La discriminazione razziale è un reato che prevede il carcere. In Italia non è tra quelli più frequentemente sanzionati. L’ultimo caso finito su tutte le prime pagine dei giornali, lo dimostra. Si tratta dell’episodio che ha visto come protagonista il senatore Calderoli che ha usato l’epiteto “orango” rivolgendosi all’ex ministro Cecile Kyenge. Al momento di votare l’autorizzazione a procedere per il reato di incitazione all’odio razziale, il Senato ha votato no, ma ha dato via libera per il “semplice” reato di diffamazione.

Purtroppo, stando ai numeri, Calderoli è in buona (anzi, pessima) compagnia. La seconda puntata di #Truenumbers, la web serie di approfondimento giornalistico di PanoramaTv e visibile qui sopra, è andata a vedere quante sono state le denunce per discriminazione razziale che sono state presentate nel 2014 all’Unar, l’Ufficio nazionale anti discriminazioni (che dipende dal ministero delle Pari Opportunità). L’anno scorso la maggioranza assoluta delle denunce ha riguardato proprio questo reato: sono state quasi mille le denunce presentate da persone che si sono sentite discriminate per la loro origine entico-razziale. Si tratta di circa 3 denunce al giorno, sabati e domeniche comprese.

I dati dell’Unar scovati da #Truenumbers, dimostrano, insomma, che le discriminazioni esistono, anche quelle verbali, e che Cecile Kyenge, forse, avrebbe trovato più accoglienza rivolgendosi all’Unar piuttosto che affidarsi al voto dell’aula del Senato.

 

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