Nitto Palma: "Berlusconi decaduto da subito? Si sbagliano"

Il presidente della commissione Giustizia del Senato interviene sul futuro da senatore del leader del centrodestra e spiega cosa non funziona in questa giustizia

I senatori del Pdl, Silvio Berlusconi, e Francesco Nitto Palma in Senato durante il voto sulla mozione di sfiducia individuale nei riguardi del Ministro dell'interno Alfano (Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI)

«Quello di Dario Stefàno (presidente della giunta per le Elezioni del Senato ndr) è solo un auspicio politico della sinistra che vorrebbe dichiarare la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi in pochi minuti, come se non vi fossero margini per l’alternativa».

Francesco Nitto Palma, senatore del Pdl, presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama, ex ministro della Giustizia del governo Berlusconi, magistrato dal prestigioso curriculum, così liquida l’uscita di Stefàno (che è anche esponente di Sel), secondo il quale Silvio Berlusconi sarebbe «ineleggibile anche con il voto anticipato» in autunno.

Presidente Nitto Palma, Stefàno ha già anticipato la decisione della giunta, prima ancora che si riunisca, sulla decadenza di Berlusconi da senatore? Il «Sinedrio» ha già deciso?

«Ho sempre detto che da parte della sinistra, del Pd, del Movimento 5 Stelle  si è sempre pensato di liquidare questa vicenda in termini molto automatici, quasi che non vi fossero problemi di natura giuridica di una certa rilevanza. E sotto questo profilo, se il pensiero di Stefàno è quello che non vi siano margini per non dichiarare la decadenza, mi sembra che si ispiri a quell’automaticità di cui ho parlato prima».

Tradotto?

«Che vogliono liquidare la questione in pochi minuti. Nella realtà ci sono molti problemi sulla decadenza: la retroattività della norma, l’essere ancora in fase di formazione il giudicato, e quindi, pur essendo non ancora esecutiva la sentenza, il problema dell’incidenza dell’indulto sull’eventuale decadenza, l’incidenza sulla sentenza della Cassazione dell’errore di fatto, l’incidenza sulla sentenza della Cassazione del ricorso davanti alla Corte di giustizia dei Diritti dell’uomo. Quindi, c’è tutta una serie di problemi giuridici che, a mio avviso, non depongono nel senso di un’immediata liquidazione della questione così come pare preannunciare Stefàno».

Come fosse una pratica di routine…

«Sul piano giuridico a me non sembra tanto routinaria».

Sul piano giuridico e anche politico, perché la decisione sarà sottoposta all’aula e a voto segreto…

«Questo sicuramente. Ma, è un problema successivo. Intanto, la giunta si deve pronunciare e sotto questo profilo Stefàno dice che nell’eventualità si dovesse andare a elezioni anticipate, senza che fosse dichiarata la decadenza, la Corte d’Appello potrebbe dichiarare l’incandidabilità di Berlusconi. E questo sulla base del decreto Severino (legge anticorruzione).  Ho già dichiarato alle agenzie che ove mai la Corte d’Appello dovesse dichiarare l’incandidabilità, vi sarebbe il ricorso alla giustizia amministrativa e in quella sede si avanzeranno tutte le questioni giuridiche che attualmente si stanno avanzando davanti alla giunta per le Elezioni del Senato».

Come si spiega l’uscita di Stefàno? Una voglia di corsia «politica» preferenziale?

«La giunta ha dato 20 giorni  di tempo al presidente Berlusconi per la presentazione delle memorie, in più il relatore ha chiesto tempo per studiarsi le carte, dopodichè vi sarà una discussione in giunta e quando Stefàno dice che entro settembre il voto della giunta ci sarà, immagino si sia già predeterminato i suoi tempi. Ma bisogna vedere se i suoi tempi saranno quelli della giunta, dovendoci essere una relazione, un dibattito, una discussione generale e potendosi nel frattempo presentare un ricorso estremamente fondato in Europa. Questo è quello che pensa Stefàno».

Un suo desiderio?

«È un suo auspicio».

L’intervista-infortunio a “Il Mattino” del giudice Antonio Esposito, il presidente della collegio della Cassazione che ha confermato la condanna a Berlusconi, potrebbe rimettere in discussione la stessa sentenza?

