorrendo 400 metri in meno di 12”. L’Atac commossa tanto zelo e amore per lo sport l’ha premiata con un tessera annuale scaduta nel 2001.


Altra disciplina che vede i cittadini romani come protagonisti è il lancio della palletta. A Roma si è oltre la raccolta differenziata, perché qualsiasi rifiuto cartaceo, viene appallottolato e scagliato con precisione altissima contro un cassonetto dell’immondizia. Il campione olimpico in carica si chiama Sergio Coratella e risiede nella ridente Borgata Finocchio e durante l’emergenza neve di qualche anno fa, riuscì dalla distanza di 70 metri a fare canestro su un terreno reso scivoloso dalla neve, con la bustina del cornetto. 
Suscitò la commozione anche dell’allora sindaco e proprietario del gatto, che gli donò un sacchetto di sale sciapo e una paletta di plastica. 


Nel rafting urbano, poi, gli episodi di gloria dei nostri azzurri si moltiplicano e sono settimanali, perché a Roma ogni due gocce d’acqua si scatena una tempesta di onde, personalmente (come potete vedere dalla foto) la scorsa settimana ho stabilito su via dei Fori Imperiali il nuovo record mondiale di traversata con mezzo di fortuna. Devo dire che è stato faticoso ma ne è valsa la pena, sentire risuonare l’inno di Mameli vicino al Colosseo e ricevere una medaglia dal medico di base. Però in questa disciplina gli atleti migliori dobbiamo scovarli in periferia, dove si annidano i tombini più otturati e le strade più disastrate, lì centinaia di giovani si preparano alla vita evitando impervi snodi e semafori, con un flusso di acqua che tocca picchi di 30/40 nodi. Se per caso poi nel 2024 uscirà fuori il Tevere dai suoi sacri argini non ce ne sarà per nessuno.


Il ciclismo rischia di diventare il nostro fiore all’occhiello, il ciclismo vero, non le due pedalate del medico base. Il famoso ciclismo da osteria è uno degli sport più praticati. Si prende la bicicletta, si va all’osteria molto velocemente, si mangia molto e si riporta la bicicletta a mano verso casa. 
I cinesi ci provano ad imitarci ma non ci riescono e il campione mondiale in carica, udite, udite, viene dal Quadraro e si chiama Rinaldi Otello (omonimo del Rinaldi Otello di Febbre da Cavallo, quello del “tre chili de trippe e due de budello”). Il Rinaldi è riuscito in una giornata a toccare tre punti ristoro senza colpo ferire e di tornare a casa la sera sobrio. Ha vinto un sellino nuovo con sdraio, per riposarsi al semaforo.


Altre discipline in cui primeggiamo sono: la doppia fila (siamo arrivati alla quinta in via Merulana nel 2003), la corsa ad ostacoli delle deiezioni canine, il lancio dell’insulto dal finestrino e il lancio di coriandoli dove una equipe di ex parastatali garantisce da anni vittorie e bel gioco.  


In caso di Olimpiadi, insomma, siamo preparati e non temiamo nessuno, anche per le divise che saranno in linea con la nostra eleganza. Non si gareggerà in tuta o abbigliamento tecnico, ma in giacca e cravatta. Perché la differenza è nello stile, come dicono i giapponesi, che si preparano alle Olimpiadi in maniera assai frenetica, cosa che non è nella natura di Roma.

Se le Olimpiadi arriveranno, aspetteranno il loro turno, così come abbiamo fatto per i Mondiali di Calcio del 1990, dove senza fretta abbiamo inaugurato nuovi stadi e nuove strutture fino a qualche giorno fa. 
Inoltre, vorrei ringraziare il CIO, perché sarò l’ultimo tedoforo ai prossimi Giochi Olimpici di Rio de Janeiro nel 2016, ovviamente arriverò sul cavallo bianco latte, elegantissimo. 
Olimpiadi vi stimo. Roma ti amo. 


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