matteo-renzi
Politica

Matteo Renzi ha ucciso lo spirito della Costituente

Ecco cosa avrebbero detto i Padri della Patria, i Costituenti, davanti allo scempio avvenuto alla Camera da parte dei rappresentanti del popolo

Palazzo di Montecitorio, venerdì sera, ora 21.45. Nel palazzo semideserto è ripresa da pochi minuti la “seduta fiume”, dopo la pausa destinata a sgranchire le gambe e a rifocillare gli stomaci dei rappresentanti del popolo. L’aula è piena a metà: tutte le opposizioni, dai Grillini ai Fratelli d’Italia, da SEL alla Lega a Forza Italia, hanno abbandonato da tempo i lavori per protesta. La maggioranza è costretta a una sorta di auto-ostruzionismo: alcuni valorosi sono obbligati a improvvisare una dichiarazione di voto, per lasciare ai deputati ritardatari il tempo tornare in aula, ed evitare che manchi il numero legale, come è già successo qualche volta.

Quando finalmente si vota, il numero legale stavolta c’è, e quindi si può procedere. Ricomincia l’infinito, monotono tran-tran: “emendamento n. … parere contrario di Commissione e Governo, la votazione è aperta…. la votazione è chiusa, la Camera respinge, emendamento n…. ecc”. Si va avanti così da giorni, la Presidente Sereni recita questa litania con la calma serafica di un monaco Zen che ripete le sue preghiere in Sanscrito.  

Nel Transatlantico semi-deserto, ciondolano con fare annoiato i pochi personaggi di qualche rilievo politico: in aula ci stanno i peones, chi ha qualche ruolo si fa mettere “in missione” in modo da risparmiarsi questo strazio. Con loro, solo qualche giornalista ritardatario e un paio di ex deputati che evidentemente hanno nostalgia di queste tristi sale, oppure non sanno come meglio trascorrere la serata.

Ed è allora che succede uno strano fenomeno: il Transatlantico e i corridoi si animano di una serie di strani personaggi. Il loro aspetto è inconsueto: sono quasi tutti maschi, indossano severi abiti un po’ fuori moda, molti in doppiopetto, occhiali cerchiati d’oro o in tartaruga con le lenti spesse. Nessuno di loro usa telefonini o tablet.

I più avveduti e i più colti (cioè i commessi) li hanno già riconosciuti somigliano come gocce d’acqua ai busti che stanno al secondo piano, quello della Presidenza e delle Sale di rappresentanza. Sono i Padri della Patria, i Costituenti, che sono venuti a vedere come se la cavano i loro successori.

Sì, perché questa noiosa, routinaria, seduta, che scivola nel disinteresse generale, sta cambiando la Costituzione. Non in qualche dettaglio, negli aspetti fondamentali che regolano i vertici dello Stato.

I Costituenti sono sconcertati. Ricordano gli alti, appassionati dibattiti. Gli scontri in punta di diritto. La comune altissima responsabilità di costruire l’Italia del futuro, un’Italia condivisa, nonostante le lacerazioni della guerra fredda. Difficile immaginare Terracini che presiede l’Assemblea facendo respingere emendamenti a raffica che nessuno conosce e che a nessuno interessano. Difficile pensare a Palmiro Togliatti, Pietro Nenni, Concetto Marchesi, Antonio Giolitti, Leonetto Amadei che non partecipano ai lavori, mentre Alcide De Gasperi e Benedetto Croce, Costantino Mortati e Meuccio Ruini vanno avanti senza curarsene, e dal canto loro, Pietro Calamandrei, Ugo La Malfa e Riccardo Lombardi, per non sbagliare, stanno in aula ma non votano. Difficile pensare che una Costituzione nata così avrebbe potuto reggere e tenere insieme un paese spaccato, ferito, umiliato, lacerato da conflitti profondi.

I Costituenti si consultano fra loro, indignati. Questa e altre notti, decidono unanimi, appariranno a Matteo Renzi, e gli chiederanno conto del suo delitto politico. Quello di aver ucciso lo spirito costituente.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti