L’impeto di Elena Morali

Elena Morali è stata forse ingenua, certamente impavida. I minuti di silenzio, forse di lacrime in dignitoso silenzio, dicono molto di una ragazza giovane e impetuosa, chiamata a deporre in qualità di testimone nel processo in cui sono accusati di …Leggi tutto

Elena Morali è stata forse ingenua, certamente impavida. I minuti di silenzio, forse di lacrime in dignitoso silenzio, dicono molto di una ragazza giovane e impetuosa, chiamata a deporre in qualità di testimone nel processo in cui sono accusati di induzione alla prostituzione Lele Mora, Nicole Minetti ed Emilio Fede.

“Le mie cose sono private, io non le chiedo chi è sua moglie”, ha ribattuto così la Morali al pm Antonio Sangermano che le chiedeva se lei avesse avuto “una relazione con il figlio di un noto uomo politico”. Perché rivolgerle una tale domanda? Uno potrebbe pensare che abbia attinenza con quel processo, che serva a ricostruire e ad accertare i fatti. Invece no, non ha rilevanza alcuna sapere se la Morali sia stata la fidanzata di questo o di quello. Ed è infatti lo stesso pm a specificare, di fronte alle contestazioni mosse dalla Morali, che la conoscenza di questo aspetto è funzionale alla sua identificazione. Avete capito bene. “Mi perdoni, ma è anche per identificarla meglio”, le dice così il pm. In altre parole, per essere certi che sia proprio lei, Elena Morali, non le chiediamo data e luogo di nascita, ma con chi è andata a letto. 

Ascoltando quell’acceso diverbio in aula ho ripensato alle parole di Laura Boldrini che da neoeletta Presidente della Camera ha manifestato la necessità di tutelare l’immagine femminile proposta dai mezzi di comunicazione. Allora mi sono chiesta: qual è l’immagine della donna che viene fuori da udienze come questa?
Ecco, verrebbe da registrare tre o quattro udienze, prese a caso dagli archivi di Radio Radicale, per farle ascoltare, domanda dopo domanda, alla Presidente Boldrini. Solo così si può capire che cosa sopravvive della dignità femminile e del sacrosanto diritto alla privacy in certe aule dei tribunali italiani.

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