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Bersani dice si al "proporzionale" tedesco

Il leader del Pd rischia di favorire il Pdl ma così frenerebbe il vero nemico: Renzi

Un pensieroso Pierluigi Bersani ad una Festa del Pd (Credits: Sergio Volo - LaPresse)

Alla fine Pier Luigi Bersani ci potrebbe stare. Ma come dopo la furibonda polemica con Pier Ferdinando Casini sull'introduzione delle preferenze nella riforma della legge elettorale? Paradossale, ma, secondo gole profonde del Pdl, il segretario del Pd, alla fine, potrebbe accettare un sistema proporzionale di lista, il "tedesco" insomma, condito dalle preferenze tanto care a Casini e a larga parte del Pdl, "pur di disinnescare la mina Matteo Renzi".

Ovvio, si ragiona nel Pdl, che una volta venuto meno lo schema bipolare e quindi l'indicazione del candidato premier nella lista, non avrebbe più alcun senso fare le primarie. Come, del resto, lo stesso Romano Prodi, pur con finalità opposte a quelle del Pdl e dell'Udc, aveva sostenuto.

Prevede un parlamentare ex forzista di lungo corso: "Vederete che alla fine si andrà al voto in aula, il Pd strepiterà ma non troppo e alla fine la legge passerà". C'è un solo però.
Il premio alla lista, Bersani lo vorrebbe il più alto possibile, il 15 per cento, per beneficiarne, è ovvio, in caso di vittoria, ma, fanno notare maliziosamente nel Pdl, "così rischia pure di favorire noi, con i nostri sondaggi in risalita in attesa della ridiscesa in campo di Berlusconi".
Insomma, il rischio per il segretario del Pd, una volta che Pdl, Udc e Lega hanno stretto l'accordo sul tedesco, è quello non solo di restare isolato con i compagni di quel che resta della foto di Vasto (Nichi Vendola, Di Pietro è volato per altri lidi) ma di favorire anche il Cav, pur di sbarazzarsi di Renzi. Come dire, pur di fare un dispetto al sindaco di Firenze rischia di tagliarsi gli attributi politici.

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