Politica

Quel silenzio forzato del premier su Greganti e sulle coop

Le coop rosse sono uno dei grandi alleati di Renzi; sono loro che gli hanno permesso d’impossessarsi del Pd contro la nomenklatura post comunista. L'editoriale di Mulè

Il premier Renzi – Credits: Ansa

Sull’affaire Expo l’attuale premier e leader del Pd, Matteo Renzi, ciarliero su tutto e su tutti, non ha speso neppure una parola. Insomma, il "rottamatore" si è comportato come un qualsiasi ex comunista, come i vari Achille Occhetto e Massimo D’Alema. E non potrebbe essere altrimenti: le coop rosse sono uno dei grandi alleati di Renzi; sono loro che gli hanno permesso, nel loro convinto pragmatismo che sconfina nel cinismo, d’impossessarsi del Pd contro la nomenklatura post comunista.

Simbolo di questa alleanza è stata la nomina di Giuliano Poletti, capo riconosciuto delle coop rosse, a ministro del Lavoro: una vita nel Pci, poi nel Pds, e poi una rapida ascesa nelle coop, da responsabile della formazione a presidente. Ebbene, Renzi può scherzare su tutto, può anche irretire un’istituzione storica del mondo comunista come la Cgil, ma non può proferire una parola meno che rispettosa sulle coop rosse. Il motivo è semplice: in un’epoca in cui il finanziamento pubblico dei partiti è diventata una parolaccia (e Renzi sul tema ne ha dette tante), le coop sono il polmone che aiuta il Pd a respirare. Molto più di banche come Mps, o di assicurazioni come Unipol. Con le coop il Pd ha un rapporto di simbiosi, celato rigorosamente. Un po’ come il legame che intercorre tra Comunione e liberazione e la Compagnia delle opere (altri alleati, vedi il ministro Maurizio Lupi, del governo Renzi).

"C’è un problema di sistema" ammette Antonio Di Pietro, che arrestò Greganti 21 anni fa. Ecco perché sulle coop Renzi deve rifugiarsi nel silenzio. Il re è nudo. Questa vicenda infatti più di altre mette in evidenza la natura profonda di Renzi, uomo di potere. "Predica il nuovo" ironizza Daniele Capezzone, di Forza Italia, "ma rappresenta il vecchio. Non sta cambiando la natura del potere in Italia, ma se ne sta impossessando. Ricorda un dc come Ciriaco De Mita".

In fondo un paragone con quel tempo si può azzardare: la Dc s’inventò De Mita per contrastare Bettino Craxi; Renzi, invece, si è fatto largo nel Pd con la promessa di fronteggiare Silvio Berlusconi. Anche allora ci fu uno scontro di potere per il potere. Del resto la stessa strategia renziana ha un’anima democristiana: creare un bipolarismo tra lui e Beppe Grillo, con il Pd nella parte del polo di governo e il M5s in quello di opposizione. La Dc e il Pci sono andati avanti per 50 anni in questo modo. "Grillo?" è il sarcasmo privato di Renzi "È un avversario perfetto". In questo schema, al Berlusconi "delegittimato" dalle inchieste, invece, resterebbe solo un ruolo da comprimario o, al massimo, di gregario. "È un dato" sospira Augusto Minzolini, di Forza Italia, "su cui il Cav dovrebbe riflettere".

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