Politica

Monti candida il 1° 'pacsato' d'Italia

Alessio De Giorgi nel 2002 fu il primo italiano a sposarsi con un Pacs; oggi è in lista con il Professore

De Giorgi e Panicucci il giorno del loro "Pacs" (Credits: CLAUDIO ONORATI/ANSA)

Il 21 ottobre 2002 è sceso da una carrozza a piazza Farnese, elegantissimo, in abito scuro. E’ entrato all’ambasciata di Francia. Quando ne è uscito, tra confetti, fotografi e manciate di riso, era fatta: lui e il suo compagno, Christian Panicucci, cittadino francese, avevano appena celebrato il loro Pacs.

Dieci anni dopo, ecco la bomba: Alessio De Giorni si candida al Senato con la lista Monti. Quarta posizione in Toscana, dietro a Pietro Ichino, con buone chance di entrare a Palazzo Madama se la lista prenderà più dell’11 per cento. «Se entrerò al Senato lo farò con le mie idee, la mia storia, le mie passioni, non cambiando una virgola di quanto ho pensato in questi anni». Così De Giorgi, classe 1969, imprenditore gay (è stato il fondatore, insieme a Panicucci, della kermesse lgbt Friendly Versilia e del sito www.gay.it)  e omosessuale ovviamente dichiaratissimo, ha annunciato stamattina su Facebook la sua candidatura: «Trovo significativo, quasi storico, che finalmente anche nel nostro paese una formazione politica di centro decida di candidare un omosessuale dichiarato che negli anni, anche se su posizioni mai massimaliste, si è speso sul tema dei diritti civili e del riconoscimento delle convivenze omosessuali».

Riassumiamo, De Giorgi: lei è il primo “pacsato” nella storia d’Italia.

«Sì. Un’esperienza personale e politica bellissima».

Ma anche il primo che ha divorziato da un Pacs.

«Dopo sette anni.»

Come si divorzia da un Pacs, a proposito?

«Con una raccomandata. Che io tra l’altro non ho mai mandato, visto che dal punto di vista patrimoniale non cambia niente comunque».

Quindi: pacsato, s-pacsato, omosessuale noto e notorio. Eppure oggi lei è candidato in una lista che si dice ispirata direttamente dal Vaticano. Com’è possibile?

« Semplice. l’Agenda Monti ricalca in gran parte il programma delle primarie di Matteo Renzi».

Beh, in effetti la parte economica l’ha scritta Ichino...

«Ma a Monti mancava anche tutta la parte relativa a diritti e libertà. Cioè la parte che io stesso ho contributo a scrivere con le Officine democratiche, il laboratorio politico di Matteo. Divorzio veloce, civil partnership all'inglese per le coppie omosessuali,un qualche riconoscimento delle convivenze di fatto sia per le coppie omosessuali che eterosessuali, carceri, handicap, fecondazione assistita…»

Alt! anche per le lesbiche?

«Siamo circondati da Paesi che prevedono anche per le lesbiche le possibilità di accedere alla fecondazione assistita. Ha senso isolarsi? E poi una legge, secondo me, non può intromettersi troppo nel privato delle persone…»

Quale sarà la sua prima proposta di legge se diventerà senatore, De Giorgi?

«La civil partnership, sul modello inglese».

Non il Pacs?

«La soluzione francese, aperta sia alle coppie gay che alle coppie etero, è più leggera. ».

Bersani però spinge per la soluzione tedesca.

«E’ più pesante del Pacs e in effetti ha introdotto alcuni diritti nell’ordinamento tedesco, ma ha dovuto intervenire la Corte costituzionale per eliminare le discriminazioni rimaste. Renzi invece puntava sul modello inglese: la civil partnership prevede da subito una forte equiparazione con i matrimoni etero».

E ora tocca a Monti proporla?

«Quella di Monti è una lista civica plurale in cui convivono diverse culture. Cercheremo di contaminarci a vicenda. Ma sono almeno dieci anni che io lo dico: in Parlamento non passerà nemmeno uno spillo se le nostre battaglie rimangono una bandiera della sinistra, se non siamo capaci di mediare e di discutere con gli altri. Infatti finora non abbiamo portato a casa niente».

Né Pacs, né Dico.

«Nulla».

Questo suona come una leggera critica al suo ex partito. I Ds.

«Io sono stato anche membro della prima assemblea nazionale del Pd».

Deluso?

«Prima delusione: quando ho visto Irene Tinagli andarsene. Sono entrato in crisi e non ho più partecipato a una riunione. Sono rimasto nel Pd ma con 20 mila dubbi».

E alla fine s’è schierato con Renzi.

«E lì ho avuto la seconda delusione. E’ terribile quello che è successo dopo la sconfitta di Matteo.»

Ma Bersani e Renzi sono persino andati a pranzo insieme, per decidere come collaborare dopo le primarie!

«Sì, ma dopo tre settimane dal voto. E prima Matteo ha dovuto fare svariate dichiarazioni di fedeltà».

Ora siamo al paradosso: i renziani di Officine democratiche vengono ignorati dal Pd e ripescati da Monti.

«Già. Ci sono io, c’è Adriana Galgano in Umbria e c’è il presidente delle Officine,  Giuliano Gasparotti. Anche lui omosessuale dichiarato».

Quindi Monti candida due gay?

«sì. Io al Senato e Giuliano alla Camera in Toscana».

Il Pd ne candida tre.

«Ivan Scalfarotto, Paola Concia e Sergio Lo Giudice».

La candidatura del vicepresidente del Pd Ivan Scalfarotto e di Cristiana Alicata, ingegnere meccanico, figlia dello storico dirigente del Pci, non era stata chiesta da Renzi in persona?

«Sì. Cristiana però non è stata candidata e ancora non ho capito i motivi per cui è stata fatta fuori. Ivan è in lista per la Camera, certo, ma al tredicesimo posto in Puglia. Molto in bilico. Sinceramente mi aspettavo un riconoscimento maggiore per lui ele sue battaglie. Ma siccome si era schierato per Renzi…»

In bilico è anche Paola Concia. Esclusa dalle liste in un primo tempo, è stata ripescata in Abruzzo: terza nella lista del Senato.

«Scelta incomprensibile. Paola avrebbe dovuto essere la capolista».

Chi si salverà?

«Sergio Lo Giudice, ex presidente Arci Gay e attuale presidente del consiglio comunale a Bologna, è quello messo meglio. Dodicesimo posto in Emilia Romagna».

Riassumiamo: tre candidati lgbt per il Pd, due per Monti, due per Sel, uno per Centro democratico…

«La prossima legislatura rischia di essere la più gay nella storia del Parlamento».

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