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Tutti aspettano Papa Francesco?

Mentre Gerusalemme si appresta ad accogliere il Santo Padre c'è chi lamenta il poco interesse per zone con una più alta concentrazione di cristiani come Nazareth o la Galilea

 

l'inviata del "Il mio Papa" 

Arrivati a Gerusalemme vi vogliamo raccontare come questo Paese si sta preparando ad accogliere Papa Francesco. Perché, a differenza di quanto si possa credere, mentre questa meravigliosa città attende con trepidazione l'arrivo del Santo Padre, in altri luoghi, il fatto che Papa Bergoglio metta piede sul suolo israeliano è percepito né più, né meno, come un qualsiasi altro Capo di Stato. 

Inoltre, sono parecchi i ragazzi che ammettono di essere un po' delusi dal fatto che Francesco visiti solo un paio di luoghi e non cittadine e villaggi dove c'è sicuramente più bisogno della sua presenza e di una parola di conforto. E' questa, ad esempio, l'opinione di Claudia che vive a Magdala, in Galilea e che lavora in un sito archeologico: "Noi cristiani siamo pochi qui in Israele e abbiamo bisogno di essere sostenuti, soprattutto da un Papa come Francesco. Ma proprio lui che parla così bene ai giovani non passa in questi luoghi dove tanti ragazzi hanno bisogno di lui". 

"Non è giusto che vada solo a Gerusalemme, è a Nazareth o Tiberiade che abbiamo bisogno di sentire la sua presenza", gli fa eco Ahmir, un ragazzo di 17 anni che fa il volontario nello stesso sito. "Sembra che non gli importi di noi. Qui non è mai stato mai fatto nulla per avvicinare i giovani alla cristianità".

"Non è così semplice spostarsi a Gerusalemme per vedere il Papa", continua Claudia, "il viaggio è lungo e non sono in molti che se lo possono permettere: bastava una Messa a Nazareth e tutti noi lo avremmo sentito più vicino e solidale, in questo modo ci sembra invece di essere stati dimenticati. Dopotutto la Galilea è il luogo con il maggior numero di cristiani. Non è così invece per Gerusalemme".

Insomma, pareri discordanti, forse dettati però dal fatto che tutti vorrebbero avvicinare Papa Francesco, portano a non comprendere a fondo la decisione del Santo Padre di visitare Israele.

Prima di lui solo tre i Papi che si sono avvicinati a questa realtà e la scelta di Bergoglio è dettata anche dalla necessità di "festeggiare" i 50 anni dalla prima visita di Paolo VI in Terrasanta. 

Fu infatti lui il primo Pontefice a prendere la decisione di compiere il pellegrinaggio in quella che qui chiamano la Holy-Land, mentre era ancora in corso la seconda sessione del Concilio. La chiesa stava cercando una nuova strada da percorrere e in quel contesto era del tutto naturale sentirsi verso un profondo dialogo con i “fratelli separati”. Paolo VI con il suo viaggio aveva fatto, come sappiamo, ben poco per avvicinarsi agli ebrei ma è stata la prima pietra per la costruzione del futuro.

Fu poi Giovanni Paolo II che con il suo ‘mea culpa’ per la persecuzione degli ebrei difronte al Muro del Pianto, nel marzo 2000 fece il passo più grande. Pensate che quel piccolo biglietto, oggi si è trasformato in una famosissima pergamena conservata allo Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto.

L’ultimo Pontefice prima di Francesco ad abbracciare questa Terra e stato Benedetto XVI il 15 maggio del 2009: ha visitato l’islamica cupola della roccia, il Muro del pianto, Betlemme, Nazareth e il Santo Sepolcro.

"Persino Ratzinger era passato da Nazareth", conclude Ahmir, "perchè non Francesco?"

Tutti qui, in fondo, aspettano solo lui. Perché, nonostante qualche polemica dettata dalla "gelosia", per i più, sarà proprio Bergoglio il Papa che farà la vera differenza per questo Paese da sempre in lotta.

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