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Dopo le dimissioni di Lupi: i nuovi equilibri nel Governo

Alfano sempre più succube, Renzi più forte. Ma poco cambia nella tenuta dell'Esecutivo

Riforme:è braccio ferro;aut aut Renzi,seduta a oltranza

Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi (S) e il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, durante i lavori sul disegno di legge costituzionale in corso alla Camera dei Deputati, Roma, 11 febbraio 2015. – Credits: ANSA/GIORGIO ONORATI

Ufficialmente lo ha ringraziato per non avergli mai chiesto di dimettersi lasciando a lui, dopo un confronto “franco, leale, serio”, la decisione sulle sue dimissioni, ma quando Matteo Renzi è arrivato in Aula, l'ormai ex ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi si è alzato e se n'è andato. Pretendere anche che rimanesse dopo essere stato scaricato dal premier e soprattutto da Angelino Alfano per salvare l'alleanza tra Pd e Ncd e quindi il governo, sarebbe stato forse chiedergli troppo.

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Le parole di Lupi

Nel corso del suo intervento, Lupi ha parlato da politico ma anche da padre di famiglia. "Mi dimetto da ministro – ha detto – ma né da padre né da marito" perché per lui gli affetti "vengono prima di tutto e di certo prima di una poltrona". Poltrona che ha accettato di lasciare dopo sole 72 ore ("non giorni") dallo scoppio dello scandalo "grandi appalti", "per rafforzare l'azione del nostro governo, per rilanciare il progetto del nostro partito". L'orologio al figlio? Un regalo arrivato ben prima che lui diventasse ministro. Una colpa non chiederne la restituzione? “Me ne assumo la responsabilità".

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Anche se tutte le accuse restano per Lupi “immotivate e strumentali”, frutto di una “demagogia a brandelli” che lo ha reso vittima di “una bolla mediatica” in cui l'ex ministro augura ai “giovani deputati” che lo hanno attaccato, di non ritrovarsi mai.

Cosa cambia per il governo

Ma adesso che il “problema Lupi” è stato rimosso, cosa cambia negli equilibri di governo? Sicuramente che Renzi è sempre più forte e Alfano, che ha barattato la sua salvezza in cambio di quella del suo ministro, sempre più succube.

PERCHÈ LE DIMISSIONI DI LUPI SONO UNA VITTORIA DI RENZI

Come già in occasione dell'elezione del presidente della Repubblica, il ministro dell'Interno era riuscito a tenere il punto solo per 48 ore: “no a Mattarella” due mesi fa, “no alle dimissioni di Lupi” oggi. Ma poi l'esigenza di piegarsi alla volontà del premier per scongiurare una crisi di governo dall'esito incerto, ha avuto sempre la meglio. Anche a costo di dover sacrificare uno dei suoi uomini più importanti all'altare del doppiopesismo del presidente del Consiglio, garantista nei confronti degli esponenti del suo partito (dai sottosegretari indagati, a Vasco Errani al candidato alle regionali campane Vincenzo De Luca), giustizialista con gli altri (Anna Maria Cancellieri, Nunzia De Girolamo).

Il giro di poltrone

Sicuramente il posto lasciato libero da Lupi non sarà rimpiazzato da un altro Ncd. Alfano dovrà accontentarsi di un ministero minore, probabilmente gli Affari regionali, dove dovrebbe andare Gaetano Quagliariello.

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Ma dovrà anche accettare che Renzi accentri nelle sue mani ancora più potere. È infatti quasi scontato che ad assumere l'interim alle Infrastrutture sia proprio il capo dell'esecutivo il quale si ritroverà, da solo, a tagliare il nastro di Expo 2015 in attesa di procedere a quel rimpasto annunciato per dopo le elezioni regionali. Quando un'eventuale nuovo exploit del Partito democratico spianerebbe la strada a un ulteriore rafforzamento della presenza dem nell'esecutivo.

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