Politica

Dall'Europa 17miliardi: per i boschi

Storia di uno spreco assurdo e di altre "donazioni" statali senza perché

Una vista del Gargano, tra le zone più verdi e belle del paese (Credits: SILVIO FIORE/LAPRESSE)

Secondo la Confindustria il Pil nel 2012 scenderà del 2,4%. Però in compenso, l’Italia avrà dei boschi bellissimi.

Tra questo e il prossimo anno vi investirà l’incredibile cifra di 1 miliardo 607 milioni e 400mila euro. Ripetiamo: oltre 1,6 miliardi di soldi europei provenienti dai fondi Psr (Programma Sviluppo Rurale) pioveranno nei prossimi 24 mesi nel settore boschivo, in particolare nel Mezzogiorno. Troppi? No, sono pochissimi. Entro il 2013 in realtà l’Italia dovrebbe spendere ben 17 miliardi nel settore agricolo-boschivo ma alla fine di giugno è riuscita ad impegnarne appena 4,2 cioè il 25% e sarà molto difficile riuscire ad utilizzare tutti i soldi prima della fine della scadenza. Se succedesse, ciò che avanza finirà a chi in Europa è più bravo di noi a spendere. Per questo verrebbe da dire: bene, si spenda!

E, in effetti, è quello che sta facendo il governo Monti: tra il primo dicembre 2011 al 30 giugno del 2012 l’Antitrust europeo ha autorizzato ben 9 richieste italiane di concedere aiuti di Stato ai proprietari (a volte pubblici ma, più spesso, privati) di terreni. Oltre a ciò, il governo Monti ha deciso, da quando è in carica, un maxi aiuto all’Agusta, un paio di salvataggi di imprese in crisi e perfino di dare soldi ad un lago sardo rimasto senza pesci.

Ma il capolavoro restano i boschi. Per dire: gli 1,6 miliardi autorizzati negli ultimi sette mesi è più di quanto l’esecutivo ha stanziato per tutelare 55mila esodati. Equivale al taglio dei trasferimenti alle regioni in due anni. Possibile che non esista nessun modo per spendere meglio questi soldi, ad esempio abbassando le tasse su persone e imprese? Purtroppo no: i meccanismi europei sono talmente rigidi da non permettere all’Italia di usarle quei 17 miliardi se non per i boschi.

Non si sa se anche questa particolare fattispecie di aiuti di Stato è stata presa in considerazione dal professor Francesco Giavazzi nel rapporto sui sussidi pubblici alle imprese private che ha consegnato al governo il 23 giugno scorso e che è stato accolto dall’esecutivo con una tale freddezza che è pure dubbio che venga mai reso pubblico ufficialmente. Per ora quelle che circolano sono solo indiscrezioni. La più importante è quella che riguarda i numeri. Giavazzi stima che i sussidi pubblici ammontino a 36 miliardi l’anno, considerando, però, anche i soldi trasferiti alle aziende pubbliche controllate sia dallo Stato che dagli enti locali (tipico il caso del trasporto pubblico). E sostiene che di questi 36 miliardi la spesa “aggredibile” sia pari a 10 miliardi di euro.

Ma quello che nemmeno Giavazzi poteva sapere è che il governo che gli ha commissionato lo studio chiedendogli come rendere più efficaci i sussidi, è anche quello che chiede alla Ue il permesso di inondare di euro i boschi. I files dei processi autorizzativi della Commissione parlano chiaro ma, prima di concentrarci sulla flora italiana, è meglio occuparsi dell’Agusta, anche lei, insieme a molte altre società italiane (le vedremo una per una) beneficiaria di un maxi-aiuto di Stato autorizzato durante il governo Monti.

La società elicotteristica è stata guidata per anni da Giuseppe Orsi che ora è l’amministratore delegato della società capogruppo, la Finmeccanica. Orsi  è indagato dalla procura di Napoli perché sospettato di aver pagato tangenti (non si sa bene ancora a chi) proprio quando era alla guida dell’Agusta per riuscire a vendere 50 elicotteri all’India. Il 7 marzo di quest’anno il governo Monti ottiene dall’Antitrust della Ue l’autorizzazione a concedere all’Agusta la bellezza di 272,4 milioni di euro per le spese di ricerca e sviluppo legate alla realizzazione dell’elicottero AW169. Si tratta di un prestito agevolato, cioè con un tasso più basso di quello del mercato e pari, per la precisione, al 3,93%. I 272,4 milioni dovranno essere restituiti nel 2030, il tutto in ottemperanza alla legge 808/92, quella riguardante il sostegno alle spese per l’industria aeronautica e che è entrata nella hit parade delle leggi più costose di tutti i tempi: tra il 2003 e il 2008 ha drenato dalle casse dello Stato ben 4,5 miliardi di euro, la maggior parte dei quali finiti proprio alle aziende dalla Finmeccanica.

Ma quello all’Agusta non è l’aiuto più sostanzioso autorizzato dalla Ue durante il governo Monti. Il maggiore è quello ottenuto il 7 dicembre 2011: ben 705 milioni di euro destinati proprio all’”imboschimento dei terreni agricoli”, che devono essere spesi entro il 31 dicembre 2013. Sempre entro quella data l’Italia dovrà aver usato altri 9,2 milioni destinati alla “attenuazione del cambiamento climatico aumentando la capacità di fissazione della Co2” e altri 40,8 milioni sempre per l’”imboschimento dei terreni” e anche i 396,9 milioni per la forestazione post alluvioni o incendi. Ma siamo solo all’inizio: perché negli ultimi mesi gli enti pubblici proprietari di terreni bisognosi di cura hanno ottenuto altri 213 milioni 311mila e 123 euro e, per non creare disparità di trattamento, un’identica cifra è stata destinata per l’identico motivo ai proprietari privati: altri 213 milioni 311mila e 123 euro.

E non è finita: il 7 marzo di quest’anno sempre il governo Monti chiede ed ottiene di poter concedere altri 8 milioni 936mila e 809 euro ai proprietari privati di boschi all’interno di un progetto chiamato “Natura2000”. La Calabria ottiene, il 6 gennaio del 2012, altri 19 milioni di euro per un “primo imboschimento di terreni agricoli e superfici non agricole di proprietà privata o pubblica”. Uno strapuntino è arrivato anche al Lazio: per informare i propri cittadini sullo “sviluppo armonico, sostenibile ed integrato delle aree agricole regionali e l’educazione e la sicurezza dei consumatori in materia alimentare” ha ottenuto 1 milione di euro.

Dopo averi sistemato i boschi, il governo Monti si occupa di stagni. Anzi, di uno stagno, quello di S.Giusta che si trova vicino ad Oristano, in Sardegna. Lo stagno (in realtà è un lago di 790 ettari) ha bisogno di un aiuto pubblico a causa dell’”eccezzionalità della morìa ittica” nel periodo che va dal 16 al 24 luglio del 2010. Nel processo di autorizzazione nessuno ha spiegato bene come mai i pesci dello stagno S.Giusta siano morti ma è plausibile pensare che la causa siano le 3mila tonnellate di pneumatici fuori uso che sono stati scoperti giacere nei dintorni. La Ue non ha approfondito così come non ha precisato quanti soldi serviranno per ripopolarlo, ma quello che si può escludere è che quei soldi arriveranno dalle tasche di chi ha provocato la morìa. E purtroppo la Ue non specifica nemmeno quanti soldi saranno spesi per salvare dal crack, attraverso la concessione di una garanzia statale, la società idrica pubblica sarda Abbanoa che è controllata da 300 soci pubblici sardi (comuni e provincie e Regione Sardegna) ed ha un bilancio che presenta una voragine di 450 milioni di euro.

