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Ballottaggio: l'analisi del voto

19 regioni su 20 scelgono il segretario Pd come candidato premier del centrosinistra - Ventura - Lo Speciale di Panorama.it -

Pier Luigi Bersani dopo la vittoria al ballottaggio (Credits: Claudio Bernardi/LaPresse)

Bersani batte Renzi 19 a 1. "Risultato netto" come ha riconosciuto per primo lo stesso sindaco di Firenze commentando ieri sera l'esito del ballottaggio delle primarie davanti ai suoi sostenitori. Il segretario del Pd vince con il 61,1% dei voti contro il 38,8 dello sfidante staccato di 22,3 punti percentuali. Al primo turno era finita 49 a 38,3%. Da oggi è lui il candidato premier del centrosinistra.

Riconosciuto tale in tutte le regioni tranne che in Toscana che riconferma l'appoggio a Matteo Renzi. Anche qui, tuttavia, Bersani guadagna terreno passando dal 35,4% del primo turno al 45,6%, oltre 10 punti percentuali contro gli appena 2 dello sfidante che domenica scorsa aveva raggiunto il 52,2% e ieri il 54,3%.

Umbria (+4,7%), Marche (+9,3%) e Valle d'Aosta (+7,3%) sono le uniche regioni dove il vantaggio di Bersani, capace di ribaltare il risultato del primo turno, non supera il 10%.

In Piemonte il segretario guadagna il 16,1%, in Trentino Alto Adige il 20,9%, in Veneto il 21,1%, nel Lazio il 34,3%. Quasi imbarazzante il boom registrato in Calabria dove il segretario sbaraglia l'avversario con il 75,7%, +51,5% rispetto al primo turno. Altrettanto ampia la forbice in Sardegna (+47,1%) e in Basilicata (+44,5%). Bene anche in Sicilia (+14,5%).

In 10 regioni su 20 Bersani è oltre la media nazionale del 61%: Liguria 65,8%, Lazio 67,8%, Abruzzo 62,4%, Molise 63,2%, Campania 68,8%, Puglia 71%, Basilicata 72,2%, Calabria 75,7%, Sicilia 66,4, Sardegna 73,5%.

Per quanto riguarda le grandi città, quelle in cui Bersani raccoglie il bottino più consistente sono Bari (75,5 contro 24,5), Napoli (74,9 contro 33,1) e Roma. Sopra il 70% anche a Bologna, Cagliari, Catanzaro, Genova e Venezia.

A Firenze finisce 44 a 56 per il sindaco. Al primo turno Bersani aveva preso il 45,1% contro il 54,8 di Renzi.

Per quanto riguarda infine i numeri generali, il ballottaggio ha fatto registrare una flessione fisiologica del numero degli elettori: dai 3.100.000 di domenica scorsa ai 2.500.000 di ieri.

Pari al 22,3% il vantaggio medio del vincitore sullo sconfitto. Per Bersani hanno votato ieri in 1.550.588 contro 1.395.096 di domenica scorsa, per Renzi in 987.855 contro 1.104.958. Il sindaco rottamatore ha perso dunque quasi 120 mila voti. Il segretario ne ha guadagnati oltre 155 mila. Perché?

A Bersani sono sicuramente andati i voti degli elettori degli altri partecipanti alle primarie: Puppato, Tabacci e soprattutto Vendola. Renzi non è invece riuscito a riportare ai seggi tutti i suoi sostenitori del primo turno.

Lui stesso ha riconosciuto di aver commesso degli errori. Quali? Al primo posto la polemiche sulle regole del voto che hanno tradito nervosismo e minore convinzione nella possibilità di farcela.

E “Adesso”? Per citare lo slogan della campagna di Renzi, cui Bersani ieri ha riconosciuto di aver reso “vere” queste primarie, il Pd e il centrosinistra si preparano alla sfida che conta, quella per il governo del Paese.

Ma a partire dalle alleanze (quanto deve essere largo il perimetro?), fino al ruolo che dovrà ora assumere lo stesso Renzi (che ufficialmente dice di voler tornare a fare a tempi pieno il sindaco di Firenze ma che forte dell'appoggio del 40% dell'elettorato di centrosinistra non potrà non dire la sua sul piano nazionale) i nodi da sciogliere restano ancora parecchi.

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