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Elezioni regionali e migranti: la Sicilia al centro dei giochi politici

I barconi, il voto di novembre e Alfano mandano in fibrillazione il renzismo. E Berlusconi studia l’intesa con gli indignati civici

La Sicilia è da sempre un laboratorio politico. Ormai lo si è detto talmente tante volte che è diventato un luogo comune. Ma mai come in quest’occasione, in un scenario tripolare e con i grillini favoriti, quest’affermazione è vera: nell’isola, infatti, centrodestra e centrosinistra sperimenteranno le strategie per bloccare i 5 Stelle.

Le contraddizioni del Pd

In più, in Sicilia, vanno in scena drammaticamente le contraddizioni del Pd, a cominciare dall’immigrazione: con un partito che per anni è stato l’alfiere della politica dell’accoglienza e ora si ritrova diviso tra il rigore di Marco Minniti, spalleggiato da Matteo Renzi, e il buonismo di Graziano Del Rio, appoggiato dalla minoranza interna di Leoluca Orlando e Michele Emiliano.

Contraddizioni che finiscono per appannare l’immagine del nuovo corso renziano: non per nulla il campione del renzismo isolano, Davide Faraone, è dato per disperso.

La parabola del centro di Alfano

Infine, sempre in Sicilia rischia di consumarsi la parabola politica di quel centro, quello di Angelino Alfano, corteggiato e disprezzato da tutti. Appunto, attorno all’«uomo senza quid» si stanno svolgendo le grandi manovre. Silvio Berlusconi è sempre stato poco propenso a un’alleanza con Alfano, caldeggiata dal suo uomo di fiducia in Sicilia, Gaetano Miccichè. «Mi dicono» ha spiegato ai suoi «che con l’alleanza con lui si vince, ma io sono perplesso per non dire contrario. E, comunque, dovrebbe essere un’alleanza che si ferma in Sicilia perché a livello nazionale Alfano ci fa perdere il doppio dei voti che ci porta».

L'idea degli "indignati siciliani" che piace a Berlusconi

Ma alla fine, però, tenendo conto dei sondaggi, ha preso seriamente in considerazione l’ipotesi di un’alleanza limitata comunque all’isola. In realtà Berlusconi è affascinato più dalle idee del prof. Gaetano Armao, per un breve periodo assessore al Bilancio della Regione, che sta mettendo in piedi una lista civica in alleanza con Forza Italia.

«Lanciare una lista di 72 candidati della società civile, tutte persone autorevoli con competenze specifiche sotto il nome “indignati siciliani”» è l’opinione del Cav «è un’operazione più interessante che continuare con questi giochi da vecchia politica. Può essere un’esperienza da ripetere a livello nazionale. Ed è anche il modo più efficace per contendere ai grillini quella larga parte della società che non si sente più rappresentata dai partiti».

La tentazione di candidare Leoluca Orlando

Già, gli indignati per la Sicilia, un’iniziativa che riecheggia nel nome il movimento degli indignados che diede vita a Podemos, un partito che anticipò in Spagna quello che poi sono stati i grillini in Italia. Se il Cav punta sugli indignati, anche Renzi sta mettendo a punto un’operazione che dovrebbe strappare consensi a Beppe Grillo e ai suoi: dopo il forfait del presidente del Senato, Pietro Grasso, infatti, il segretario del Pd sta accarezzando l’ipotesi di lanciare per il ruolo di governatore Leoluca Orlando, che pochi mesi fa ha trionfato per l’ennesima volta nelle elezioni comunali a Palermo, sbaragliando il candidato 5 Stelle.

Certo lasciare il Comune a due mesi dalle elezioni non è il massimo per il neo sindaco, ma, perso per perso, Renzi è pronto anche a giocare questa carta se Orlando si farà sedurre dalla possibilità di avere un palcoscenico nazionale su cui riprodurre la sua ventennale esperienza politica palermitana.

Alfano, solo al bivio

E Alfano? Renzi sta traccheggiando, ma non sembra preoccupato più di tanto. «Col tandem Alfano-Berlusconi» ha fatto presente al suo stato maggiore «molti centristi, a cominciare da Giampiero D’Alia, resterebbero con noi». Appunto, la verità è che Alfano ormai può trattare solo per sé, visto che molti dirigenti del suo partito stanno già trattando in proprio. A Roma come a Palermo.

«A noi del centrodestra» osserva con sarcasmo Antonio D’Alì «non deve interessarci Alfano, faccia quello che vuole. Anche perché, accordandosi con il Pd, molti esponenti dell’area moderata siciliana non lo seguirebbero». Sarà un caso, ma è un discorso speculare a quello di Renzi. 


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