«Ci troviamo in una situazione molto singolare. Intanto, sulla base dell’articolo fatto da Stefano Lorenzetto su “Il Giornale”, emerge una prima cosa: ci troviamo di fronte a un giudice che avrebbe espresso un pregiudizio molto forte nei confronti del presidente Berlusconi. Il che avrebbe dovuto comportare l’astensione di questo giudice nel processo di Cassazione appena celebrato. Non essersi questo giudice astenuto e comunque averlo giudicato dopo aver manifestato pubblicamente (secondo quanto riporta Lorenzetto) questo pregiudizio con appellativi molto forti nei confronti di Berlusconi incide in maniera molto significativa sulle regole del cosiddetto giusto processo. Sotto questo profilo, il ricorso eventualmente presentato in Europa non potrà che essere accolto. Nel processo a Berlusconi vi è anche un’ampia violazione dell’articolo 7 della Convenzione europea che impone l’esame dei testimoni a discarico o prodotti dalla Difesa. Invece,  non è stato sentito neppure un testimone».

E l’intervista a «Il Mattino»?

"Poi, c’è l’intervista a “Il Mattino”. In fin dei conti, la sentenza di primo e secondo grado si fondavano non su un’azione diretta del presidente Berlusconi, di cui c’erano le prove che da quando è entrato in politica non si è più interessato dell’azienda, ma sul principio del “non poteva non sapere”. È singolare che nell’intervista a “Il Mattino” il giudice che ha presieduto il collegio della Cassazione affermi in maniera molto chiara, molto netta che la sentenza si è basata sul principio del “non poteva non sapere” che un principio giuridico non è. E allora mi chiedo come si è potuti arivare a una sentenza basata, appunto, su un principio che giuridico non è.  Quindi anche questo porterà acqua al mulino del ricorso in Europa».

Non poteva non sapere e chi  avrebbe quindi commesso materialmente il reato: questi fantasmi? È una curiosità di moltissimi italiani.

«Il reato di frode fiscale può essere commesso solo da determinate persone che hanno all’interno della società una qualifica, nel caso in questione le persone che sono state processate in primo grado sono state assolte».

Fantasmi quindi?

«È una singolarità del processo».

Cosa si aspetta dal presidente Napolitano? La grazia?

«Non ho opinioni. Il presidente della Repubblica assumerà la decisione che riterrà di assumere. La cosa paradossale in questa situazione è che per tanto tempo una parte della politica è andata alla ricerca di una condanna giudiziaria di Berlusconi per toglierlo dalla politica. Adesso questa condanna è andata escludendo per via giudiziaria il leader della prima forza politica italiana. E il centrosinistra non sa più che fare. La situazione in cui si trova Berlusconi sarà per il centrosinistra  un macigno insopportabile…».

Il senatore Stefano Esposito, in un’intervista a Panorama.it. dice che il Pd si deve liberare dal sancta sanctorum dell’antiberlusconismo…

«Ma non c’è dubbio. Il Pd deve recuperare sul piano della proposta politica. Dopo tutti questi anni loro hanno coperto con l’antiberlusconismio l’assenza di politica».

Parole del senatore Esposito…

«Ah sì? Allora, o io mi iscrivo al Pd o lui al Pdl (scherza ndr)».

Siamo a Ferragosto, lo chiedo al magistrato Nitto Palma: non stride il fatto che viviamo in un paese dai mille misteri irrisolti, compresi due efferati omicidi commessi proprio in questo periodo (Simonetta Cesaroni, Roma, Via Poma; Chiara Poggi, Garlasco) e la celerità supersonica con la quale  è stato condannato definitivamente Berlusconi?

«Un elevato numero di reati,  oltre il 90 per cento, è commesso da ignoti.  Ahimè, poi ci sono accelerazioni…. La Costituzione parla di un giudice terzo, in realtà l’elaborazione che viene fatto di questo articolo della Costituzione dice che il giudice non deve essere solo terzo, ma deve apparire anche tale. Vediamo deviazioni e anomalie e ci dobbiamo chiedere perché. Se poi queste anomalie si verificano come nel caso di Berlusconi, io credo sia legittimo sospettare da parte di chiunque che siano  correlate alla qualità politica del personaggio. Ognuno può fare le proprie valutazioni, certo, credo che  il processo Berlusconi sia l’unico nel quale la motivazione è stata depositata con il dispositivo. Cosa che non è mai accaduta nella storia giudiziaria italiana in una sentenza di primo grado e senza detenuti».

Conclusione: assassini a piede libero e il tre volte tre presidente del Consiglio condannato a velocità supersonica?

«Purtroppo è cosi»

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