Politica

Berlusconi ed il gran ballo da Santoro

Il leader del Pdl ha conquistato la "fossa dei leoni", ma non può fare tutto da solo

Silvio Berlusconi davanti ai fotograafi nello studio di Servizio Pubblico (credits: TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

È impressionante aver visto Silvio Berlusconi nella fossa di Santoro, per chiunque sappia qualcosa di tv, politica e non solo.

Gesti, parole, ire, sorrisi e perfino svarioni e siparietti: tutto faceva inarrestabilmente ascolto. Quindi, probabilmente, voti.

Il suo invito al pubblico, a trasmissione che sfumava sui titoli di coda, a non farsi infinocchiare è da manuale di talk show. Ma quando ha chiesto a Michè se avesse fatto l'università o le serali, Berlu aveva già reso definitivamente plastico che le due bionde Giulia Innocenzi e Luisella Costamagna, che a Servizio Pubblico avevano pensato di mettergli di fronte come due mastine, in realtà l'avevano semplicemente reso ingrifatissimo come la Gruber la sera prima, icona della trisnipote bona del cancelliere Bismark. Ah, gli ormoni!

Berlusconi da Santoro è stata la più lucida, geniale, folle prova che il PdL non esiste. E fossi Angelino mi darei all'ittica. Ittica, proprio ittica, neanche ippica, perché pescare in riva a un fiume e molto meno complicato di trottare.

Il Magnifico ha mostrato, al di là di ogni bene e male, che il partito è lui e basta; e che il problema suo più grande sono tutti gli altri pidiellini, quelli che arrivano loro e gli elettori se la danno a gambe.

Quindi riflettano un momento, in queste ore che si chiudono le liste e si fanno e sfanno carriere, posti e strapuntini. Come dice Belpietro su Bersani, "la scelta dei candidati sembra fatta più per confondere le idee che per chiarirle". La stessa cosa vale per il PdL, e il nostro porco e amatissimo paese rischia di ciucciarsi ancora centinaia d'oscenità assortite.

Prendete la mia Terra, l'Abruzzo. Anche là il partito-che-non-è-un-partito-di-quel-genio-sovrumano-del-Berlusca sta listando, e i nomi che ballano fanno più ridere che moccolare. Secondo voi lo capiranno (i Denis Verdini a Roma e i Filippo Piccone all'Aquila) che le facce hanno da essere non solo nuove ma soprattutto illuminate e oneste? Io ne dubito alla grande. Ma nel frattempo, però, anche spero. In Nazario Pagano, per esempio, presidente del Consiglio Regionale. È un mio amico, certo, e allora? Proprio degli amici, a patto di essere sinceri, si può testimoniare la migliore qualità rispetto agli altri. E Nazario è un liberale vero, capace e onesto. Punto.

Il Cavaliere, con tutta l'energia l'atomica che ha, se il PdL continua come fino ad oggi, non riuscirà a salvare la baracca dall'inettitudine sconsolante dei mandarini suoi.
È l'ultimo giro. Spero mi diano retta.

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