Qualcosa è finita anche ai veneti. Agli allevatori che sono stati multati per aver sforato le quote latte, è stato permesso di pagare in ritardo la settima rata della multa che la Ue ha comminato loro e che, dopo mille battaglie che hanno visto la Lega Nord schierarsi con i trasgressori, hanno accettato di pagare. Ma, a causa della crisi internazionale, l’Italia ha chiesto ed ottenuto una proroga del pagamento che avrà un costo per le casse pubbliche di 5 milioni di euro. Non è stato quantificato, invece, l’importo totale dei soldi che l’Italia è stata autorizzata ad erogare alle persone e alle imprese che hanno subìto danni a causa delle tremende alluvioni che hanno travolto il Veneto nel 2010: si sa solo che ogni beneficiario potrà avere al massimo 30mila euro. Ecco: se gli 1,6 miliardi destinati ai boschi fossero stati investiti nelle aziende venete o in quelle emiliane distrutte dal terremoto, forse l’economia ne avrebbe tratto miglior giovamento, ma le regole Ue sono così rigide che, di fronte ad esse, anche la logica soccombe.

La Ue ha anche autorizzato l’erogazione, da parte della Regione Toscana, di 23 milioni a favore della Novartis Vaccines per “garantire che i paesi in via di sviluppo abbiano accesso più rapidamente a prodotti innovativi a prezzi ragionevoli”. Una finalità che ha convinto anche la Fondazione Gates a dare un proprio, ulteriore, contributo.

E poi ci sono i salvataggi veri e propri, ovvero ai soldi pubblici che finiranno nelle casse di imprese decotte o quasi. Tra queste ci sono anche le banche. E, infatti, il 22 febbraio di quest’anno il governo, resosi conto che il suo primo decreto SalvaItalia non aveva ottenuto gli effetti sperati, ottiene dalla Ue l’autorizzazione ad aumentare fino all’incredibile cifra di 120 miliardi di euro il plafond destinato all’acquisto di obbligazioni emesse da quegli istituti con problemi di capitale. Il precedente plafond, chiesto ed ottenuto sempre dal governo Monti verso la fine del 2011, era pari a 80 miliardi, ma Vittorio Grilli, che ha gestito il dossier, se lo fa aumentare di altri 30 miliardi. Ad aprofittare dell’occasione di avere un compratore sicuro della propria carta è stato il Monte dei Paschi di Siena che otterrà fino a 2 miliardi di euro dallo Stato sotto forma di quelli che a buon diritto devono essere chiamati “Grilli bond” piuttosto che “Tremonti bond”. Teoricamente, con un plafond di 120 miliardi di euro, si potrebbero ricapitalizzare tutti gli istituti di credito italiani mettendoli al riparo da qualsiasi turbolenza. E invece no: il limite temporale è scaduto il 30 giugno: Mps ce l’ha fatta per un pelo.

Poi c’è la Valtur, azienda turistica della famiglia Patti da anni in amministrazione straordinaria (e in vendita): alla società sono stati concessi 50 milioni di euro sotto forma di prestito garantito che verrà erogato da Banca Intesa. Poi c’è la Ginori, in crisi anch’essa, che ha chiesto 3,5 milioni, ma l’inchiesta per verificare se esistano le condizioni per la concessione è ancora in corso. Nulla osta, invece, per i 25,7 milioni di euro che vanno alle società ferroviarie, cioè in particolare alle Ferrovie dello Stato, per l’“aiuti per il trasporto merci”.

Ultimo dossier: quello della società di trasporto con autobus calabrese Simet. La Ue ha avviato un’indagine per verificare se i soldi pubblici ottenuti tra il 1997 e il 2003 potevano essere concessi o se fossero contrari alle regole della concorrenza. Si tratta della bellezza di 60 milioni di euro, dati ad una società che sul proprio sito internet si vanta di aver “sempre ascoltato ed assecondato le esigenze del mercato considerandolo il nostro unico datore di lavoro”. Il mercato sarà anche il datore di lavoro, ma la Regione Calabria è quella che paga: 10 milioni di euro l’anno per 6 anni. Sembrano tanti, ma se invece di essere una società di trasporto la Simet fosse stata proprietaria di un bel boschetto, le sarebbe andata ancora meglio.

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