Se il Gallo accusa il Papa

di Annalisa Chirico Il Gallo accusa il Papa. Era un’udienza attesa quella di ieri al Tribunale di Napoli nell’ambito del processo, che coinvolge il deputato del Pdl Alfonso Papa. Vi ricordate? Dalla mirabolante accusa di P4, smantellata poi …Leggi tutto

Il parlamentare PdL Alfonso Papa  (Credits: ANSA/ GIUSEPPE ARESU)

Il parlamentare PdL Alfonso Papa (Credits: ANSA/ GIUSEPPE ARESU)

di Annalisa Chirico

Il Gallo accusa il Papa. Era un’udienza attesa quella di ieri al Tribunale di Napoli nell’ambito del processo, che coinvolge il deputato del Pdl Alfonso Papa. Vi ricordate? Dalla mirabolante accusa di P4, smantellata poi dalla stessa Cassazione, si è giunti ad alcuni episodi di concussione, questi i capi d’imputazione di cui oggi Papa risponde a processo da uomo libero. Ieri l’imprenditore Alfonso Gallo, che insieme ad altri due dichiara di essere stato concusso da Papa, ha risposto alle domande dei giudici. Uno strano incontro. Gallo conferma che lui e Papa erano amici, che andavano sempre a cena insieme, che lui, il Gallo, aspirava ad entrare in stretti rapporti con Luigi Bisignani grazie all’intermediazione del Papa. Gallo è il principale contractor delle centrali elettriche in Italia, nonché titolare di una società d’intelligence, la G.Risk, il cui amministratore delegato è il colonnello De Donno, ex braccio destro di Mori.

Gallo dichiara di essere in stretti rapporti con i vertici della Guardia di Finanza, ma di patire in modo inaudito il terrore esercitato da Papa. E che cosa faceva il Papa nero? Secondo il Gallo Papa disponeva di una “squadretta” di ufficiali di polizia giudiziaria e gli forniva informazioni su indagini che lo riguardavano direttamente. Di questo collaudato team, però, il Gallo non riesce a estrapolare nemmeno un nome. E che cosa avrebbe ottenuto Papa in cambio di tale metus? Il Gallo dichiara di aver pagato tre pernottamenti in un albergo di Milano per un esborso totale di 3mila euro. A favore di Papa? No, dice il Gallo, a favore di una terza persona in rapporti d amicizia con Papa. Inoltre, racconta il Gallo, Papa andava a prelevare oggetti di Cartier da una boutique di Napoli. Ma anche qui non precisa quali siano questi oggetti, nessuna prova. A questo punto, però, una domanda sorge spontanea.

Il Gallo era o non era sotto indagine? Si scopre che l’indagine a suo carico c’era e c’è. A condurla, guarda caso, sono i dottori Henry John Woodcock e Francesco Curcio, gli stessi pm che hanno sbattuto Papa in galera. Ora, come diceva qualcuno, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Non sarà mai che il Gallo pensi di poter cavare qualcosa dal recitare il ruolo del teste chiave contro Papa? Le nostre sono impudenti illazioni, certo. Il Gallo si dichiara inoltre convinto che Papa potesse incutergli timore proprio a causa della stretta amicizia (di Papa) con Woodcock e Curcio. Insomma, ad avere amici così uno può anche non aver più nemici. I pm Woodcock e Curcio apprendono che il Gallo è il principale sostenitore – per centinaia di migliaia di euro – di fondazioni, che abbracciano l’intero arco costituzionale, da Italiani Europei di D’Alema a Fare Futuro di Fini, passando per l’associazione Giustizia e Libertà di quel Pasqualino Lombardi, capo della P3. I due pm però non battono ciglio nel ritenere che il Gallo sia stato intimidito da Papa a tal punto da garantirgli utilità di poche migliaia di euro, per giunta neppure a lui ma a presunte persone a lui legate.

Appurato che la P4 non esiste, come ha chiarito la stessa Cassazione, vi è da chiedersi quali siano i poteri persuasivi di questo homo terribilis in grado di incutere terrore a una persona come Alfonso Gallo; un terrore talmente devastante che bastano poche migliaia di euro per annientarlo. Papa, il ladro di polli e di galli, verrebbe da dire. C’è poi un ultimo punto, che non è affatto marginale, anzi. Woodcock non batte ciglio quando il Gallo dichiara candidamente di aver ritenuto che il principale referente di Papa nella Procura di Napoli fosse proprio Woodcock. Quanto spontanee sono allora le dichiarazioni del Gallo? Un indagato da Woodcock dichiara a Woodcock stesso che Papa lo intimidiva informandolo su un’indagine, le cui notizie potevano essere attinte soltanto da Woodcock. C’è qualcosa che non torna. In modo alquanto singolare poi la condizione del Gallo, indagato da Woodcock e concusso da Papa, è comune a quella degli altri due accusatori di Papa, tutti indagati e sempre da Woodcock. Chissà, forse la risposta risiede nei misteri anglofoni della Procura di Napoli, dove la fine di una pax giudiziaria passa per le indagini di Woodcock e per l’eclisse di Arcibaldo Miller, l’anziano maestro sia di Papa che di Woodcock, misteriosamente scomparso dall’organigramma del Ministero della Giustizia e dimessosi dal capo dell’ispettorato. Oggi Miller è scomparso ed è prossimo alla pensione anticipata.

Chissà cosa sapranno di queste storie i suoi brillanti allievi Alfonso Papa e Henry John Woodcock, accomunati da una comune matrice e divisi da una strana faida giudiziaria in salsa partenopea. Una faida, che ha il sapore del regolamento di conti con Woodcock che indaga l’intera famiglia di Papa, e Papa che fu amico e, secondo qualcuno, collega di militanze sotto lo sguardo vigile del vecchio Miller. Ma queste cose a Napoli le conoscono in tanti a cominciare dall’ex Mister 100mila Alfredo Vito, oggi luogotenente di Bocchino, amico di vecchia data di Arcibaldo Miller e referente privilegiato di Alfonso Gallo, come da questi dichiarato ai giudici. E il Gallo ne sa più di una anche se versa centinaia di migliaia di euro a questi soggetti, ma vive con terrore la liberalità di poche migliaia di euro al Papa nero. Storie di arsenico e vecchi merletti.

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