Esteri

Minatori turchi, una vita d'inferno giorno dopo giorno

Sono più di 3000 i morti negli ultimi venti anni. I sindacati accusano il governo di Erdogan di "omicidio di massa", l'esecutivo non ha mai provveduto alla messa in sicurezza delle miniere - Immagini - Aggiornamenti

Miniera di Manisa. I soccorritori trasportano un corpo appena estratto dalle viscere della terra – Credits: EPA/DEPO Photos STR

Più di 200 morti e centinaia di minatori ancora intrappolati nelle viscere della terra. La Turchia rivive uno dei suoi incubi più grandi. Tutti gli occhi del Paese sono puntati sulle squadre di soccorso che cercano di tirare fuori i minatori rimasti sottoterra nella miniera di carbone di Manisa, nella zona nord occidentale del Paese della Mezzaluna.

Secondo i ministro dell'Energia, Taner Yildiz, al momento dell'esplosione che ha bloccato la miniera erano 787 i minatori presenti nell'impianto e ne sono stati salvati finora 363. I morti per mancanza di ossigeno e inalazioni tossiche potrebbero essere molti di più e ancora non si è capito cosa ha causato l'esplosione.

Non è la prima volta che la Turchia vive un inferno simile. Già nel 1992 un'esplosione nella miniera di carbone di Kozlu, una città sulla costa del Mar Nero, aveva fatto 263 vittime, aggiudicandosi la maglia nera del più tragico disastro minerario in Turchia.

Ma, la lunga scia di morti sottoterra in realtà nel Paese della Mezzaluna non si è mai interrotta. A gennaio del 2013 sempre a Kozlu un incidente ha causato la morte di 8 minatori. I sindacati hanno accusato il governo del premier Recep Tayyip Erdogan di "omicidio", a causa delle mancate condizioni di messa in sicurezza di una compagnia sub-appaltatrice che gestisce il lavoro nella miniera. 

"La Turchia detiene il record della peggiore sicurezza mineraria in Europa ed è terza nella classifica delle miniere più sicure nel mondo". Così Jyrki Raina, segretario generale dell'IndustriALL Global Union , il sindacato dei minatori turco. Più volte in passato Raina ha chiesto al governo di "ratificare e migliorare immediatamente la convenzione 176 dell'ILO sulla sicurezza delle miniere", ma l'esecutivo - nonostante i continui incidenti - ha fatto orecchie da mercante.

Circa tre settimane fa l'opposizione aveva presentato al governo di Erdogan un'interrogazione parlamentare per chiedere lumi sulla sicurezza della miniera di Manisa, ma il premier l'aveva respinta. La convenzione internazionale C176 del 1995 sulla sicurezza nelle miniere evidentemente non gode di grande popolarità, se nel mondo è stata ratificata solo da 28 Paesi , e la Turchia non è tra questi. 

Secondo il quotidiano Hurriyet Daily, tra il 1991 e il 2008 nelle miniere turche si è consumata una vera e propria carneficina: 2.554 i morti. Se si arriva a oggi le vittime sono più di 3.000. Un numero drammatico che, tuttavia, non ha spinto le autorità a intervenire per aumentare gli standard di sicurezza.

Stipendi da fame e malattie. Questo è il pane quotidiano dei minatori turchi, che alla fine del 2013 si sono barricati all'interno di una miniera nell'area di Zonguldak per chiedere condizioni di lavoro più umane e salari più alti. Erano in 300, ma il governo non li ha ascoltati e la loro situazione non è cambiata. Sono tornati a lavorare sottoterra e a rischiare la vita giorno dopo giorno. 

© Riproduzione Riservata

Commenti